Oliver Py porta il "Thaïs" alla Scala: "L'eterno contrasto tra spiritualità e erotismo"
di Anna Bandettini , di Anna BandettiniSe Sanremo canta i "brividi", la Scala fa molto di più, con una bellissima musica che fa risuonare fremiti peccaminosi e turbamenti poco spirituali. Tutto sotto il segno della croce. Tra nudi, santi e madonne. Si parla della nuova produzione della stagione scaligera, Thaïs, i tre atti e sette quadri di Jules Massenet in scena per la prima volta nel teatro lirico milanese nell'originale francese (ma di fatto una novità assoluta, essendo andata in scena solo una volta nel '42) e con la direzione sul podio di Lorenzo Viotti, dal 10 febbraio al 2 marzo.
Una storia culturalmente "forte", quella del libretto di Louis Gallet, dal romanzo di Anatole France, che si sviluppa tra due visioni del mondo all'apparenza opposte: da una parte Athanaël (Lucas Meachem), il monaco ossessionato dalla repressione del piacere carnale e dall'altra la cortigiana Thaïs (Marina Rebeka), femme fatale e dannatamente seducente. Lui vuole redim…
Se Sanremo canta i "brividi", la Scala fa molto di più, con una bellissima musica che fa risuonare fremiti peccaminosi e turbamenti poco spirituali. Tutto sotto il segno della croce. Tra nudi, santi e madonne. Si parla della nuova produzione della stagione scaligera, Thaïs, i tre atti e sette quadri di Jules Massenet in scena per la prima volta nel teatro lirico milanese nell'originale francese (ma di fatto una novità assoluta, essendo andata in scena solo una volta nel '42) e con la direzione sul podio di Lorenzo Viotti, dal 10 febbraio al 2 marzo.
Una storia culturalmente "forte", quella del libretto di Louis Gallet, dal romanzo di Anatole France, che si sviluppa tra due visioni del mondo all'apparenza opposte: da una parte Athanaël (Lucas Meachem), il monaco ossessionato dalla repressione del piacere carnale e dall'altra la cortigiana Thaïs (Marina Rebeka), femme fatale e dannatamente seducente. Lui vuole redimere lei, e lei effettivamente sceglie il convento (il momento clou, Méditation, tutto musicale), ma a quel punto è lui che vorrebbe abbandonarsi ai piaceri con quella donna ormai santificata. Perdizione e redenzione, sacro e profano, sesso e fede: il dramma tocca punti nodali della morale cattolica, provocatoriamente cavalcati dalla sontuosa messa in scena di Olivier Py, il regista 56 enne, uno dei nomi importanti del teatro francese, all'ultimo anno di direzione del festival di Avignone dove presenterà un suo Arlecchino.
Apprezzatissimo regista d'opera (subito dopo Milano sarà a Berlino per I vespri siciliani), per la prima volta alla Scala "dove, dice, si lavora benissimo", Py che si definisce un "cattolico anticapitalista" ha allestito una scena visivamente ricca, anche nei nudi, con citazioni iconografiche e ispirazioni che vanno dai bestiari di Bosch alle numerose leggende sulle "Tentazioni di Sant'Antonio" che Py considera il vero modello del suo allestimento di Thaïs.
Monsieur Py, il punto dell'opera è la conversione di una prostituta. O no?
"In realtà per me è la conversione di due persone: oltre a quella di Thaïs, c'è quella del monaco anche se non è una conversione nel modo ortodosso. Thaïs e Athanaël si scoprono l'un l'altro e fanno un percorso insieme, anche se in senso contrario. Ma non del tutto, perché in fondo Athanaël è il monaco che si innamora di Thaïs, ma di un amore particolare, senza sesso. La verità è che più lavoro a questa opera e più mi convinco che parla dell'amore vero, che è una dialettica di spiritualità e erotismo".
Ma nella vicenda dell'opera sembra più un'opposizione che una dialettica.
"Su un piano filosofico lo sono. Agape, l'amore puro, e eros sono distinti. Ma il modo in cui si articola il rapporto tra questi due poli, è molto più dialettico di quello che pensiamo. Anche nel libretto ci sono diversi piani: è sì l'incontro di due modi di amare ma perfino più di due. C'è l'amore come fratellanza, paternità, maternità, l'amore sensuale, erotico, spirituale. Nel confronto tra Thaïs e Athanaël si rispecchiano, poi, anche altri temi, a cominciare da quello dell'arte, unico linguaggio che può fronteggiare la spiritualità. E infatti la cosiddetta prostituta, secondo me non è una prostituta ma un'attrice, una allegoria dell'arte e del teatro come luogo che unisce sensualità e spiritualità, esattamente come Thaïs sa che nell'amore puro c'è anche Eros. Cosa che Athanaël non capisce subito".
Secondo lei Thaïs è una figura migliore di Athanaël?
"Io mi sento molto vicino, complice di entrambi. Io stesso mi sento un po'monaco e un po' prostituta, quando lavoro, quando dirigo, quando scelgo un libro... cerchiamo in tutti i modi un incontro possibile tra spiritualità e sessualità".
Il fatto è che la storia di Massenet si svolge sotto la torva cupola di un cattolicesimo fanatico che poco digerisce temi legati alla sessualità.
"Per questo io ho trasformato il monaco in un membro dell'esercito della salvezza. D'altra parte cosa vuol dire essere cattolico? Negare la bellezza, il sesso, il piacere? Ma è l'esatto opposto se guardiamo la storia della pittura, anche di quella cattolica. E come cattolico, io stesso mi faccio carico di riunire bellezza, piacere e fede. Sento di averlo fatto in tutte le scelte della mia vita. La gente che pensa di essere cattolica perché vive la sessualità, il piacere carnale come un peccato, non è abbastanza cattolica. La Chiesa che nega un ruolo alle donne, che nega il desiderio, l'omosessualità fa lo stesso errore che fa Athanaël e la repressione della sessualità non conduce a Dio. Thaïs invece ci indica la possibilità di aprire la porta che lega l'amore spirituale al sessuale e viceversa, ci insegna a essere cattolici in un modo più aperto. D'altra parte Papa Francesco ci sta provando a fare delle aperture, no? Ma purtroppo è solo".
Prevede reazioni scandalizzate dei cattolici a questa sua lettura?
"Se ci saranno, sono di chi forse non è abbastanza cattolico".