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'I Capuleti e i Montecchi' alla Scala, le lotte di potere sono un gioco da ragazze

La recensione / Sul podio Speranza Scappucci, applausi per la protagoniste Lisette Oropesa e Marianne Crebassa
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Opera per donne, I Capuleti e i Montecchi. Vincenzo Bellini lo decise leggendo il cast della Fenice di Venezia, quando nel 1830 scrisse la “tragedia lirica in due atti”. Sul libretto noto e extra-shakesperiano di Felice Romani, il trentenne autore riprese, e fu una delle ultime volte nel melodramma, l’arcana e procace combinazione di lei-soprano che intreccia soavità vocalistiche e diffonde sensualità con un “lui”, mezzoprano in abiti maschili.

A seguito dell’arrivo in corso d’opera di Speranza Scappucci, il ritorno in Scala (fino al 2 febbraio) del capolavoro, qua e là teatralmente incespicante ma vertiginoso nel belcanto che toglie il fiato come la storia ineluttabile e toccante che racconta, ha reso le donne protagoniste tre. Dato conto dell’esperto Michele Pertusi e del promettente Jenku Xiahou (e censita la serata zoppicante di Jongmin Park), attenzione e applausi entusiasti sono andati alla direttrice, a Liset…

Opera per donne, I Capuleti e i Montecchi. Vincenzo Bellini lo decise leggendo il cast della Fenice di Venezia, quando nel 1830 scrisse la “tragedia lirica in due atti”. Sul libretto noto e extra-shakesperiano di Felice Romani, il trentenne autore riprese, e fu una delle ultime volte nel melodramma, l’arcana e procace combinazione di lei-soprano che intreccia soavità vocalistiche e diffonde sensualità con un “lui”, mezzoprano in abiti maschili.

A seguito dell’arrivo in corso d’opera di Speranza Scappucci, il ritorno in Scala (fino al 2 febbraio) del capolavoro, qua e là teatralmente incespicante ma vertiginoso nel belcanto che toglie il fiato come la storia ineluttabile e toccante che racconta, ha reso le donne protagoniste tre. Dato conto dell’esperto Michele Pertusi e del promettente Jenku Xiahou (e censita la serata zoppicante di Jongmin Park), attenzione e applausi entusiasti sono andati alla direttrice, a Lisette Oropesa, svettante ma non manierata, capace d’un canto deciso, che ha reso una Giulietta-donna matura e volitiva; e a Marianne Crebassa, Romeo credibile nel fisico da adolescente-guerriero, bravo/a nel tornire le parole, nell’adeguare l’accentuazione vocale alla varietà di scrittura e di funzione drammatica della parte.

La maestria rara, un po’ freddina, delle due primissime della classe ha trovato in Scappucci, debuttante in Scala, la musicista capace di incantarsi non meno di loro alle arcate quasi bloccate nel tempo dei loro numeri vocali: tenuti incantevolmente lenti, da assaporare nota per nota. Agendo con verve scattante sul tratto aggressivo di cui si alimentano gli altri personaggi, e che la regia linda ma inoffensiva di Adrian Noble fa emergere senza idee memorabili.

VOTO: 4 stelle su 5