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'Carmen' di Zeffirelli inaugura la stagione dell'Arena di Verona

Il festival estivo è quasi una monografia zeffirelliana, aspettando la stagione numero 100 del 2023 annunciata in anticipo dal sovrintendente-direttore artistico Cecilia Gasdìa
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Difficile resistere alla suggestione della luna piena che sorge orgogliosa e puntuale sugli spalti, tra le cime argentate disegnate da Franco Zeffirelli posate sulle gradinate di fondo dell'Arena, al terzo atto, quello notturno degli zingari-contrabbandieri di Carmen di Bizet. A Verona, per l'opera, si va anche per questo. E i numeri stanno tornando quelli di prima. Così sul piano della programmazione, attuale dirigenza rilancia. Senza vergognarsi della propria storia anzi mettendola al centro della stagione. Sia di quella che apre (17 giugno-4 settembre), finalmente di nuovo a capienza piena, con la Carmen con cui Zeffirelli debuttò in Arena nelle 1995. Il festival è una quasi monografia zeffirelliana riproponendo le sue Aida (dal 18), Traviata (dal 2 luglio) e Turandot (dal 4 agosto), ma recuperando lo "scaligero" Nabucco del 2017 di Arnaud Bernard (dal 25). Sia annunciando in anticipo quella del 2023, stagione numero 100 dell'Arena lirica.…

Difficile resistere alla suggestione della luna piena che sorge orgogliosa e puntuale sugli spalti, tra le cime argentate disegnate da Franco Zeffirelli posate sulle gradinate di fondo dell'Arena, al terzo atto, quello notturno degli zingari-contrabbandieri di Carmen di Bizet. A Verona, per l'opera, si va anche per questo. E i numeri stanno tornando quelli di prima. Così sul piano della programmazione, attuale dirigenza rilancia. Senza vergognarsi della propria storia anzi mettendola al centro della stagione. Sia di quella che apre (17 giugno-4 settembre), finalmente di nuovo a capienza piena, con la Carmen con cui Zeffirelli debuttò in Arena nelle 1995. Il festival è una quasi monografia zeffirelliana riproponendo le sue Aida (dal 18), Traviata (dal 2 luglio) e Turandot (dal 4 agosto), ma recuperando lo "scaligero" Nabucco del 2017 di Arnaud Bernard (dal 25). Sia annunciando in anticipo quella del 2023, stagione numero 100 dell'Arena lirica. Un secolo tondo dall'Aida 'filologica' di Ettore Fagiuoli, poi cento volte cento rivista nella ricostruzione di Gianfranco de Bosio da poco scomparso, con cui il tenore Giovanni Zenatello si inventò la stagione d'opera all'aperto più celebre e affollata del mondo.

Raggiante e al solito positiva, Cecilia Gasdìa, sovrintendente-direttore artistico ha sciorinato i numeri impressionanti del programma del Centenario (16 giugno-9 settembre 2023, 50 serate): 8 titoli, l'ospitalità per la prima volta all'Orchestra e al coro della Scala diretti da Riccardo Chailly (31 agosto), il doppio debutto areniano (in concerto e in Rigoletto) di Juan Diego Florez, i recital semiscenici di Jonas Kaufman e Placido Domingo, il Gala Bolle, e una festosa due-giorni consecutiva dedicata all'opera nel primo fine settimana. La festa inizierà il 16 giugno con una nuova Aida; seguiranno questa stessa Carmen, il Barbiere di Siviglia (regia di Hugo De Ana), Rigoletto di Verdi (Zeffirelli), Traviata (Zeffirelli), Nabucco (De Bosio), Tosca (De Ana) e Madama Butterfy (Zeffirelli). Titoli e allestimenti scelti in base al gradimento del pubblico, scommettendo forte sulla potenza produttiva e l'impegno dell'intera macchina-Arena come a suo tempo azzardò l'inventore del festival lirico: "Il programma del centenario sarà dedicato a Zenatello: veronese, grande tenore, che a suo tempo investì anche personalmente per farlo nascere", ha detto Gasdìa: "senza di lui non saremmo qui". Gli artisti annunciati ribadiscono la ritrovata capacità unica dell'Arena di attrarre i nomi che contano e infiammano il pubblico. È già evidente scorrendo le locandine del 2022.

Grande attesa per la risposta al botteghino del pubblico, dopo avere incassato, con il progetto 67 Colonne per l'Arena di Verona che ha vinto il Concorso Art Bonus 2021, la fiducia e il portafoglio dei sostenitori. Quanto alla stagione artistica che prende il via il 17 giugno, l'esito di questa Carmen annunciata come "definitiva", in virtù della realizzazione di elementi di scenografia che allora non giunsero in palcoscenico, e di ritrovati appunti di regia di Zeffireli (anche lui centenario nel 2023) e spiata in una prova generale di lavoro, promette bene. Conforta la sicurezza della prima globalissima quaterna di protagonisti (Brian Jadge, Clementine Margain, Karen Gardeazabal e Luca Micheletti), del coro e dell'orchestra che Marco Armillato fa suonare bene e orienta con tempi molto teatrali e dettagli ben rilevati per una narrazione colorata ma incisiva. Quanto allo spettacolo, continua a sembrare (con Trovatore) il migliore concepito da Zeffirelli in Arena. In Carmen la regia vorrebbe altro ma fantasia e spazi scenici immensi in cui l'occhio è perennemente sollecitato, con immagini sempre in movimento e bellissimi costumi, qui sono profusi con dovizia dispersiva e compiaciuta che piacerà.