Il brevetto in fatto di criminalità spetta di diritto ai greci antichi, a personaggi come Agamennone Clitennestra, Elena, Menelao... maestri di cinismo e cattiveria che uccidono figlie, mariti, padri senza una goccia di pentimento e di tanto in tanto, da colpevoli, perfino cavandosela. Storie che fanno parte anche della nostra storia ed è così che ha voluto rileggere Euripide, in particolare due testi riuniti in un dittico, Ifigenia e Oreste, Valerio Binasco, un attore e soprattutto un regista sempre interessante perché ha un metodo tutto suo di desacralizzare i classici.
Qui ha ribaltato lo spazio delle Fonderie Limone dello Stabile di Torino che produce, e ha realizzato una scena-passerella vuota con ai due lati il pubblico che guarda e si guarda; ha poi cancellato il coro e di fatto anche la tragedia che diventa un più contemporaneo dramma umano di uomini e donne spaesati dal dolore, persi nel caos delle proprie contraddizioni. Parrebbe un suicidio e invece funziona.
Il primo atto è tutto di Ifigenia, con Agamennone (lo stesso Binasco) in doppio petto grigio stile Turatello, che si presenta come l’uomo solo al comando ma incapace di decisioni: lo vediamo tormentato e un po’ untuoso con la propria famiglia e il fratello Menelao, a scegliere, poi non scegliere, poi ancora a scegliere di sacrificare la più amata delle sue figlie sull’altare di Artemide (e qui è una Fiat bianca che entra in scena a un certo punto) per salvare il proprio potere, avere cioè dalla dea i venti necessari alla flotta dei suoi soldati frementi di fare guerra a Troia, passando sopra il dolore della moglie Clitennestra in tacchi a spillo.
Peggio ancora succede in Oreste: il figlio che alla fine di Ifigenia giocava innocente con le automobiline sul pavimento, ora è cresciuto, in preda a una follia ideologica, istigata dalle Erinni. Rinchiuso per l’omicidio del patrigno, con Elettra, fratello e sorella sono due invasati velleitari, immagine perfetta di due brigatisti rossi ubriachi di ideologia e terrore. Con l’amico Pilade faranno una strage convinti di far valere così la giustizia, ma giustamente il regista non se la sente di salvarli come succede nella tragedia originale ad opera di uno degli dei.
Tutti da applaudire gli attori che sono Giovanni Anzaldo, Sara Bertelà, Giovanni Calcagno, Giovanni Drago, Giordana Faggiano, Jurij Ferrini, Nicola Pannelli, Letizia Russo, Arianna Scommegna e Matteo Leverano, e lo stesso Binasco, alcuni in un doppio ruolo dall’una all’altra tragedia. Da vedere fino al 12 giugno in due serate o nelle tre ore con le due tragedie abbinate.