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Stefano Massini nel mondo: "In Italia al teatro preferiscono la pasticceria"

Centomila spettatori per 'Lehman Trilogy' a Broadway, la candidatura al Laurence Olivier Award, i nuovi progetti. "Ho fatto capire che il teatro non morde"
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«Mi dà noia che in questo paese ci si compiace di essere primi nello sport, nella musica, perfino nei campionati mondiali di pasticceria, ma se c’è un italiano che per la prima volta nella storia è candidato a Broadway, al Laurence Oliver Award per il miglior testo teatrale, Lehman Trilogy, non se ne parla. Il teatro no, la pasticceria sì - lamenta ironicamente Stefano Massini - Io sono ben contento di ribadire che quel mio testo, con la regia di Sam Mendes e tre attori straordinari, ha avuto a New York tre mesi di repliche, pari a quelle che ebbero Dario Fo e Eduardo, con 100 mila spettatori, nonostante la pandemia. In più ora Lehman andrà a Los Angeles e San Francisco, e a Broadway si vedranno 7 minuti, Stato contro Nolan e Donna non rieducabile».

Stefano Massini con Sam Mendes 

Non c’è dubbio che Stefano Massini, 4…

«Mi dà noia che in questo paese ci si compiace di essere primi nello sport, nella musica, perfino nei campionati mondiali di pasticceria, ma se c’è un italiano che per la prima volta nella storia è candidato a Broadway, al Laurence Oliver Award per il miglior testo teatrale, Lehman Trilogy, non se ne parla. Il teatro no, la pasticceria sì - lamenta ironicamente Stefano Massini - Io sono ben contento di ribadire che quel mio testo, con la regia di Sam Mendes e tre attori straordinari, ha avuto a New York tre mesi di repliche, pari a quelle che ebbero Dario Fo e Eduardo, con 100 mila spettatori, nonostante la pandemia. In più ora Lehman andrà a Los Angeles e San Francisco, e a Broadway si vedranno 7 minuti, Stato contro Nolan e Donna non rieducabile».

Stefano Massini con Sam Mendes 

Non c’è dubbio che Stefano Massini, 46 anni, sia oggi il più conosciuto autore teatrale di lingua italiana, tradotto, letto, rappresentato dall’America al Giappone, passando dall’Iran dove una compagnia al femminile ha recitato 7 minuti, una storia di donne e diritti. Da noi, a febbraio, debutta il nuovo Eichmann. Dove inizia la notte che immagina uno scontro tra Adolf Eichmann e Hannah Arendt, gli attori Paolo Pierobon e Ottavia Piccolo «la quale – racconta Massini - porta in giro anche un altro mio lavoro a cui tengo molto, Cosa nostra spiegata ai bambini, la storia di Elda Pucci, pediatra, la prima donna sindaco di una grande città, Palermo, che in pochi mesi fece cose enormi anche contro la criminalità organizzata. La cosa incredibile, come dice Goffredo Fofi, è che il testo verrà pubblicato in Francia e non in  Italia».

Stefano Massini, "Parole in corso": Dario

Dal trionfo di Lehman Trilogy, al Piccolo con la regia di Luca Ronconi nel 2015 poi successo internazionale, Massini è diventato molte altre cose, scrittore, volto televisivo, commentatore culturale (di Repubblica), affabulatore in scena... «Non so se questo sia il successo o meno. So che non mi è mai piaciuto fossilizzarmi in un ruolo. Sono uno inquieto per definizione - confessa- in più credo che il tempo della pièce bien faite è archiviato. La scrittura è mutata profondamente, anche per quel fenomeno che sono state le serie tv. Io lavoro sempre più a materiali multipli, che poi possono diventare saggi, romanzi, testi teatrali».

O serie tv, come Lehman. «Sì, diventerà una serie, una coproduzione internazionale con la Fandango. Mi hanno proposto di fare qualcosa di simile anche con Ladies Football Club che in Francia e in Spagna è premiato e amato». Di questi “materiali multipli” fanno parte però anche altri progetti: Freud o l’interpretazione dei sogni che quattro anni fa fu visto al Piccolo con la regia di Federico Tiezzi e che ora Massini riporterà in teatro, come narratore, «ruolo che mi tengo stretto». E poi altre due novità: un Vangelo secondo Giuda che «rovescia la prospettiva canonica del traditore» e un altro lavoro-fiume, «le deposizioni immaginarie di un paese intero sull’arrivo di uno sconosciuto che scatena una rivoluzione, che poi è ciò che è successo a noi con il coronavirus».

La locandina di 'Lehman Trilogy', nel 2015 con la regia di Ronconi 

Fiero di dove è arrivato? «Nella mia storia ho avuto diversi snodi in cui percepivo che stava accadendo qualcosa: la prima recensione di Franco Quadri, il Premio Tondelli, Lehman Trilogy… Ma il merito che più mi riconosco è di aver ostinatamente sdoganato la figura del drammaturgo. Sono arrivato in tv per il teatro, non viceversa. Ho fatto capire che il teatro non morde».