Ted Neeley, cinquant'anni da 'Superstar': "La mia vita tra Tarantino, Rocky e Jesus Christ"
di Pietro d'Ottavio , di Pietro d'OttavioDa mezzo secolo Ted Neeley è Jesus Christ Superstar: nel 1972 fu girato il film che ha messo insieme rock e sacro, l’anno dopo iniziò il musical a Broadway. Cinquant’anni da protagonista, interrotti a lungo praticamente solo dalla pandemia. E alla vigilia del ritorno a Roma con la versione italiana – da mercoledì 6 aprile al Sistina – l’artista si racconta in un’intervista che verrà pubblicata giovedì sulle pagine di Trovaroma.
"Prima di questo periodo non mi ero mai sentito così. È stata la prima volta nella mia vita che non ho lavorato per un paio di anni – spiega Neeley - Io e mia moglie Leeyan ci eravamo letteralmente isolati dal mondo. Quindi adesso che sembra stiamo uscendo dalla pandemia è meraviglioso vedere le persone ricominciare la loro vita, riprendere ad abbracciarsi. Io ho sempre abbracciato tutti... Anche se stare isolato, e non lavorare, ha dato a me e ai miei a…
Da mezzo secolo Ted Neeley è Jesus Christ Superstar: nel 1972 fu girato il film che ha messo insieme rock e sacro, l’anno dopo iniziò il musical a Broadway. Cinquant’anni da protagonista, interrotti a lungo praticamente solo dalla pandemia. E alla vigilia del ritorno a Roma con la versione italiana – da mercoledì 6 aprile al Sistina – l’artista si racconta in un’intervista che verrà pubblicata giovedì sulle pagine di Trovaroma.
"Prima di questo periodo non mi ero mai sentito così. È stata la prima volta nella mia vita che non ho lavorato per un paio di anni – spiega Neeley - Io e mia moglie Leeyan ci eravamo letteralmente isolati dal mondo. Quindi adesso che sembra stiamo uscendo dalla pandemia è meraviglioso vedere le persone ricominciare la loro vita, riprendere ad abbracciarsi. Io ho sempre abbracciato tutti... Anche se stare isolato, e non lavorare, ha dato a me e ai miei amici – comunicando via computer o telefono – il tempo di sviluppare nuovi progetti. Così io e Yvonne Elliman (l’interprete di Maria Maddalena) siamo andati a Boston per fare qualche concerto-evento con tutte le canzoni che io e lei abbiamo inciso e dei film in cui abbiamo recitato, oltre alla proiezione di Jesus Christ Superstar. Il pubblico si alzava in piedi a cantare con noi. E’ andata così bene che quando torneremo in America faremo altri live di questo tipo".
Il suo grande successo nei musical rock è iniziato con il ruolo di Claude che interpretò in "Hair" nel 1969. L’Era dell'Acquario, cantata nella celebre colonna sonora, ha forse ancora bisogno di un periodo di rodaggio?
Penso di sì. È incredibile come le persone reagiscono alle canzoni di Hair, si alzano, ballano, urlano... sono felici. Quando in questi recenti concerti abbiamo intonato "When the moon is in the Seventh House" la gente cantava con noi "Questa è l'alba dell'Era dell'Acquario”! A parte questo, in generale non mi aspettavo che questa Era iniziasse in modo così disastroso… Anche se personalmente in questi decenni sono stato davvero fortunato. A partire dal fatto di essere in tutti e quattro i musical più importanti. Avevo un po' di dialoghi da recitare in Hair, molti in Tommy, meno in Sgt Pepper e nessuno in Jesus Christ Superstar.
Venni scelto per caso per Hair, non avevo alcuna formazione teatrale! Racconto questa storia anche nei nuovi concerti: ne abbiamo tratto uno sketch che fa ridere la gente, ho ripetuto esattamente quello che è successo per l'audizione di Hair. Non ero andato lì per fare il provino, ma accompagnavo i miei amici che lo facevano. Se non fosse stato per il regista, Tom O'Horgan, non avrei mai fatto teatro, sarei ancora un batterista rock urlante del Texas. E dei quattro spettacoli che ho fatto, Tom ne ha diretti tre, oltre a consigliarmi quello che non ha diretto, Tommy.
In “Tommy” ha avuto il ruolo principale. Come è stata per l’esperienza di incontrare il mondo degli Who?
Fu incredibile! Gli Who decisero di fare Tommy a teatro per via del successo di Hair e Jesus Christ Superstar, e fu la prima volta che fecero interpretare il loro materiale a qualcun altro. Stettero con noi, durante tutto il periodo delle prove, per aiutarci a far funzionare il tutto. Ma già prima di incontrarli avevo “rubato” tutto il loro materiale perché suonavo con i Teddy Neeley Five, la mia tribute band che faceva molti brani proprio degli Who.
La sua vita artistica si è in gran parte sovrapposta al tuo ruolo di protagonista di “Jesus Christ Superstar”. Qual è il bilancio di questi cinquant'anni?
È un magnifico miracolo: se non fosse stato per Barry Dennen, che interpretava Ponzio Pilato, ed era nell’album originale Jesus Christ Superstar con la copertina marrone, il film avrebbe anche potuto non essere mai realizzato. Il fatto è che Barry aveva lavorato con Norman Jewison nel film Il violinista sul tetto, interpretava il figlio. Un giorno, durante una pausa delle riprese il regista gli disse: "Sai che adoro quel nuovo album?". Da lì scaturì tutto: nel 1972 andammo a girare Jesus Christ Superstar in Israele. Dove conobbi anche mia moglie: lei era una ballerina nel cast. Ci siamo sposati nel 1981 e ancora mi sopporta. Aveva danzato nel National Ballet of Canada, con Baryshnikov e Nureyev. Io ero il batterista rock'n'roll urlante del Texas. Che probabilità c’erano che i nostri percorsi si potessero mai incrociare? Una sola: Jesus Christ Superstar.
Com'è andata con Quentin Tarantino in “Django unchained”?
Negli anni 80 lavoravo a Los Angeles anche per video per la tv commerciale. Dolph Lundgren, l'attore che interpretava Ivan Drago, il pugile russo avversario di Sylvester Stallone in Rocky IV, doveva fare la pubblicità per i video di un programma di esercizi di allenamento (“Maximum Potential” del 1986). I miei amici, che erano stati assunti per fare il video, mi chiamarono per fare il supervisore del cast, perché c'era un mucchio di gente sconosciuta e avevano bisogno che li aiutassi a tenerla assieme. C’era un ragazzo talmente eccitato di far parte della troupe che parlava continuamente con tutti, i miei amici avevano difficoltà a farlo star zitto. Così mi chiesero di tenerlo d’occhio, per impedirgli di disturbare le riprese: era Quentin Tarantino. Oltre a far parte della troupe, lavorava in un negozio di video, Video Archives a Manhattan Beach. Era un bel soggetto. Io dissi ai miei amici, "Date una sedia da regista sia a lui che a me, così possiamo sederci sulle sedie da regista mentre lavoriamo sul set, e lui non disturberà nessuno". Non è che disturbasse: semplicemente era un chiacchierone... come me. Un giorno mi disse, "Oggi siamo fuori servizio, vuoi venire a vedere dove lavoro?" E mi portò al negozio di video. Quando ci entrammo lui disse: "Ho visto tutti i video che ci stanno qui. Perché un giorno voglio diventare un regista!” Molto tempo dopo, nel 2011, mi ha chiamato e mi ha detto: "Sto preparando un film, voglio che ci sia anche te". È stato stupefacente. Con Tarantino tutto ruota intorno alla musica. Quando si girava il film, lui diceva "Azione!", e si faceva una scena. Appena diceva "Stop!" partiva la musica. Durante le riprese a cui partecipai io, ogni volta Quentin faceva mettere qualche pezzo di Jesus Christ Superstar, e la troupe ballava e cantava assieme a lui mentre preparavano la ripresa successiva! È folle, è come un cabarettista. Mia madre, mio fratello e io siamo stati sul set durante le riprese di Django unchained. Era in un grande capannone, al cui interno era stata ricreata la foresta paludosa della Louisiana, ma in realtà eravamo in California. Si girava la scena in cui Jamie Foxx entra nella capanna degli ‘slave trackers’, uno dei quali è mio padre. Stavamo seduti fuori della capanna, non ci era permesso entrare, e mi misi a guardare attraverso un buco nella porta. Allora Quentin ci ha lasciati andar dentro. Ci hanno messo le cuffie, perché il rumore delle pistole era pazzesco. E anche gli occhiali protettivi, perché quando le pistole sparano vengono fatte esplodere delle patate! Ci siamo messi dietro il direttore della fotografia e abbiamo visto Jamie Foxx entrare con la pistola, e uccidere mio padre seduto su una sedia a dondolo, un altro tizio a bagno in una tinozza, e tutti gli altri ‘trackers’. Subito dopo Quentin è entrato dicendo "No, no, no, non è così che si fa, Jamie!" e ha fatto vedere ai ‘trackers’ come morire, rantolando e rotolandosi sul pavimento, totalmente immedesimato nella cosa.