La Scala e il tributo a Carla Fracci. Manuel Legris: "Tornerà sul palco con tutta la sua luce"
di Anna Bandettini , di Anna Bandettini“Quando a gennaio dell’anno scorso era tornata alla Scala per la masterclass con i ballerini, era entrata in sala il primo giorno, danzando, un passo di flamenco per scherzo, con un’emozione allegra. Poi ci regalò giorni bellissimi, pieno della sua forza, della sua energia... Bello, che in quegli ultimi mesi della sua vita sia tornata, qui, a casa sua”. E’ passato quasi un anno (il 27 maggio) dalla morte di Carla Fracci e la Scala, con il direttore del Corpo di ballo, Manuel Legris, ha organizzato per lei un Gala il prossimo 9 aprile: un ricordo che diventerà un appuntamento annuale e che per il battesimo, vedrà in scena la compagnia scaligera coi suoi artisti più importanti, e Roberto Bolle con Marianela Nùñez, principal del Royal Ballet, Alessandra Ferri e Carsten Jung, mentre le vicende legate all’invasione dell’Ucraina non hanno permesso la presenza di Svetlana Zakharova e Olga Smirnova. In p…
“Quando a gennaio dell’anno scorso era tornata alla Scala per la masterclass con i ballerini, era entrata in sala il primo giorno, danzando, un passo di flamenco per scherzo, con un’emozione allegra. Poi ci regalò giorni bellissimi, pieno della sua forza, della sua energia... Bello, che in quegli ultimi mesi della sua vita sia tornata, qui, a casa sua”. E’ passato quasi un anno (il 27 maggio) dalla morte di Carla Fracci e la Scala, con il direttore del Corpo di ballo, Manuel Legris, ha organizzato per lei un Gala il prossimo 9 aprile: un ricordo che diventerà un appuntamento annuale e che per il battesimo, vedrà in scena la compagnia scaligera coi suoi artisti più importanti, e Roberto Bolle con Marianela Nùñez, principal del Royal Ballet, Alessandra Ferri e Carsten Jung, mentre le vicende legate all’invasione dell’Ucraina non hanno permesso la presenza di Svetlana Zakharova e Olga Smirnova. In programma, con l’orchestra della Scala diretta da Valery Ovsyanikov, estratti dai principali titoli della sterminata carriera della Fracci, da Giselle, ovviamente a La Péri, Lo schiaccianoci, Symphony in C, La bella addormentata, Onegin e La vedova allegra (questi due con Bolle e la Nuñez), o dai personaggi legati alla sua immagine come La strada, Cheri, L'heure exquise.
“Sì, ma soprattutto il ricordo della Scala pieno di affetto per una donna incredibile, che ha fatto tantissimo per la danza con i suoi personaggi indimenticabili. A cominciare da Giselle. Fu naturale per me l’anno scorso, quando riproponemmo il balletto, chiamarla per preparare i ballerini. Giselle è Carla Fracci. La più grande”.
Come reagì a quell’invito?
“Non ci sentivamo da almeno dieci anni, le telefonai intimidito. Dissi: 'Sono il direttore del corpo di Ballo della Scala', e lei 'Manueeel, ciaooo…', come ci fossimo lasciati il giorno prima”.
“No, non disse nulla e in sala aveva una energia. La cosa bella è stato vedere la nuova generazione di ballerini che non l’avevano conosciuta in scena, rapiti: oggi i danzatori sono fisici, molto tecnici, lei alla tecnica univa una armonia che la rendeva magica. La prova che la danza non è solo pirouettes perfette, ma cuore e testa”.
Come ha costruito il programma?
“Più che ripercorrere la carriera di Carla, ho voluto mostrare la sua arte. Quindi ci sarà anche lei nelle foto dei suoi personaggi,insieme ai balletti. L’apertura sarà Giselle, vedremo lei, la più grande di tutti e per lasciare intatta l’emozione, per il balletto ho scelto di non rifare il personaggio, ma il brano di Myrtha e le Willi in cui Giselle non c’è”.
“Purtroppo è stato inevitabile. La presenza della Zakharova, étoile del Bolshoi, avrebbe catalizzato attenzioni al di là della danza... Di comune accordo abbiamo deciso che era giusto proteggere sia lei che il gala. Tornerà più avanti. La Smirnova, invece, dopo l’addio al Bolscioi, è già sotto contratto col Dutch National Ballet, dove ha scadenze che non le permettono di fare altro”.
A questo proposito, lei non si è lasciato scappare Jacopo Tissi: lasciato il Bolshoi, sarà primo ballerino ospite alla Scala.
“Non si poteva lasciare un artista così. Sono stato il suo primo direttore a Vienna nel 2014. Era un talento, ma giovanissimo. Quando dopo un anno mi chiese di fare ruoli primari, e io gli consigliai di aspettare, lui decise di tornare alla Scala col maître di allora, Makhar Vaziev il quale poi lo portò al Bolshoi. E’ stato un ritrovarci. 'Ospite' perché lui stesso voleva maggiore libertà, per ora”.
“Di Forsythe ci sarà una creazione per la Scala, la seconda parte di Blake Works fatto a Parigi, ma per Jacopo stiamo pensando a grandi classici, Romeo e Giulietta, il Lago dei cigni, Schiaccianoci”.