'Elenit', le creature grottesche di Laskaridis prendono vita sul palco
di Anna Bandettini , di Anna BandettiniÈ un po' come l'Alice di Lewis Carroll quando attraversa lo specchio. Si va a teatro e si entra in un altro mondo di strane creature che hanno corpi surreali, alcuni metà animali e metà uomini, altri con nasoni, seni, sederi esageratamente grandi, esseri deformi e grotteschi che fanno pensare alle inquietanti figure di certi quadri di Hyeronimus Bosch. Elenit ideato e diretto da Euripides Laskaridis è uno spettacolo decisamente originale, tra teatro e performance, happening e installazione visiva, senza una vera storia, ma ricco di tante trame che ha affascinato i pubblici europei e che approda ora per una mini tournée in Italia, il 2 e 3 al Teatro della Pergola di Firenze, ospite della Fondazione Toscana Teatro, e poi il 10 e 11 al Teatro delle Muse di Ancona per Marche Teatro.
Quasi senza parola, attraversato qua e là da qualche urlo o strano verso sonoro, Elenit &eg…
È un po' come l'Alice di Lewis Carroll quando attraversa lo specchio. Si va a teatro e si entra in un altro mondo di strane creature che hanno corpi surreali, alcuni metà animali e metà uomini, altri con nasoni, seni, sederi esageratamente grandi, esseri deformi e grotteschi che fanno pensare alle inquietanti figure di certi quadri di Hyeronimus Bosch. Elenit ideato e diretto da Euripides Laskaridis è uno spettacolo decisamente originale, tra teatro e performance, happening e installazione visiva, senza una vera storia, ma ricco di tante trame che ha affascinato i pubblici europei e che approda ora per una mini tournée in Italia, il 2 e 3 al Teatro della Pergola di Firenze, ospite della Fondazione Toscana Teatro, e poi il 10 e 11 al Teatro delle Muse di Ancona per Marche Teatro.
Quasi senza parola, attraversato qua e là da qualche urlo o strano verso sonoro, Elenit è abitato da personaggi immaginari, figure reali accanto a figure stravaganti, quasi mostruose, che appaiono e scompaiono, o giocano in relazione tra loro, in un clima tra l'onirico e il fantasmagorico, il quotidiano e l'ignoto che allo spettatore ricorderà un certo cinema fantastico, il varietà grottesco e perfino echi delle antiche tragedie, attraversato da umori diversi, dal comico al dramma, dal grottesco all'incubo, dalla noia al divertimento.
È il primo spettacolo corale, con dieci bravi performer, di Laskaridis, da noi ancora poco conosciuto, attore e regista di Atene, a lungo collaboratore, tra gli altri, della star Dimitris Papaioannou, e che si è fatto conoscere in Europa per la fervida fantasia delle maschere deformate del suo teatro fantasmagorico. "Ho cercato di espandere il vocabolario del teatro del corpo, proiettandolo verso il grottesco che per me è il filtro attraverso cui guardare alla vita, e in questo sono vicino a Ionesco", spiega Laskaridis. I suoi eroi, che sembrano arrivare da orizzonti inesplorati, "sono creature che mi appaiono nel sonno o che magari mi immagino mentre cammino per Atene - spiega il regista - Quello che faccio in scena è dar loro una vita. Ho utilizzato protesi per alcune parti del corpo, o magari esagero un particolare. A me piace sperimentare sul palco. Non per realizzare mostruosità ma per comunicare umanità e amore".
In Elenit (e il titolo fa riferimento all'eternit, il materiale pericoloso ormai messo al bando) in realtà non c'è una vera storia. "Quando comincio a lavorare - dice il regista - lo faccio senza un programma, una idea politica o una drammaturgia. Semplicemente creo qualcosa partendo da una luce, un costume. Il resto è una sfida, cui partecipano anche i miei collaboratori. Quello che posso dire è che nel mondo reale ci dicono sempre come dobbiamo essere, come dobbiamo compartarci ecc. e spesso falliamo e dobbiamo rifocalizzarci per fare del nostro meglio per l'umanità. Anche le creature stravaganti che porto a teatro e che appaiono diverse, sono sensibili e fragili tanto quanto noi. Io ci vedo mia mamma, la vita reale, l'amore, la paura di essere respinti, la paura di morire, l'amore per la natura. Il resto lo decida lo spettatore. Io ritengo che il pubblico abbia gli strumenti per dare la sua interpretazione, senza bisogno che io spieghi nulla, perché quello che accade in scena in fondo, la vita di tutti i giorni". Dove può sempre irrompere l'inaspettato.