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'Thaïs' applausi alla Scala per il fumettone kitch tra erotismo e misticismo

In scena l'opera di Massenet diretta da Lorenzo Viotti con la regia di Olivier Py
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Successo, nessuno scandalo né protesta per la nuova produzione di Thaïs di Jules Massenet (alla Scala in lingua originale a oltre cent'anni dalla prima del 1894), diretta da Lorenzo Viotti. Smentito chi temeva che le immagini "infernali" e "tentatrici" dello spettacolo - dalla ballerina con parrucca rosso peccato che all'inizio abita la chiesetta in proscenio sormontata da una croce stilizzata al neon, alle diverse ricreazioni del gesto della crocifissione (anche con donna a seni scoperti) e parodie sacrilego-grottesche di situazioni chiesastiche - avrebbero suscitato reazioni. Col programma di sala erano distribuite le riproduzioni dei quadri non compunti di Féliciens Rops e Matthias Grünewald cui il regista Olivier Py, "cattolico e omosessuale", molto loquace nel rivendicare la sua idea di erotismo che fa rima con misticismo, e sessualità con incolumità (dal peccato), in una visione assil…

Successo, nessuno scandalo né protesta per la nuova produzione di Thaïs di Jules Massenet (alla Scala in lingua originale a oltre cent'anni dalla prima del 1894), diretta da Lorenzo Viotti. Smentito chi temeva che le immagini "infernali" e "tentatrici" dello spettacolo - dalla ballerina con parrucca rosso peccato che all'inizio abita la chiesetta in proscenio sormontata da una croce stilizzata al neon, alle diverse ricreazioni del gesto della crocifissione (anche con donna a seni scoperti) e parodie sacrilego-grottesche di situazioni chiesastiche - avrebbero suscitato reazioni. Col programma di sala erano distribuite le riproduzioni dei quadri non compunti di Féliciens Rops e Matthias Grünewald cui il regista Olivier Py, "cattolico e omosessuale", molto loquace nel rivendicare la sua idea di erotismo che fa rima con misticismo, e sessualità con incolumità (dal peccato), in una visione assillata dalla presenza scandalosa e ispiratrice di Eros nella società perbenistico-borghese e cristiana, s'è ispirato.

Saltando il romanzo 'filosofico' di Anatole France su cui si basa l'opera (la leggenda di Santa Taide, prostituta convertita al cristianesimo, vissuta nel IV secolo: Dante la conosceva) il pubblico ha seguito la musica. Prendere troppo sul serio il libretto, facendo psicanalisi su Athanaël, il giovane monaco turbato dalla potenza del piacere carnale, che converte Thaïs ma poi ci ripensa tardivamente, è un esercizio di stile. Ma vince l'essenzialità drammaturgica della partitura. Con la solita abilità a sfruttare poche idee melodicamente felici e orchestrate con straordinaria abilità, Massenet regala a ogni situazione colori e gesti precisi, glissando sui pensieri: l'unico colpo di scena - la scelta di redimersi di Thaïs - lo incarna un intermezzo non cantato, la Méditation col violino (Laura Marzadori, eccellente solista).

Dalla concertazione di Viotti di bellezze musicali non se ne perde una. Le frasi sono ben tornite, l'attenzione alla parola cantante metodica, la libertà nell'articolazione pari alla ricchezza della paletta di timbri, l'efficacia narrativa un po' slentata a volte ma scaltra. Il giovane direttore ha a disposizione un terzetto super. Di Marina Rebeka convince l'interpretazione drammatica e la facilità con cui porta a termine una parte decisamente ostica; ostica e lunga, quella di Athanaël: Lucas Meachem la realizza con nobiltà e sicurezza. Bravissimo Giovanni Sala come Nicias che la fa da padrone non solo nella scena II: a polittico, su tre livelli, scolpita dall'incipit della Commedia ricrea una sorta di Inferno-bordello-Cabaret (luogo e film), ed è forse il quadro più persuasivo dello spettacolo.

Completano le distribuzioni principali Insung Sim Caterina Sala, Anna-Doris Capitelli e Federica Guida, e il coro di Alberto Malazzi. Tornando allo spettacolo di Py (scene e costumi Pierre-André Weitz, repliche fino al 2 marzo), va riconosciuta la bravura nel far recitare, nel dare corpo teatrale magnifico alle sue convinzioni-ossessioni. Ma a dispetto dell'impegno su tematiche spinose che toccano il rapporto sesso-fede nei cattolici, in palcoscenico si respirava troppo spesso aria da fumettone kitch. Ha divertito, infatti, ed è stato applaudito.