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Enrico Maria Salerno, la versatilità di un talento indimenticato

Rai 5 dedica la sera di lunedì 28 febbraio, giorno d'anniversario della sua scomparsa avvenuta nel 1994, con i suoi personaggi a teatro, al cinema e in tv
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Aveva solo lui una voce fatta di timbri così caldi, penetranti, scavati. Fu l'unico a sfoggiare una così profonda e moderna asciuttezza, follia, ermetismo del togliere (ogni enfasi). Rimase incomparabile il febbrile e tormentoso verismo del suo volto, del suo corpo, del suo spessore umano. Era un genio a dismisura, ma la sua versatilità indisciplinata non ne fissò mai un'autorevolezza di genere, di appartenenza, di espressione monoculturale. È stato per decenni tra gli attori italiani più popolari, ma non ha mai alimentato miti, convenzioni, memorie. Enrico Maria Salerno fu un fenomeno nato a Milano nel 1926 con un prematuro finale di partita a Roma nel 1994.

A lui, figura di primissimo piano nella storia del teatro, della televisione e del cinema, Rai 5 dedica la sera del 28 febbraio, giorno d'anniversario della sua scomparsa, una puntata monografica della serie I…

Aveva solo lui una voce fatta di timbri così caldi, penetranti, scavati. Fu l'unico a sfoggiare una così profonda e moderna asciuttezza, follia, ermetismo del togliere (ogni enfasi). Rimase incomparabile il febbrile e tormentoso verismo del suo volto, del suo corpo, del suo spessore umano. Era un genio a dismisura, ma la sua versatilità indisciplinata non ne fissò mai un'autorevolezza di genere, di appartenenza, di espressione monoculturale. È stato per decenni tra gli attori italiani più popolari, ma non ha mai alimentato miti, convenzioni, memorie. Enrico Maria Salerno fu un fenomeno nato a Milano nel 1926 con un prematuro finale di partita a Roma nel 1994.

A lui, figura di primissimo piano nella storia del teatro, della televisione e del cinema, Rai 5 dedica la sera del 28 febbraio, giorno d'anniversario della sua scomparsa, una puntata monografica della serie In scena a cura della regista Barbara Pozzoni, che s'è avvalsa di un repertorio di varie interviste pregresse del protagonista e di testimonianze odierne rilasciate su di lui dall'ex moglie Laura Andreini Salerno (a proposito di origini e carriera), dalla figlia attrice Chiara Salerno (memore di un padre assente ma adorato, anche compagno di scena), con ritratti espressi dai colleghi Carlo Valli e Benedetta Buccellato, e un particolare ricordo consegnato da Glauco Mauri che conobbe Salerno fin dai tempi del servizio militare.

Per la prima volta sentiremo Enrico Maria Salerno ricostruire qua e là un leggendario percorso che, per la cronaca, incluse un giovanile sodalizio shakespeariano con Franca Rame, poi un itinerario con Adani-Tofano, con Strehler, Cimara, Benassi, con gli Attori Associati (Garrani-Sbragia), con Zeffirelli (la prima italiana di Chi ha paura di Virginia Woolf?), approdando a Stoppa-Morelli per Brusati, diventando con Io, l'erede un attore fiduciario di Eduardo De Filippo, affermandosi poi con un noto Otello, impersonando un assai acuto Padre nei Sei personaggi diretti da Zeffirelli, culminando simbolicamente con un Morte di un commesso viaggiatore nel 1993.

La biografia delle conversazioni con lui riguarderà qui soprattutto la prosa televisiva, con immagini  relative a Il piacere dell'onestà (1954), Orgoglio e pregiudizio (1957), Le tre sorelle, I figli di Medea, il suo capolavoro interpretativo Mastro Don Gesualdo e Processo di famiglia (1959), Così è (se vi pare) (1964), e Il pensiero di Andreev (1966). E gli spezzoni da film utilizzati mostreranno Estate violenta di Zurlini, La lunga notte del '43 di Vancini, L'ombrellone di Risi, Io la conoscevo bene di Pietrangeli, La bugiarda di Comencini, L'armata Brancaleone di Monicelli e Legati da tenera amicizia di Giannetti. Un capitolo a parte è offerto da uno dei sui tre film girati anche come regista, Anonimo veneziano del 1970.

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È probabile che suscitino una curiosità da memorabilia eccentriche tre frammenti di teche col Salerno più gigione: in Viola, violino e viola d'amore di Garinei e Giovannini a fianco delle sorelle Kessler (ebbe una relazione con Alice) nel 1967; ne La famiglia Benvenuti, grande successo televisivo con regia di Giannetti; e in Studio Uno una volta con Mina e una volta con Ornella Vanoni.

Cosa pensava intimamente del teatro, Salerno? "Il teatro è una sorta di malato immaginario, al cui capezzale, da secoli, si avvicendano autori, saggisti, attori, registi e critici in cerca di salvarlo. A mio avviso gode di ottima salute, e penso che i suoi troppo facili corvi finiranno col crepare prima di lui". Lapidario, semplice.