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Lucia Calamaro e la bottega itinerante per il teatro: "Servono idee di racconto"

L'attrice dirige la scuola "Scritture" per nuovi autori che si svolge in varie città italiane
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La scrittura di testi teatrali è tradizionalmente considerata da noi un'eccezione: una cosa folle se un giovane intende praticarla, una cosa estinta che riguarda il passato se la si legge. Invece il numero di chi scrive testi per il teatro cresce ogni anno e la drammaturgia sta diventando centrale sulla scena. Il problema è come e quale drammaturgia.

Se ne preoccupa con intelligenza attiva, Lucia Calamaro, la più nota e amata autrice teatrale italiana, 53 anni, di Roma, all'attivo successi come L'origine del mondo, La vita ferma, Si nota all'imbrunire, Nostalgia di Dio e, tra i più recenti, Smarrimento, Da lontano e Darwin inconsolabile. Calamaro è diventata la direttrice di una scuola originale e unica per formare gli autori del teatro di domani. Si chiama Scritture e la sua particolarità è di essere itinerante, strutturata su una rete di teatri, il cui capofila è Riccione Teatro, e con il Teatro Stabile di Bolz…

La scrittura di testi teatrali è tradizionalmente considerata da noi un'eccezione: una cosa folle se un giovane intende praticarla, una cosa estinta che riguarda il passato se la si legge. Invece il numero di chi scrive testi per il teatro cresce ogni anno e la drammaturgia sta diventando centrale sulla scena. Il problema è come e quale drammaturgia.

Se ne preoccupa con intelligenza attiva, Lucia Calamaro, la più nota e amata autrice teatrale italiana, 53 anni, di Roma, all'attivo successi come L'origine del mondo, La vita ferma, Si nota all'imbrunire, Nostalgia di Dio e, tra i più recenti, Smarrimento, Da lontano e Darwin inconsolabile. Calamaro è diventata la direttrice di una scuola originale e unica per formare gli autori del teatro di domani. Si chiama Scritture e la sua particolarità è di essere itinerante, strutturata su una rete di teatri, il cui capofila è Riccione Teatro, e con il Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Bellini di Napoli e Teatro di Sardegna, il Teatro Stabile del Veneto e il LAC di Lugano, allargando così il raggio d'azione anche alla Svizzera di lingua italiana: tutti luoghi dove i venti allievi selezionati (le domande si raccolgono fino al 16 marzo e  l'anno scorso furono 257) lavoreranno e soprattutto dove verranno presentati a conclusione della didattica i mise en space dei loro lavori. "Luoghi diversi perché hanno un impatto su ciò che si scrive, e una storia a Napoli è diversa da una pensata e messa giù a Bolzano", spiega Calamaro.

Per questo ha pensato a una bottega itinerante?

"La scuola nasce dall'incrocio di vari bisogni che io stessa ho colto lavorando nell'underground. Il primo è quello di riappropriarsi del concetto della tournée, antichissimo: Il teatro è una convocazione fatta da un carrozzone che gira di città in città. Mi è parso giusto riprodurre uno stormo di autori, che si muove di regione in regione prendendo qualcosa da ogni luogo".

Ci sono altre ragioni?

"La seconda è far sì che questo brodo di cultura giovanile entri in contatto con le istituzioni teatrali, un'opportunità strumentale ma anche rara nel nostro paese".

E poi?

"Riempire un vuoto. In Italia manca fortemente una scuola di drammaturgia come c'è in tutti i paesi. Si formano gli attori, i registi, ma non chi scrive. E dire che questo presente così frantumato deve trovare nuove parole, nuovi sguardi per essere detto e non credo ci sia un mezzo che abbia contatto col presente, più del teatro, per la sua velocità di immediata fruizione, per la capacità di ascolto che chiede".

Il teatro di cui parla è chiaramente un teatro di parola.

"Certo, di una parola che si incarna nell'attore e che deve stupire. Non credo sia più il tempo del grande teatro di regia o dai grandi apparati scenografici. L'esaltazione del regista a vantaggio del drammaturgo è una cosa del Novecento. Ora c'è la necessità del racconto, di qualcuno che faccia da mediatore col presente, qualcuno che evochi. E cosa evoca più della parola?"

Come è strutturata la scuola?

"Il gruppo dei drammaturghi vola di città in città. Si imposta il lavoro, io do indicazioni per ciascun allievo sui materiali da produrre, faccio da primo spettatore e interlocutore, anche negativo se le cose non funzionano. Collabora poi Graziano Graziani per raccontare e fare il punto sulla situazione del teatro. La missione di quest'anno è uscire dall'autofinzione, dalla moda di parlare a partire da sé. Bisogna pensare al mondo, non a se stessi".

Lei è una autrice molto attiva. Le piace insegnare e le interessa la scrittura seriale della tv?

"Senza i giovani come si fa? Insegnare è bellissimo, primo per stare in contatto con quello che viene 15-20 anni dopo di me. La capacità di trasmissione è mancata prima di me, un grave errore che non voglio ripetere io con chi arriva ora. E poi tirar fuori qualcosa da qualcuno è un'esperienza bellissima. Imparo anche molte cose di me stessa. Quanto alla scrittura seriale mi interessa molto e qualcosa succederà in questo senso. Per ora ancora a un livello progettuale, ma è all'orizzonte. No, non per la Rai ma per una piattaforma. Un posto al sole per ora non mi avrà".