Tre tragedie del V secolo a.C. fondate sui lutti a catena dopo la guerra di Troia, su un mondo ingiusto e incomprensibile a causa di peste e di violenza famigliare, e su una crisi di riti artefatti e linguaggi ingannevoli, fotografano il nostro mondo contemporaneo di questi giorni funestati da morte e barbarie belliche in corso, e per accertarsene è sufficiente recarsi dal 17 maggio al 9 luglio alla 57ma stagione del Teatro Greco di Siracusa.
Andranno in scena Agamennone di Eschilo con regia di Davide Livermore, Edipo Re di Sofocle con regia del canadese Robert Carsen, e Ifigenia in Tauride di Euripide con regia di Jacopo Gassmann, come ha annunciato Antonio Calbi, Sovrintendente della Fondazione Inda, che in questi testi vede l'affermarsi delle sofferenze previste da Freud nel suo Il declino della civiltà: "Disfacimenti creati da pericoli del corpo, da forze distruttive, dalle nostre relazioni con gli altri. Ogni spettacolo sarà una sfida fatalistica e potente, un archetipo doloroso - ha riflettuto - e anche però un definitivo impulso di ripartenza a pieno regime per il Teatro Greco, dopo un 2020 a prospettive palcoscenico-cavea ribaltate e un 2021 con un cavea a capienza ridotta".
Già la definizione degli spazi dei tre lavori costituirà ogni volta una componente di nuovi scenari destinati a ospitare antichi drammi fondativi del teatro. Una parete di specchi lunga 20 metri e alta 8 metri, con al centro un ledwall-schermo, confronterà gli spettatori con Agamennone secondo Davide Livermore (dal 17 maggio), una coproduzione col Teatro di Genova, dove nei panni del personaggio del titolo è Sax Nicosia, affiancato dalla Clitennestra di Laura Marinoni, dall'Egisto di Stefano Santospago, dalla Cassandra di Linda Gennari, mentre la Corifea sarà Gaia Aprea. Dopo aver già diretto lo scorso anno Coefore e Eumenidi, gli altri due titoli della trilogia dell'Orestea, Livermore entra nel vivo del cuore vibrante di questo snodo filologico, ciclo di sofferenze, di generazioni, di emotività, di discorsi dittatoriali, di vendette, di profezie, di sangue. Con condivisione affidata a muri specchianti il pubblico.
Una scalinata larga ben 27 metri e alta anch'essa 8 metri fornirà l'idea di una salita, di un divario sociale ciclopico all'esterno del Palazzo Reale di Tebe, per un Edipo Re che Robert Carsen (dal 18 maggio) sente come una trama delle trame, con una sottostante piazza urbana: solo Edipo (Giuseppe Sartori), sua moglie Giocasta (Maddalena Crippa), e Creonte (Paolo Mazzarelli) hanno diritto all'accesso di quei gradini, in una storia vissuta da Tiresia (Graziano Piazza), e dal Capo Coro (Rosario Tedesco), con un coro di tebani che sarà di 80 elementi. Prevale il nero, perché si muore di pandemia. "Affronto per la prima volta un teatro greco - dice Carsen - ed è commovente, stimolante, e questa tragedia è misteriosa, così pervasa di passato-presente-futuro, col fatalismo di dover accettare un destino ingiusto, che può tradursi anche in resistenza".
C'è un tempio forgiato con un grande rettangolo munito di teli dove possono proiettarci immagini (visual designer sono Luca Brinchi e Daniele Spanò), nell'impianto per Ifigenia in Tauride cui Jacopo Gassmann (dal 17 giugno) attribuisce una complessità ibrida. "Qui s'esprime un momento di profonda crisi della cultura e della società ateniese - è la considerazione di Gassmann - e una tragedia scura e inquieta si trasforma improvvisamente in una 'escape tragedy', con fuga rocambolesca per mare da una terra dove si compiono sacrifici umani. Niente è quello che sembra, i rituali sono falsi, gli Elleni sono barbarizzati, i Tauri sono ellenizzati, e i paradossi si accumulano. Qual è la natura della realtà, in questa storia di figli?". I figli sono Ifigenia (Anna Della Rosa), sfuggita al sacrificio cui l'avrebbe destinata il padre Agamennone pur di andare in guerra a Troia, e il fratello Oreste (Ivan Aloisio), approdato con l'amico Pilade (Massimo Nicolini) nella Tauride che poi è l'attuale Crimea. E Toante è Stefano Santospago.
Questa stagione del Teatro Greco ha in serbo il 9 luglio la trilogia di tutta l'Oreste allestita da Livermore, una serata speciale il 20 giugno per la Giornata Mondiale del Rifugiato, una conclusione il 26 luglio con il teatro-danza Après les Troyennes su coreografia del brasiliano Claudio Bernardo per la compagnia As Palavras, una coproduzione Inda e festival belgi in omaggio alle Troiane che il belga Thierry Salmon realizzò per le Orestiadi di Gibellina nel 1988.
L'immagine ufficiale della stagione è l'opera Lo sguardo (La muraglia cinese) di Arnold Schönberg del 1910. Le mostre saranno Orestea, atto secondo, e Edipo. Lo sguardo in sé con una ventina di artisti italiani sulla figura di Edipo: Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Emilio Isgrò e Alfredo Pirri. Sessanta spettacoli di compagnie studentesche animeranno il Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani a Palazzolo Acreide. L'Eschilo d'Oro sarà assegnato a Glauco Mauri, che interpretò qui il suo primo Edipo cinquant'anni fa. Ad andare in tournée sarà Ifigenia in Tauride diretta da Jacopo Gassmann, a Pompei, e a Verona.