'Turandot' è un grido di protesta: va in scena la patria violata di Ai Weiwei e Oksana Lyniv
di Gregorio Moppi , di Gregorio MoppiQuando cala il sole, la facciata dell'Opera di Roma si illumina dei colori della bandiera ucraina. Il giallo del grano dorato, l'azzurro del cielo sereno. Dentro, nel suo camerino da direttrice d'orchestra, Oksana Lyniv pensa di continuo alla patria sotto attacco: ai parenti che hanno eretto muri di sabbia per fermare i tank russi, alle chiamate disperate della madre, al fratello soldato, ai costumisti dell'Opera di Leopoli che confezionano divise per militari. Perciò, poco prima di salire sul podio della Turandot di Puccini che dal debutto del 22 marzo sarà in cartellone fino al 31, Oksana ha mandato una lettera a Putin. "Gli ho scritto che i suoi crimini saranno studiati dagli storici" racconta la musicista divenuta un simbolo per il suo paese, "e che lui può uccidere e distruggere ma non riuscirà a cancellare la nostra nazione, perché sotto il suono delle sirene continuano a nascere bambini ucraini e cresceranno nuov…
Quando cala il sole, la facciata dell'Opera di Roma si illumina dei colori della bandiera ucraina. Il giallo del grano dorato, l'azzurro del cielo sereno. Dentro, nel suo camerino da direttrice d'orchestra, Oksana Lyniv pensa di continuo alla patria sotto attacco: ai parenti che hanno eretto muri di sabbia per fermare i tank russi, alle chiamate disperate della madre, al fratello soldato, ai costumisti dell'Opera di Leopoli che confezionano divise per militari. Perciò, poco prima di salire sul podio della Turandot di Puccini che dal debutto del 22 marzo sarà in cartellone fino al 31, Oksana ha mandato una lettera a Putin. "Gli ho scritto che i suoi crimini saranno studiati dagli storici" racconta la musicista divenuta un simbolo per il suo paese, "e che lui può uccidere e distruggere ma non riuscirà a cancellare la nostra nazione, perché sotto il suono delle sirene continuano a nascere bambini ucraini e cresceranno nuovi guerrieri".
Il disordine martellante di immagini rispecchia la gragnuola mediatica di notizie. Non solo. Il dissidente inviso alle autorità di Pechino prende a pretesto la Cina da fiaba della partitura per esprimere la sua ripugnanza verso la Cina odierna dove si barattano diritti civili e libertà d'espressione con il benessere materiale. A mostrare le storture del sistema è il montaggio ugualmente incalzante di sequenze video talvolta sgranate, però sempre drammatiche: si tratti di un'autostrada tentacolare, del Coronavirus a Wuhan, della repressione delle rivolte a Hong Kong.