'Möbius', la natura in movimento diventa acrobazia
di Rodolfo di Giammarco , di Rodolfo di GiammarcoStormi di storni e di rondini, movimenti di pesci sott'acqua, corse di animali selvatici e onde che s'infrangono sulla spiaggia, ma soprattutto il moto organico degli uccelli che saettano assieme senza mai toccarsi l'uno con l'altro costituiscono la percezione eccezionale dello spazio condiviso di Möbius, la performance coreografico-acrobatica della Compagnie XY in sintonia col regista francese d'origini algerine Rachid Ouramdane che Rai 5 mette integralmente in onda sabato 8 gennaio alle ore 21,15 in omaggio a quello che è stato il 14 settembre scorso lo spettacolo inaugurale della XXXVI edizione del Romaeuropa Festival diretto da Fabrizio Grifasi, impresa volatile, aerea e umana avvenuta nella Cavea dell'Auditorium Parco della Musica di Roma.
Il mutare della natura e la pratica del 'portès acrobatico'…
Stormi di storni e di rondini, movimenti di pesci sott'acqua, corse di animali selvatici e onde che s'infrangono sulla spiaggia, ma soprattutto il moto organico degli uccelli che saettano assieme senza mai toccarsi l'uno con l'altro costituiscono la percezione eccezionale dello spazio condiviso di Möbius, la performance coreografico-acrobatica della Compagnie XY in sintonia col regista francese d'origini algerine Rachid Ouramdane che Rai 5 mette integralmente in onda sabato 8 gennaio alle ore 21,15 in omaggio a quello che è stato il 14 settembre scorso lo spettacolo inaugurale della XXXVI edizione del Romaeuropa Festival diretto da Fabrizio Grifasi, impresa volatile, aerea e umana avvenuta nella Cavea dell'Auditorium Parco della Musica di Roma.
Il mutare della natura e la pratica del 'portès acrobatico' all'interno di un meccanismo vorticoso fatto di fulmini improvvisi e voli spericolati, di nubi e di torri di corpi e del loro vertiginoso disfarsi al crocevia tra danza e perdita di forza di gravità, costituisce un'architettura imprevedibile di sovrapposizioni, di orientamenti istintivi, di capovolgimenti, di effetti a catena, di fascini sensibili, di riti di gruppo, di levitazioni e di slow motion di 19 artisti che sono professionisti reduci da scuole, da nouveau cirque e da strutture di alta specializzazione di Francia, Germania, Spagna, Argentina, Australia, Marocco, Danimarca, Israele e Belgio, una vera e propria comunità votata a esperienze ricavate da un 'birdwatching' che ha spiato a lungo le evoluzioni di folate di pennuti ma anche le dinamiche di fenomeni cinetici provvisti di un'insiemistica regolare e coordinata.
L'obiettivo di Möbius è dal 2019 - da quando questa compagnia francese e multietnica ha associato la regia del coreografo sociale Rachid Ouramdane - un accostamento di orientamenti istintivi e di linguaggi circensi, con adozione di effetti a catena, di stupefacenti equilibri, di interazioni orizzontali e verticali. C'è una sorta di trasmissione del sapere basato su micro-aggiustamenti di corpi, di occupazioni a catena e in equilibrio dello spazio nel lavoro concepito per tutti da Ouramdane, oggi alla guida del Théâtre National de Chaillot di Parigi. E nel corso dello spettacolo si passa da uno o più performer che in poche frazioni di secondi creano anche immagini di masse, bagliori collettivi, vertigini visuali oltrepassanti i confini dei bilanciamenti fisici, alimentando linguaggi aerei armoniosi e pericolosi, ornitologici, organici ed enigmatici.
Möbius è un titolo che rimanda a un matematico tedesco, un riferimento voluto al Nastro di Möbius, una superficie senza fine che non ha né lati esterni né interni, né un sopra né un sotto, una figura complessa e semplice come appunto i flussi modulari di questo lavoro della Compagnie XY, un'impresa fatta di esplosioni e crepuscoli, di ombre proiettate sul suolo, con i protagonisti indossanti costumi dal nero all'ocra, per meglio riflettere le diverse leggerezze del volo. Prima di arrivare a dirigere i 19 esponenti multiculturali della formazione, l'oggi cinquantenne Ouramdane nato a Nimes ha incrociato l'hip hop, l'arte urbana, s'è dedicato all'identità motoria degli esuli, delle vittime del Brasile, dei rifugiati cinesi, dei vulnerabili più giovani, di disabili inglesi, collaborando poi col drammaturgo Pascal Rambert, coi coreografi Meg Stuart e Christian Rizzo, e curando assembramenti di ballerini all'Opéra de Lyon e a Grenoble. Insomma prima di far gravitare in ogni direzione questa ventina di creature di Möbius che non hanno (tanto) i piedi per terra, l'allenatore artistico ha messo le ali a un'infinità di gruppi, di ensemble, di identità di più continenti, di più età, di più stati sociali. E Möbius, da tre anni, è la riprova che un collettivo può essere multidisciplinare nell'aria.