Lucrezia Lante Della Rovere stravolge Pirandello: "Trasformo in donna un personaggio maschile"
di Rodolfo di Giammarco , di Rodolfo di GiammarcoLucrezia Lante Della Rovere cambia il genere a un personaggio di Pirandello che è maschile per antonomasia da quasi un secolo. Sta per dar voce alla donna muta che s'intravede appena nell'impianto del suo più famoso dialogo-monologo, L'uomo dal fiore in bocca: da moglie vestita in nero metabolizzerà, declinerà, farà proprie le battute di quel marito condannato a morte per un epitelioma, divenendo lei la protagonista dell'atto unico nato al Teatro degli Indipendenti di Roma il 21 febbraio 1923, adesso sola interprete, 99 anni dopo, di un'edizione muliebre con adattamento e regia di Francesco Zecca, in scena dal 25 febbraio al Teatro Menotti di Milano. Repliche a Cervia, Castiglion Fiorentino, Tagliacozzo, e dal 31 marzo al 3 aprile e dal 7 al 10 aprile all'Argot Studio di Roma, coproduttore con Pierfrancesco Pisani.
Lucrezia, cos'è che malgrado le apparenze fa escludere ogni analogia tra questo spettacolo e il…
Lucrezia Lante Della Rovere cambia il genere a un personaggio di Pirandello che è maschile per antonomasia da quasi un secolo. Sta per dar voce alla donna muta che s'intravede appena nell'impianto del suo più famoso dialogo-monologo, L'uomo dal fiore in bocca: da moglie vestita in nero metabolizzerà, declinerà, farà proprie le battute di quel marito condannato a morte per un epitelioma, divenendo lei la protagonista dell'atto unico nato al Teatro degli Indipendenti di Roma il 21 febbraio 1923, adesso sola interprete, 99 anni dopo, di un'edizione muliebre con adattamento e regia di Francesco Zecca, in scena dal 25 febbraio al Teatro Menotti di Milano. Repliche a Cervia, Castiglion Fiorentino, Tagliacozzo, e dal 31 marzo al 3 aprile e dal 7 al 10 aprile all'Argot Studio di Roma, coproduttore con Pierfrancesco Pisani.
Lucrezia, cos'è che malgrado le apparenze fa escludere ogni analogia tra questo spettacolo e il cross-gender acting, e i casi di Vanessa Redgrave che ha recitato nei panni di Prospero ne "La tempesta", o di Glenn Close nel ruolo di Albert Nobbs, o di Federica Rosellini nella parte di Amleto?
"Io, per una scelta fatta col regista, non mi identifico con l'uomo che sente avvicinarsi la propria fine. Spostando le lancette del tempo in avanti, m'attacco con l'immaginazione alla vita di mio marito che ormai non c'è più, ne ripasso il parlato che ascoltavo da un cantuccio, da dietro l'angolo, e con la memoria ne riproduco l'andamento di pensieri e frasi dette ad alta voce. Il mio punto di vista di donna rielabora i dolori che mio marito non seppe o non volle condividere con me, perché s'era ridotto a filosofeggiare un'angoscia egoistica, seduto in un caffè notturno della stazione. Non mi trattava molto bene, stizzito che lo seguissi sempre a distanza, di nascosto. Io non m'approprio delle sue battute come se fossero mie. Le ripeto, in modo che lui, morto, non se ne vada via del tutto".
Quindi la scena non ha più a che fare con un bar a ridosso dei binari ferroviari. Dove ricostruisce le espressioni che Pirandello mette in bocca all'uomo?
"Prendiamo spunto dall'invito che al culmine lui fa al suo interlocutore, pregandolo di strappare un cespuglietto d'erba vicino alla stazione d'arrivo, contandone i fili, corrispondenti ai giorni d'esistenza che gli rimangono. Io in questa versione mi muovo sul ring di una tomba inglese, con ornamenti verdi che sono l'ossessione, il mantra funereo del mio defunto consorte. Ma la drammaturgia che evoco è quasi tutta quella originale de L'uomo dal fiore in bocca, con l'osservazione delle vetrine, degli sconosciuti, col racconto della vita venata da una curiosità simile a quella che abbiamo noi gente di teatro. Specie dopo le disavventure del Covid. Con un'ingorda e bellissima annotazione finale".
Quale?
"Quando ridico alla lettera che 'ci sono certe buone albicocche, come le mangia lei? con tutta la buccia, è vero? si spaccano a metà, si premono con due dita, per lungo... come due labbra socchiuse...ah, che delizia!'".
Massimo rispetto del testo, senza aggiunte odierne?
"Tre parole al pubblico: io ci vivo, nelle cose, dentro e fuori, e vi vedo, siete davanti a me. Per il resto sono una vedova, fisionomia sobria, senza trucco, abito nero, e confido a tutti che sento la mancanza del mio uomo, e per questo aderisco alle idee che lui esprimeva, una per una. Mi verrebbe da stendermi su quella bara di flora verde, ma la vita mi riacchiappa".
Cosa prova, la Lucrezia attrice e donna, in questo dialogo con un oltre, un altrove?
"Sento gli sconforti, le legnate della vita, i dolori, i lutti, le paure delle depressioni, poi però c'è qualcosa di energico a cui mi aggrappo, di cui godo: il mio lavoro, l'esistenza altalenante, il down e l'up, il non vivere sempre nel quotidiano, e apro le parole come quell'albicocca, ed è un regalo. Qui provo una faccenda nuova, anziché essere una creatura gioiosa sono una donna austera, sommessa. Dopo gli esplosivi Io sono Misia e Come tu mi vuoi, e questo Uomo..., mi piacerebbero caratteri brillanti e con sostanza. Ho una cosa nel cassetto, un testo straniero, quasi contemporaneo, dove posso fare una donna molto giovane e molto vecchia allo stesso tempo".
Il Covid le ha cambiato le abitudini?
"Ho fatto il capodanno col mio cane e col mio Covid, in campagna, a leggere, a studiare, e a vedere bei film, felice che esistano questi vaccini".