Elio De Capitani: "Moby Dick, un’ossessione americana"
di Anna Bandettini , di Anna BandettiniDi ossessioni ne era piena la sua vita e anche il suo straordinario lavoro di artista: quella per Shakespeare, per esempio, ma anche per Melville e per il personaggio di Achab dove forse rivedeva la sua stessa oscura caparbietà. Ed è anche per questo che Moby Dick alla prova di Orson Welles è un testo ricco e bello e un applauso va a Elio De Capitani, regista e attore a cui non mancano ossessioni, che ha deciso di mettere in scena, di fatto per la prima volta in Italia, questo piccolo e semisconosciuto capolavoro che si vedrà dall'11 gennaio al Teatro Elfo Puccini di Milano.
Welles scrisse Moby Dick alla prova nel '55 e il 16 giugno di quell'anno lo allestì al Duke of Yorks di Londra. Poi una ripresa nel '62 a New York con poco successo. Da noi c'è stata solo la pubblicazione del testo nel 2019 dalle edizioni Italosvevo. Welles, con una prosa e versi bellissimi, parla di una compagnia che sta provando Re Lear, …
Di ossessioni ne era piena la sua vita e anche il suo straordinario lavoro di artista: quella per Shakespeare, per esempio, ma anche per Melville e per il personaggio di Achab dove forse rivedeva la sua stessa oscura caparbietà. Ed è anche per questo che Moby Dick alla prova di Orson Welles è un testo ricco e bello e un applauso va a Elio De Capitani, regista e attore a cui non mancano ossessioni, che ha deciso di mettere in scena, di fatto per la prima volta in Italia, questo piccolo e semisconosciuto capolavoro che si vedrà dall'11 gennaio al Teatro Elfo Puccini di Milano.
Welles scrisse Moby Dick alla prova nel '55 e il 16 giugno di quell'anno lo allestì al Duke of Yorks di Londra. Poi una ripresa nel '62 a New York con poco successo. Da noi c'è stata solo la pubblicazione del testo nel 2019 dalle edizioni Italosvevo. Welles, con una prosa e versi bellissimi, parla di una compagnia che sta provando Re Lear, quando il regista cambia idea e sceglie di lavorare sul romanzo di Melville. Dentro c'è il mondo del teatro, l'amore che Welles aveva per il palcoscenico, c'è la vita e c'è la finzione, c'è l'amore per la parola, c'è l'ingranaggio del gioco della rappresentazione ma soprattutto c'è Melville e la caccia alla balena bianca e, si vedrà, alle tante balene bianche di Welles.
E' "un testo emblematico che segue tanti temi, e tanti che hanno echi che vengono da lontano del nostro lavoro. Su tutti c'è l'America che Welles racconta con l'epica delle baleniere, del mare, dell'avventura , con una poesia che ricorda Whitman, ma anche con la violenza e la crudeltà della storia americana", spiega De Capitani, 68 anni, oltre 40 di successi teatrali da regista e attore (presto sarà pubblicato in edizione inglese L'America di Elio De Capitani il libro di Laura Mariani uscito da Cue press) che per il suo spettacolo, con la nuova traduzione di Cristina Viti e dedicato a Gigi Dall'Aglio l'artista del Teatro Due di Parma morto nel 2020, ha lavorato con undici attori, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana, Massimo Somaglino, Michele Costabile, Giulia Viana, Vincenzo Zampa, Mario Arcari.
De Capitani, in che modo Welles parla dell'America attraverso Melville?
"Nel senso che c'è molto del suo pensiero sulla parte oscura dell'America, una delle sue ossessioni . In due documentari su Orson Welles si racconta che lui avrebbe voluto intitolare Citizen Kane, il suo capolavoro cinematografico del '41, "l'americano" , come se volesse nel personaggio del magnate analizzare l'alto livello di quel paese ma anche l'alto livello di pericolo che c'è nella democrazia americana, che non tutela i deboli, per esempio. Per quanto riguarda me, invece, io ho portato in scena il personaggio di Roy Cohn, il rapace avvocato raccontato da Angels in America, poi di Nixon e ora Achab, e vedo in questi personaggi di trascinatori una continuità allarmante che arriva fino ad oggi".
Perché l'oggi?
"Perché Moby Dick parla di noi, di oggi. Ne parla come l'arte sa fare, evocando. Il capo che convince tutti a un patto di morte contro un nemico, è un tema di oggi. Un anno fa esatto, mentre preparavamo lo spettacolo poi congelato dal lockdown, c'è stato l'assalto al Campidoglio dei trumpiani, e davanti a quell'Achab dai capelli biondi e le corna in testa, suprematista, mi pareva di ascoltare le parole dell'Achab di Melville: "io vado avanti senza sosta e senza errore. Fuori rotta, io".
Da paura.
"Sì, ma Achab è un uomo, non va giudicato. Rappresenta qualcosa di complesso, come lo è l'America, che è insieme bello e brutto, straordinaria e violenta. Welles come Melville era consapevole che in Achab che lotta contro quella bestia, c'è anche forza oscena e imperscrutabile brutalità, c'e una parte dell'animo americano dove convivono il vitalismo rapace e feroce critica, il profitto e l'odio anticapitalistico" .
Lei accennava di aver preparato lo spettacolo durante il lockdown dello scorso anno quando avrebbe dovuto debuttare. E' cambiato qualcosa?
"Abbiamo asciugato, tagliato, ho aggiunto alcune battute che si riferiscono alla situazione di oggi. E poi c'è in più la collaborazione con il Muse, il museo della scienza di Trento, con una installazione che si vedrà nel foyer dei teatri dove lo spettacolo è in scena: si intitola Umanità contro, quattro pannelli che sottolineano i temi di Melville sull'ambiente e il mare con l'evocazione di suoni della natura. Ci è sembrata una cosa importante: siamo alla sesta estinzione di massa, siamo al riscaldamento globale, siamo sull'orlo del baratro e continuiamo a correre".
A proposito di natura, come saranno il mare e la balena in scena?
"Ho evitato la barca, il legno, il mare. Saranno evocazioni. Gli attori in alcuni momenti usano le maschere di Marco Bonadei ispirate a quella di Anna Colemann Ladd la scultrice che restituiva il volto ai soldati sfigurati dalla Grande Guerra. Al centro della scena ci sarà il trono di Lear che diventerà quello di Achab e l'elemento dominante sarà l'acciaio, sgabelli, grandi scale semoventi, tavoloni da obitorio. L'acciaio perché produce un suono che rimanda all'America che ha trasformato la balinerìa in una industria. Quanto alla balena, non voglio spoilerare il finale. Dico solo che si vedrà e inghiottirà Achab e il Peqod per davvero. Il come, è tutto da vedere".