✕

Le 'Costellazioni' di Elena Lietti, il mistero dell'amore: "È un'avventuriera coraggiosa"

La co-protagonista, con Pietro Micci, del successo del drammaturgo britannico Nick Payne sulla relazione di coppia da una prospettiva originale, va in scena dal 19 gennaio al Teatro Franco Parenti di Milano con la regia di Raphael Tobia Vogel
3 minuti di lettura

È una tremendissima storia d’amore, proprio come una di quelle vere: lei e lui che si innamorano, lui fa l’apicoltore, lei lavora all’Università e si occupa di cosmologia quantistica. Si incontrano, parlano, si avvicinano, litigano, si allontanano, succede l’imprevedibile… come 'mondi paralleli' che nell’universo si incontrano un po’ casualmente e un po’ no, anche loro due vanno avanti e indietro nel tempo, tra casualità e volontà, teorie del caos e scelte, in quello spazio indefinito che è l’amore. “Lei è una scienziata e gode dell’esplorazione e della scoperta, non tanto di quello che già sa, ma di quello che non sa. Io pensavo di interpretare una studiosa, invece ho scoperto un’avventuriera coraggiosa, un personaggio che ispira, che noi abbiamo chiamato Elena, come me”. Chi parla è Elena Lietti che dal 19 gennaio è la co-protagonista,…

È una tremendissima storia d’amore, proprio come una di quelle vere: lei e lui che si innamorano, lui fa l’apicoltore, lei lavora all’Università e si occupa di cosmologia quantistica. Si incontrano, parlano, si avvicinano, litigano, si allontanano, succede l’imprevedibile… come 'mondi paralleli' che nell’universo si incontrano un po’ casualmente e un po’ no, anche loro due vanno avanti e indietro nel tempo, tra casualità e volontà, teorie del caos e scelte, in quello spazio indefinito che è l’amore. “Lei è una scienziata e gode dell’esplorazione e della scoperta, non tanto di quello che già sa, ma di quello che non sa. Io pensavo di interpretare una studiosa, invece ho scoperto un’avventuriera coraggiosa, un personaggio che ispira, che noi abbiamo chiamato Elena, come me”. Chi parla è Elena Lietti che dal 19 gennaio è la co-protagonista, con Pietro Micci, di Costellazioni, successo teatrale di Nick Payne, drammaturgo britannico, il quale racconta la relazione di coppia da una prospettiva originale, in un dramma applaudito nei teatri londinesi (con Jake Gyllenhaal e Ruth Wilson), a Broadway, più volte visto anche in Italia, e che ora va in scena al Teatro Franco Parenti di Milano con la regia di Raphael Tobia Vogel.

Elena Lietti è uno dei volti del cinema italiano di questi anni: è stata Sara in Tre piani di Nanni Moretti, la moglie saggia del volitivo Riccardo Scamarcio, e prima nel 2015 Annapaola di La pazza gioia di Paolo Virzì con cui ha da poco finito di girare anche il nuovo film, Siccità. Con Niccolò Ammaniti è stata protagonista nelle serie tv Il miracolo e della più recente Anna. Quarantaquattrenne, vive a Milano, ha un figlio di sei anni, un compagno che fa il coach di attori, e una storia di attrice insolita. “Ero laureata in giurisprudenza, la mia strada era fare l’avvocato. Però mi piaceva il teatro. Da piccola dicevo che avrei fatto o l’attrice o l’avvocato. Così facevo dei corsi per diletto a Milano, con Quelli di Grock, con le Scimmie Nude che è un’altra associazione. Io ero già grandicella, avevo quasi trent’anni. Poi ho visto La vita bestia di Filippo Timi e ci ho lasciato il cuore”.

E cosa è successo?
“Niente. Però un giorno lo incontro casualmente e presa da coraggio gli dico che volevo fare quello che faceva lui. Mi ha invitato a un suo laboratorio, da lì mi ha fatto entrare nella sua compagnia per Amleto. Era il 2011, da lì poi ho fatto anche Don Giovanni, La sirenetta sempre con Filippo... Anche se il primo lavoro di attrice, pagata voglio dire, c’era già stato nel 2009 nel film Oggi sposi di Luca Lucini”.

Con Filippo Timi è rimasta sempre in contatto?
“Con lui c’è un bel rapporto, tra periodi in cui ci sentiamo tanto, altri in cui non ci sentiamo affatto. Sento un grosso attaccamento, una affinità che viene, appunto, da un universo parallelo. Ci siamo ritrovati l’estate scorsa, sposati, nel film Le otto montagne di Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch e sono stata contenta”.

Il primo ruolo da protagonista lo ha avuto con Nanni Moretti?
“Mi aveva vista nel Miracolo e mi ha fatto un provino. È un ruolo che mi è piaciuto perché dopo Ammaniti con cui avevo fatto solo personaggi estremi, questa donna misurata mi ha fatto entrare in un altro mondo e esplorare altri stili. L’incontro con Nanni, poi, è stato bello umanamente, un altro incontro prezioso”.

Cosa vuol dire per un’attrice lavorare con registi così?
“Sono quelli che più riconoscono l’importanza della creazione di un personaggio, e paradossalmente proprio questi registi-autori che sanno cosa vogliono raccontare, sono affamati delle proposte degli attori. Lo stesso fa Virzì, un altro regista che ruba, in senso positivo, agli attori e che con questo nuovo Siccità mi ha fatto venire voglia di mettermi in gioco con la commedia, anche amara”.

Con Costellazioni torna al teatro e in una dimensione molto intima, recitando vicinissima al pubblico, nella regia di Vogel.
“Con Rapahel Tobia è la seconda volta che lavoro, dopo Marjorie Prime di Jordan Harrison, che parlava anche lì di temi come intelligenza artificiale e umani. Qualcosa di simile a Costellazioni che ha i tratti della commedia romantica, con una sua leggerezza, ma poi ha delle svolte, sorprese, che hanno a che fare con la fisica quantistica, la teoria dei molti mondi, ma il tema della pièce resta la storia d’amore. Anche se il vero messaggio, meraviglioso, è su come viviamo il concetto di tempo”.

Lei ha avuto successo dopo i trent’anni, si è costruita una carriera passo dopo passo. Soddisfatta?
“Finché posso raccontare belle storie e personaggi in cui credo,come è successo fino ad oggi, si. Chissà forse ho lanciato il messaggio nell’universo e lui mi risponde con belle storie e incontri importanti”.

E se dovesse lanciare un messaggio per il futuro? Quali sogni?
“Mi piacerebbe provare a recitare in un’altra lingua, per esempio in inglese. E a teatro fare Amanda di Zoo di vetro di Tennessee Williams, questa mamma innamorata che mi ricorda la mia mamma, la follia d’amore di mia madre, grande cinefila che mi ha fatto amare il cinema fin da piccolina”.