Daniel Auteuil, vi presento il mio 'Déjeuner en l'air': "Avevo l'urgenza di tradurre la poesia in musica"
di Rodolfo di Giammarco , di Rodolfo di GiammarcoÈ con Dejeuner en l’air, uno spettacolo musicale, che Daniel Auteuil, attore francese molto amato dal pubblico e dai registi italiani, ha aperto ieri, martedì 21 giugno, al Mercadante di Napoli, la Sezione Internazionale del Campania Teatro Festival diretto da Ruggero Cappuccio. A macchiare solo parzialmente questo debutto nazionale, la sgradevole disavventura dell'artista, rapinato di un prezioso orologio da polso.
È con Dejeuner en l’air, uno spettacolo musicale, che Daniel Auteuil, attore francese molto amato dal pubblico e dai registi italiani, ha aperto ieri, martedì 21 giugno, al Mercadante di Napoli, la Sezione Internazionale del Campania Teatro Festival diretto da Ruggero Cappuccio. A macchiare solo parzialmente questo debutto nazionale, la sgradevole disavventura dell'artista, rapinato di un prezioso orologio da polso.
"Il fatto è che fin dai primi tempi si è acceso in me un desiderio di musica. Qualcosa m’ha provocato l’urgenza di tradurre le emozioni in musica, e la musica mi ricorda la mia infanzia all’Opera, mi fa pensare ai miei genitori entrambi cantanti lirici, e credo proprio che ci sia un legame con gli anni della crescita, un’affinità con l’arte che respiravo in famiglia".
"Leggo in musica un riadattamento delle poesie di Paul-Jean Toulet. Ispirandomi a lui, ho scritto io stesso delle canzoni, dei testi e delle musiche, a cui accosto passaggi di letture sonorizzate di Voltaire, di Apollinaire e di De Musset. Tra questi autori e Toulet, il cui modo di scrivere sconvolgente era a sua volta influenzato da Verlaine, c’è una grande corrispondenza. Io mescolo tutti i linguaggi e ho la sensazione di mettere in scena un’opera che attraversa la più bella letteratura francese".
Con quest’impresa lei restituisce anche momenti e incontri della sua vita?
"Premesso che il titolo, Dejeuner en l’air, l’ho rubato a mia moglie pittrice e scultrice, non ho dubbi ad ammettere che tutti i contenuti, gli stati d’animo e le espressioni che qui ho orchestrato insieme in una ballata-cantata dove la mia voce si fonde al pianoforte di Julien Noel e alla chitarra di Arman Mélies corrispondono alla mia esistenza sensibile. La racchiudono, la raccontano".
Lei ha lavorato in vari film di registi del nostro Paese. Sembra abbia qualche consuetudine con la nostra lingua…
"E invece no. È il mio dramma. Adesso vengo a cantare da voi, ma non parlo italiano. La vostra cultura mi ha avvicinato a teatro, musica e cinema. In particolare il neorealismo con le sue scene povere e le sue "fiabe sociali". La forza dei vostri film mi ha fatto ridere con soggetti tragici e attori pieni di fascino. Per me il cinema è italiano. Da voi ho avuto molto successo con Un cuore in inverno di Sautet, e da lì in poi sono stato riconosciuto, sono nati sodalizi per ottimi film italiani. Stare ora su un vostro palcoscenico è realizzare un sogno".
Ci sono suoi film o spettacoli che sono alla finestra, prossimamente?
"Sì, ho dei progetti di cinema, ma in particolare sto continuando a scrivere delle canzoni. Prevedo che girerò la Francia e l'Europa con le mie canzoni".