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Piero Angela torna con 'I segreti del mare': "È la storia della vita perché tutto è avvenuto lì, nasce il sesso e anche la morte"

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Il divulgatore, dopo il sucesso dello spettacolo a Roma, torna al Teatro Arcimboldi di Milano, il 29 marzo, con le sue meraviglie marine. Accompagnato dall’esploratore e fotografo Alberto Luca Recchi, con la voce narrante di Giancarlo Giannini e la conduzione di Pino Strabioli
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Alla domanda: «Come va?», Piero Angela risponde: «Da vecchietto, a dicembre saranno 94 anni, non sono pochi. Il segreto è tenere occupata la testa, leggere, non smettere di essere curiosi». Persona di raro garbo, giornalista, pianista, divulgatore, 38 libri, 11 lauree honoris causa, è sempre proiettato nel futuro. Il 29 marzo debutta al Teatro Arcimboldi di Milano con I segreti del mare insieme al giornalista, fotografo, grande subacqueo Alberto Luca Recchi e Giancarlo Giannini (conduce Pino Strabioli), spettacolo per esplorare le meraviglie degli oceani.



Milioni di spettatori in tv, in streaming, lezione nelle scuole, all’università: che differenza c’è col teatro?
«Abbiamo già fatto lo spettacolo a Roma, a Venezia. Il teatro è una cosa diversa, cerchi le reazioni, il calore degli spettatori, non è come fare una conferenza. Recc…

Alla domanda: «Come va?», Piero Angela risponde: «Da vecchietto, a dicembre saranno 94 anni, non sono pochi. Il segreto è tenere occupata la testa, leggere, non smettere di essere curiosi». Persona di raro garbo, giornalista, pianista, divulgatore, 38 libri, 11 lauree honoris causa, è sempre proiettato nel futuro. Il 29 marzo debutta al Teatro Arcimboldi di Milano con I segreti del mare insieme al giornalista, fotografo, grande subacqueo Alberto Luca Recchi e Giancarlo Giannini (conduce Pino Strabioli), spettacolo per esplorare le meraviglie degli oceani.



Milioni di spettatori in tv, in streaming, lezione nelle scuole, all’università: che differenza c’è col teatro?
«Abbiamo già fatto lo spettacolo a Roma, a Venezia. Il teatro è una cosa diversa, cerchi le reazioni, il calore degli spettatori, non è come fare una conferenza. Recchi racconta le sue esplorazioni subacquee, gli incontri con squali e balene, io invece spiego la storia del mare che è anche la storia della vita perché tutto è avvenuto lì. Sott’acqua, si forma tutto, la diversificazione, nasce il sesso e anche la morte».

Con lei il pubblico ha un rapporto stretto, la seguono i ragazzini e gli adulti.
«Ho un pubblico trasversale, mi sono cresciuto gli spettatori. Fa piacere: vuol dire che ti seguono e capiscono quello che dici. Sono sempre affettuosi».

Con Alberto Luca Recchi 


Che le dicono?
«Normalmente mi ringraziano: “Ho scelto quella facoltà perché seguivo i suoi programmi, leggevo i suoi libri”. Sento la vicinanza, è bello influenzare la vita delle persone. Una volta un signore era venuto a dirmi due parole gentili dopo una conferenza: era molto anziano, con la barba bianca e il bastone: “La seguo da quando ero bambino”. Mi ha fatto sentire vecchio. D’altronde ho iniziato nel 1952 a Torino».

Il mare da piccolo?
«I torinesi andavano ad Alassio, in Liguria. Ricordo che prima della guerra mio padre mi aveva regalato degli occhialini subacquei, impermeabili, non esistevano le maschere. Erano tipo occhiali da motocicletta, di gomma, aderenti. Ho scoperto così i fondali marini. Certo Alassio non erano le Maldive, però c’erano pesciolini, alghe, la sabbia, un mondo da scoprire».

Due anni fa ha spiegato che non si può paragonare il coronavirus alla guerra. Lei l’ha vissuta: cosa le suscitano le immagini del conflitto in Ucraina?
«Quando vedo le persone nei rifugi, le case diroccate, per terra i frammenti di razzi ricordo che era esattamente così. A mezzanotte suonava l’allarme, sentendo la sirena mi vengono i brividi, venivo svegliato da un urlo fortissimo. Nel 1940 avevo 12 anni, il giorno dopo la dichiarazione di guerra, a Torino ci fu un bombardamento dei francesi per ritorsione. Scendemmo tutti nell’androne. Poi i grandi bombardamenti nel 1942, con gli aerei che sorvolavano la città. La nostra casa aveva due livelli di cantine; nel rifugio i pali rafforzavano il soffitto perché non ci cadesse in testa. Si sentiva il rumore delle bombe. Della sabbia dei sacchi, in sottofondo Ave Maria gratia plena, sicuramente le stesse preghiere si sentono nei rifugi in Ucraina. Mi dà angoscia».

Aveva paura?
«Sì ma da ragazzino incosciente volevo vedere. Una volta sono salito all’ultimo piano per capire cosa succedeva. Da un finestrone delle scale si vedeva Torino, i fasci di luci, i tracciamenti, la contraerea, gli aerei buttavano giù spezzoni incendiari. C’era l’oscuramento poi i bagliori delle bombe. Ero incantato, a un certo punto ne è caduta una vicino a casa e sono corso nel rifugio».

Siamo nel 2022 e torna il terrore.
«Oggi la guerra ci colpisce molto perché è vicina, le altre sono distanti, ci interessano meno. Il conflitto crea interrogativi, anche di tipo economico, quello che succede lo pagheremo con i prezzi dell’energia. Anche perché non si vede via d’uscita».

Il dolore e la miseria: che ricordi ha?
«Avevamo un etto e mezzo di pane al giorno, bagnato, fatto con una farina grigia. Ci portarono a visitare iI Museo dell’agricoltura, c’erano pagnotte di pane bianco. L’insegnante ci disse: “Guardate che voi il pane dovete mangiarlo con piccoli bocconi, ditelo ai vostri genitori”. Avevamo la tessera annonaria, ho fatto veramente la fame. Ricordo nella minestra i pezzetti di carta: mia madre una volta che aveva finito la piccola quantità di burro, per raccogliere quello rimasto faceva bollire anche la carta che lo avvolgeva. Poi il freddo. Durante la guerra non c’era il riscaldamento, si andava letto con la bottiglia d’acqua calda per scaldare i piedi, a scuola stavamo col cappotto e i guanti».

Coltiva la memoria ma guarda al futuro: è il modo per invecchiare bene?
«Se uno smette di avere progetti è praticamente morto, bisogna averne sempre e portarli avanti. Quest’anno compirò 94 anni, sono con un piede nella fossa e uno sulla saponetta. Quando sono in piedi ho più di 90 anni, soffro di discopatia. Ma quando sono seduto ne ho 45: non mi trovo diverso, continuo a fare le stesse cose» .

Vogliamo dire che il segreto è sua moglie Margerita?
«Senza di lei sarei perduto. Abbiamo festeggiato a dicembre 66 anni di matrimonio».

Suo figlio la chiama Piero, non papà. I suoi nipoti la chiamano nonno?
«Raramente. Questo fatto del nonno non mi entusiasma».