Ogni tanto, nei nostri teatri così abituati alla routine, approda un 'marziano' che ci fa vedere altro e di più. Più o meno, è quel che accade al Teatro Bellini di Napoli, uno dei palcoscenici, con la guida dei due fratelli Daniele e Gabriele Russo, già aperti a universi diversi: è stato infatti cooptato un artista “speciale”, grande attore e regista che si scrive addosso una parola che ha radici profonde nel teatro napoletano, in testi visionari come 'Nzularchia, 'A Sciaveca, Sanghenapule presentato con Roberto Saviano, Napucalisse musicata da Giorgio Battistelli.
Si parla di Mimmo Borrelli, 43 anni, corpo imponente, volto duro, barbuto e ormai popolare dopo l’ultima serie tv di Gomorra dove era lo spietato don Angelo, detto ’o Maestrale, interprete ammirato anche al cinema dove lo si rivedrà nel film diretto da Brando De Sica. Ma è il teatro il mondo di Mimmo Borrelli e al Bellini non solo troverà spazio il suo potente repertorio, a partire da La cupa che la prossima stagione andrà anche in tournée al Piccolo di Milano, allo Stabile di Torino e nel circuito dell’Ert-Emilia Romagna Teatro, ma soprattutto Borrelli diventa il direttore della Bellini Teatro Factory, la scuola di teatro: cosa non indifferente, perché “vado lì per lasciare qualcosa”.
Borrelli, sarà il 'Maestro', un ruolo che le riconoscono da tempo in tanti nel teatro.
“Io ringrazio i fratelli Russo per questa sollecitazione. Nella mia scuola non si faranno provini, gli attori non saranno pezzi da usare, ma si insegnerà un’etica del comportamento e del lavoro e penso che su questo ci sia molto da fare, perché le nuove generazioni non hanno più la prossimità, sono abituati a comunicare attraverso lo schermo. Credo bisognerà fare un passo indietro”.
Quindi cosa pensa di fare?
“La prima cosa è lavorare sulla motivazione umana. Oggi fare l’attore vuol dire fare un mestiere dove non riesci a sopravvivere, specie in Italia dove non c’è mercato. Io non voglio illudere le persone, quindi deve diventare passione, vera, per avere un appagamento. Spronerò gli allievi ad avere caratteristiche personali a esaltare ognuno la propria unicità. Insomma, vorrei alzare il livello di umanità e di qualità”.
Come sarà organizzata?
“Accoglieremo pochi allievi, una decina di attori e tre drammaturghi che all’inizio lavoreranno come gli altri per capire le dinamiche dello stare in scena. Inizierò recuperando l’esperienza didattica che ho fatto nel 2011 su Opera pezzentella, ma nei tre anni vorrei anche fare un un recupero della tradizione dei pupi napoletani, scomparsa completamente, vorrei far produrre drammaturgie, e il terzo e ultimo anno mi piacerebbe invitare artistiche stimo come Valerio Binasco, Toni Servillo, Romeo Castellucci, Danio Manfredini. Per me è molto importante la preparazione tecnica che nei giovani oggi non c’è. Io ho rubato da attori come Gino Maringola, dal teatro eduardiano che non ho mai rinnegato, ho fatto i debiti per vedere gli spettacoli di Ronconi che non potevo non riconoscere come un padre importante e con cui poi è nata una reciproca stima, mi sono assunto la responsabilità di mettermi a lavorare in prima persona grazie anche alla fiducia di critici come Franco Quadri…. Deve essere come nelle botteghe rinascimentali dove i giovani pittori imparavano copiando dai maestri”.
Questa scuola è un altro riconoscimento del valore del suo teatro.
“Lo è, ma certo se guardo al sistema del teatro italiano più generale è meno confortante. I teatri nazionali sono luoghi in cui si spartiscono compiacenze politiche. Il decreto ministeriale ha fatto sì che non gira più niente, se non gli scambi trai teatri nazionali. Io sono appagato, ho già dato anche pagando la mia libertà, la mia paura è per i giovani che sono in un mondo, quello della cultura, che non ha futuro, e spiace dirlo, anche la sinistra ne è responsabile”.
E il cinema? Cos’è questo film con Brando De Sica?
“L’abbiamo finito di girare da poco. Brando De Sica è una persona meravigliosa, che come dico io ha 4 condanne addosso: nonno Vittorio, nonno Mario Verdone grande critico di cinema, il padre Christian, lo zio Carlo…. Ma è in gamba. Sognava di fare cinema d’autore e questo film lo voleva fare da dieci anni, tra horror e thriller. Il titolo per ora è Mimi il principe delle tenebre ma è provvisorio. Quanto a me c’è un progetto con Giuseppe Gaudino, ma soprattutto sto pensando al mio primo film, tratto da 'Nzularchia, low budget, piccola troupe, girato in un hangar”.
E con Gomorra come è stata l’esperienza con le serie tv?
“E’ andata bene, anche se per certi versi poteva essere strano che in una serie così io sia stato chiamato come attore e non come autore. Io adoro la serialità. Mi piacerebbe scriverne una, magari da La cupa che si presta. Le migliori sono le israeliane, quelle coreane sono avanti. In Italia è difficile perché non si rischia come fanno all’estero, lì fanno Parasite, fanno Squid game…”.
A settembre è confermato l’Efestoval, il festival dell’area Flegrea che lei dirige?
“Sì, sì, certo, dall’11. Lo faccio col sostegno di un privato, e un budget ridottissimo: saranno cinque eventi, in cinque luoghi diversi, veri site specifici, uno a Napoli nella chiesa Santa Maria delle Anime del Purgatorio con un recital di Nunzia Schiano, poi ci saranno i Sotterraneo, Danio Manfredini, e uno spettacolo di cunto”.