Stefano Accorsi in scena con 'Azul': "Quattro personaggi con la febbre della tifoseria ma fuori dello stadio"
di Rodolfo di Giammarco , di Rodolfo di GiammarcoCon all'attivo una trentina di spettacoli, due imprese per il Cirque du Soleil, tre cerimonie olimpiche, varie opere liriche, e sette titoli in tournée per il mondo, lo svizzero Daniele Finzi Pasca ha ora rielaborato un suo inedito e lo ha messo in scena per Stefano Accorsi e altri tre attori nel suo primo lavoro italiano, Azul, prodotto da Nuovo Teatro e Teatro della Toscana, con debutto il 15 febbraio a Correggio, e tappe, tra le altre, a Bologna, Roma, Salerno, Trieste, Firenze.
Stefano Accorsi, che avventura scenica è questa, col titolo che evoca subito il colore d'una maglia calcistica?
"È una cosa pazzesca fondata sull'amicizia di quattro uomini che condividono una fatale passione per il football. Gigantismi a parte, ho scoperto che Finzi Pasca è un minuzioso autore e regista di teatro. Que…
Con all'attivo una trentina di spettacoli, due imprese per il Cirque du Soleil, tre cerimonie olimpiche, varie opere liriche, e sette titoli in tournée per il mondo, lo svizzero Daniele Finzi Pasca ha ora rielaborato un suo inedito e lo ha messo in scena per Stefano Accorsi e altri tre attori nel suo primo lavoro italiano, Azul, prodotto da Nuovo Teatro e Teatro della Toscana, con debutto il 15 febbraio a Correggio, e tappe, tra le altre, a Bologna, Roma, Salerno, Trieste, Firenze.
Stefano Accorsi, che avventura scenica è questa, col titolo che evoca subito il colore d'una maglia calcistica?
"È una cosa pazzesca fondata sull'amicizia di quattro uomini che condividono una fatale passione per il football. Gigantismi a parte, ho scoperto che Finzi Pasca è un minuzioso autore e regista di teatro. Quello che risalta, in Azul, è fondamentalmente un ritratto tridimensionale di esseri umani. Gente empatica della domenica di cui ti ricordi e magari continui a domandarti: che ha detto? che ha fatto? Persone che ti suscitano emozioni primordiali, tra l'infantile, il drammatico, il fanfarone, il giocoso".
Dove si svolge l'azione cui il pubblico assiste?
"Il luogo geografico è Montevideo, ma io direi che è un luogo dell'anima, una dimensione in cui sei dentro la febbre della tifoseria ma fuori dello stadio. Si percepisce che c'è stata una violenza durante la partita, di cui questo quartetto è stato variamente artefice e vittima. Ed è come se adesso tra loro simulassero, riproducessero incontri con psicanalisti per garantirsi il diritto di poter tornare ad assistere alle partite".
Quindi è accaduto qualcosa d'anomalo, a questo poker di figure toccanti e sragionanti...
"In un certo senso sì. Loro sanno di rischiare perché hanno perso, chi più e chi meno, le staffe. Uno è finito in ospedale. Parlano d'amore per il pallone, di rapporti tra singoli, ma poi qualcuno è più responsabile di un qualcosa. E l'autore ne approfitta per entrare nelle esistenze individuali".
Ma chi sono, i personaggi protagonisti di Azul cui date vita lei e i suoi partner Luciano Scarpa, Sasà Piedepalumbo e Luigi Sigillo?
"Figure senza tempo che non hanno avuto madri generatrici. Archetipi che nella loro identità si richiamano oggi a Pinocchio, Adamo, il Golem e Frankenstein. A me spetta un po' il ruolo di narratore, di direttore d'orchestra del gruppetto, e il mio prototipo è un Pinocchio cinquantenne, uno che ha deciso di crescere in Sud America. Chissà con quale natura, con quale catarsi".
Nessun riferimento a cronache calcistiche vere?
"Io cito un aneddoto preciso, quello del giocatore uruguaiano Eliseo Álvarez che in un match contro la Russia restò in campo col perone rotto. Qua e là sono disseminate metafore. La drammaturgia mantiene sempre uno stretto contatto con gli spettatori. Certe prospettive mi ricordano le evocazioni spaziali e storiche della Lehman Trilogy di Massini diretta da Ronconi. Un teatro che t'affascina".
E cosa può preannunciare dell'uso della scena di uno specialista di impianti e macchine visive come Finzi Pasca?
"Noi attori siamo in un puzzle, calati in un mondo di controluci e ombre amplificatrici, e proiezioni, in un continuum che toccherà i sensi di un immaginario contemporaneo senza modernità esibite. Ogni sera questa sorta di enigma dell'uomo sarà diverso, perché l'autore accoglie sempre gli imprevisti, e molto dipenderà anche dal vissuto di chi è in sala".
Un impegno che la vincolerà solo al teatro, per adesso?
"Fa eccezione la messa in onda dei quattro lunedì di Vostro onore diretto da Alessandro Casale, tratto da Kvodo, su Rai1 dal 28 febbraio".