I cinquant'anni di teatro potrebbero anche essere molti di più dal momento che aveva iniziato come critico dell'Avanti nei primi anni Sessanta, poi come direttore ecc... ma i 90 che compirà il 2 settembre sono reali, vissuti con serenità, passione e ironia ("sto solo attento con questa storia della pandemia"). E a celebrare Maurizio Scaparro, grande memoria e artefice della prosa italiana, inventore di spettacoli importanti del Novecento, da quelli con l'attore Pino Micol (il Cirano, Amleto) a Memorie di Adriano con Giorgio Albertazzi, Excelsior e Mille e una notte con Massimo Ranieri, è per prima la Biennale di Venezia dove il regista ha realizzato la più celebre e grandiosa delle sue imprese, il leggendario "Carnevale del teatro", cioè non solo giorni di travestimenti ma una festa collettiva nel nome del teatro, con gli spettacoli nelle calli e gli spettatori e gli artisti tutti insieme protagonisti, "simbolo dell'unione, dell'interculturalità e del seme dell'utopia teatrale che in quei giorni, in quegli anni, è diventato un punto di riferimento nazionale e internazionale", lo racconta il presidente della Biennale, Roberto Ciccutto che ha voluto la mostra 'Il Carnevale squarcia la nebbia'. Inaugurata oggi al Portego di Ca' Giustinian, aperta fino al 31 maggio, è la testimonianza visiva di quello che Scaparro inventò nei giorni di Carnevale dall'80 all'82 e poi nel 2006.
Coi materiali dall'Archivio della Biennale, nella mostra si ripercorrono sia gli anni dell'attività veneziana di Scaparro, quando fu nominato direttore del Settore Teatro dal 1979 al 1982 e dal 2006 al 2009, sia ovviamente gli appuntamenti straordinari con il Carnevale attraverso fotografie, video, manifesti, documenti, oggetti e articoli d'epoca, compresi i costumi di scena del film premio Oscar L'ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci, al centro del Carnevale del 2006 dedicato alla Cina e al viaggio di Marco Polo, col titolo Il drago e il leone (23-28 febbraio 2006). Spiega ancora il presidente Ciccutto: "I Carnevali di Scaparro, oltre a segnare una vera svolta culturale di libertà nella società italiana dell'epoca, hanno steso una ragnatela - anche fisicamente rappresentata nell'opera di Donato Sartori librata nel cielo sopra Piazza San Marco - con altri luoghi del mondo: Napoli, Parigi, la Cina. Per tutte queste ragioni La Biennale lo riaccoglie e lo festeggia e di diritto lo iscrive nel patrimonio della Storia della Biennale".
Scaparro, è un bell'omaggio alla sua inventiva?
"Una bella cosa di cui sono felicissimo, non solo per me, perché questa mostra è una prova che il teatro ha una memoria più forte di altri mezzi. E grazie al fascino espositivo, la mostra fa vedere proprio la potenza che il teatro imprime in chi lo vive".
Come le venne in mente di trasformare il teatro in una festa di piazza e il carnevale in una festa teatrale?
"Il carnevale è teatro, teatro che si fa anche in mezzo a una strada. Il teatro d'altra parte è travestimento, musica, vitalità. Per secoli si faceva nelle piazze e animava le città e i villaggi. Non è stato difficile dunque pensarlo. Poi, per quelle occasioni chiedevamo ai vari artisti di fare una invenzione nelle calli e ognuno lasciò qualcosa".
Ricordi?
"Nel primo Carnevale del Teatro nel 1980, il maestoso Teatro del Mondo di Aldo Rossi, che fu ormeggiata alla Punta della Dogana per poi partire e toccare le sponde adriatiche fino a Dubrovnik in un ponte culturale importantissimo in quegli anni. O il Carnevale Napoli a Venezia, del 1982 quando in accordo con il sindaco della città partenopea Valenzi arrivarono in laguna oltre mille Pulcinella, qualcosa di unico, una vera invasione o ancora l'elefante che, nel Carnevale del 1981, percorreva le calli come se fosse un passante abituale".
Oggi come passa le sue giornate?
"Leggo, studio, farei anche progetti, ma a Roma è impossibile trovare interlocutori. Ho ancora rapporti con il Teatro La Pergola di Firenze, con Venezia dove l'università ha una mostra permanente sul mio lavoro. Mi fa piacere che Memorie di Adriano è uno spettacolo che ancora vive e gira per i teatri, anche senza Giorgio Albertazzi, per cui nacque".
Lei è stato direttore di tanti teatri pubblici Bologna, Bolzano, Roma e, dal 1999 anche del Théâtre des Italiens a Parigi. Rimpiange quel periodo?
"Sono cambiate tante cose. Io ho bei ricordi, credo di aver fato molto, di aver costruito progetti dove la cultura è andata incontro al pubblico, è diventata qualcosa di organico alla partecipazione della gente. Sa la cosa di cui vado più orgoglioso dei miei Carnevali, per esempio?".
Cosa?
"Che nelle varie edizioni non c'è mai stato un incidente, mai un pericolo, mai qualcuno che si è fatto male. Questo vuol dire che il teatro, oltre al piacere, rende pacifici perché è uno spazio di libertà creativa".