Spettacoli

'Jewels', alla Scala risplendono i gioielli di Balanchine

'Jewels', alla Scala risplendono i gioielli di Balanchine

Smeraldi, rubini, diamanti: alle pietre preziose si ispirò, vuole la leggenda, il grande coreografo russo. La sua opera è in scena sul palco del Piermarini

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Se oltre mezzo secolo dopo la sua nascita è ancora fantastico, possiamo parlare davvero di un grande classico del balletto, anche senza cigni, bayadere o Giselle. I tre pezzi magistrali che già da qualche giorno raccolgono applausi entusiasti alla Scala di Milano, sono i Jewels di George Balanchine in scena con il Corpo di Ballo del teatro e i suoi primi ballerini, fino al 24: un trittico di autentiche gemme, appunto, senza intenti narrativi, la cui ispirazione, secondo la leggenda, era venuta al grande coreografo russo guardando le vetrine dei gioiellieri Van Cleef & Arpels a New York.

Nei tre capitoli, ciascuno chiamato come una pietra preziosa, smeraldo, rubino e diamante, i cui colori ispirano anche la scenografia e i bellissimi costumi originali di Karinska nel balletto corrispondente, Balanchine cercava il confronto con le grandi scuole coreografiche che lui stesso aveva attraversato: la scuola russa del Mariinskij, dove aveva avuto l’apprendistato, quella francese dell’Opéra di Parigi dove dal ‘47 inizia a fare coreografie e quella americana del New York City Ballet, la compagnia da lui fondata.

In realtà, pur essendo diversi tra loro nello stile e nel clima, i tre pezzi di Jewels hanno una compattezza e sapienza compositiva coreografica unica, tanto che pur essendo “danza astratta” trasmettono goia, amore, seduzione, magia.

Emeralds, che apre lo spettacolo, ispirato alla scuola francese, con i bellissimi lunghi tutù verdi e le musiche di Gabriel Faurè (estratti da Pelléas et Mélisande e Shylock) eseguite come le altre dall’orchestra della Scala diretta da Paul Connelly, ha la sua forza nella eleganza dei gesti, delle volute delle braccia e dei passi vorticosi che, la sera della "prima", Martina Arduino e Nicola Del Freo, Alice Mariani e Marco Agostino, con Alessandra Vassallo, Agnese Di Clemente, Mattia Semperboni hanno reso con leggerezza e fluidità.

Trascinante è Rubies, sul Capriccio di Stravinskij e Roberto Cominati al piano: quasi jazzato, il balletto è un groviglio di ripetizioni e scatti che esaltano la bravura dei primi ballerini e solisti, Virna Toppi e Claudio Coviello ma soprattutto Maria Celeste Losa perfetta solista nell’energia vitale espressa nel tutu/pagliaccetto rosso con ironica e giocosa femminilità. A rimontare il pezzo è stata Patricia Neary (per gli altri due è Ben Huys), 79enne, che era nel cast originale di Rubies al debutto nel ’67.

Per chiudere, ecco la perfezione formale, di bellezza figurativa di Diamonds, tra virtuosismi che richiamano i balletti di Petipa e Ivanov e la raffinatezza tutta balanchiniana che la coppia Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko restituiscono con slancio romantico non solo sul piano tecnico ma anche interprettiva.

Rigore e coerenza espressiva che si ritrovano anche nel Corpo di Ballo scaligero, cui va il merito di aver fatto veloce un grande percorso da qualche stagione in qua. Da ammirare, dunque, anche nei cambi di cast delle repliche: per Emeralds si alterneranno il 18 e 20 marzo Vittoria Valerio con Claudio Coviello e Caterina Bianchi con Gabriele Corrado, il 24 marzo Gaia Andreanò con Nicola Del Freo e Vittoria Valerio con Edoardo Caporaletti; per Rubies la ballerina solista sarà interpretata da Nicoletta Manni (18 e 20 marzo con la coppia Agnese Di Clemente e Domenico Di Cristo) e da Alice Mariani (24 marzo). In Diamonds ci saranno il 18 marzo Martina Arduino e Nicola Del Freo, il 20 e 24 marzo Maria Celeste Losa e Timofej Andrijashenko.