'L'attesa' di Anna Foglietta e Paola Minaccioni. "Gelide e vulcaniche, due donne e un'attrazione fatale"
di Rodolfo di Giammarco , di Rodolfo di GiammarcoQuante storie à la Bergman, à la Fassbinder e à la Pinter rispuntano fuori da un combinatorio e tormentato testo del 1994 dello scomparso Remo Binosi, L’attesa, alla cui prima edizione con scambio continuo delle parti tra Elisabetta Pozzi e Maddalena Crippa assistette emozionandosi Michela Cescon, intenzionata a far tornare un giorno in scena questo teorema incandescente ora edito da La nave di Teseo.
Ne ha battezzato un’altra versione all’Auditorium di Roma puntando su Anna Foglietta e Paola Minaccioni, facendo leva su una più asciutta stesura originaria, sul dualismo e l’attrazione fatale tra le due donne protagoniste che sono state recluse in campagna perché entrambe sedotte e in stato interessante, l’aristocratica Cordelia e la popolana Rosa. In uno spazio delimitato da sipari e pannelli rigidi che scorrono giù e su come per uno storyboard, in una stanza da letto del 700 spiamo l’intimo esilio di …
Quante storie à la Bergman, à la Fassbinder e à la Pinter rispuntano fuori da un combinatorio e tormentato testo del 1994 dello scomparso Remo Binosi, L’attesa, alla cui prima edizione con scambio continuo delle parti tra Elisabetta Pozzi e Maddalena Crippa assistette emozionandosi Michela Cescon, intenzionata a far tornare un giorno in scena questo teorema incandescente ora edito da La nave di Teseo.
Ne ha battezzato un’altra versione all’Auditorium di Roma puntando su Anna Foglietta e Paola Minaccioni, facendo leva su una più asciutta stesura originaria, sul dualismo e l’attrazione fatale tra le due donne protagoniste che sono state recluse in campagna perché entrambe sedotte e in stato interessante, l’aristocratica Cordelia e la popolana Rosa. In uno spazio delimitato da sipari e pannelli rigidi che scorrono giù e su come per uno storyboard, in una stanza da letto del 700 spiamo l’intimo esilio di due figure femminili, seguendo la traccia di Binosi che aveva ambientato una solidarietà di gestanti di opposto ceto nel secolo di un colpevole Casanova, con un parlato italiano della pupilla e un selvatico veneto della serva arruolata come badante. Si assiste a uno spettacolo che dalle incompatibilità delle due nature passa man mano all’emotività di un comune sentire, ad atti complici, poi ad abbandoni fisici, fino a slanci d’erotismo quando saltano fuori i resoconti carnali.
«In assenza di controlli e giudizi sociali — è il parere di Anna Foglietta — noi donne ci liberiamo dalle convenzioni, e i momenti sensuali sono qui il prodotto di un maschile che è suggestivo per evocazione, senza niente di volgare». Vero. La regia di Michela Cescon prodotta da Teatro di Dioniso e Stabile del Veneto plasma sulla scena ogni comune prigione del dire, ogni condiviso costume, ogni malcontento del corpo e della mente.
La Cordelia di Foglietta è incline all’allure esistenzialista della Marquise d’O, la Rosa di Minaccioni s’orienta verso il repertorio della saggezza umana di Goldoni. Perfette. Con l’evolversi delle gravidanze, e con le nascite coincidenti della prole, si entra nel noir e Cordelia, promessa a un duca che la vuole illibata, cerca di salvare la vita della sua creatura invertendone il destino col neonato di Rosa, la quale, più generosa, soffoca quella che crede sia la propria figlia.
«Un gioco di scatole cinesi, tra disperazione e uccisione, e la mia Cornelia sarà destinata a essere dannata per sempre — è il pensiero di Foglietta — ma questo non è mélo, è un testo potente, pop e alto, quasi seriamente prossimo a una letteratura soap, dove io e Paola Minaccioni dobbiamo essere gelide e vulcaniche».
C’è una messinscena grintosa, una drammaturgia che studia l’io diviso femminile, una gran partita di due attrici senza mai una pausa. ll diario sincero di tutta la storia è scritto e detto in scena da Cordelia, e la coscienza del gioco delle parti verrà consegnata a Rosa, dolce analfabeta, perché un giorno sappia. Il cerchio si chiude.