Biennale Teatro di Venezia, vibrazioni, identità fluide e orrori quotidiani
di Anna Bandettini , di Anna BandettiniUna volta si andava ai festival di teatro a vedere un sacco di spettacoli e un sacco di novità. Ora non è esattamente così e quasi quasi è più importante che una manifestazione sia "in vibrazione con il nostro mondo", "in ascolto dei cambiamenti delle nostre società", come spiegano ricci/forte, Stefano Ricci e Gianni Forte, fama da artisti controcorrente, registi e direttori dallo scorso anno della Biennale Teatro di Venezia. E infatti nel "loro" festival, in corso all'Arsenale fino a domenica, più che la qualità o novità dei lavori, l'interesse per il pubblico è che si parli molto di inclusività, diversità, identità, sesso mostrandolo anche in modo esplicito come, senza nessuno scandalo, s'è visto nello spettacolo di Yana Ross ispirato a Brevi interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace, con due porno-attori che si accoppiavano realmen…
Una volta si andava ai festival di teatro a vedere un sacco di spettacoli e un sacco di novità. Ora non è esattamente così e quasi quasi è più importante che una manifestazione sia "in vibrazione con il nostro mondo", "in ascolto dei cambiamenti delle nostre società", come spiegano ricci/forte, Stefano Ricci e Gianni Forte, fama da artisti controcorrente, registi e direttori dallo scorso anno della Biennale Teatro di Venezia. E infatti nel "loro" festival, in corso all'Arsenale fino a domenica, più che la qualità o novità dei lavori, l'interesse per il pubblico è che si parli molto di inclusività, diversità, identità, sesso mostrandolo anche in modo esplicito come, senza nessuno scandalo, s'è visto nello spettacolo di Yana Ross ispirato a Brevi interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace, con due porno-attori che si accoppiavano realmente in svariate posizioni mentre il pubblico entrava in sala.
Di sesso, anche se riferito al gender, parla anche Seek Bromance di Samira Elagoz, il Leone d'Argento, artista trans che, con passo documentaristico tra cinema e alcuni inserti live, racconta in oltre tre ore la propria transizione dal femminile al maschile con una "verità" perfino struggente. Sul tema delle "identità fluide", assolutamente da consigliare, Triptych, ovvero la realtà che diventa illusione, incubo, sogno nei tre straordinari pezzi dei Peeping Tom già visti però in numerosi festival, un po' come La reprise, bello spettacolo del 2018 sulle dinamiche della violenza sociale del regista svizzero Milo Rau di cui c'è anche un ciclo di film, preceduto da Sovrimpressioni di Deflorian -Tagliarini che ha già molto girato. Nuova, e riuscita, l'idea del "fuori orario" notturno con la poesia nel festival: Late Hour Scratching Poetry è un reading quotidiano dai testi di Alda Merini, con Asia Argento, poi con Galatea Ranzi, Sonia Bergamasco e attrici della scuola Silvio D'Amico di Roma, accompagnate dalle delicate e magiche sonorità elettroniche di Demetrio Castellucci.
Per il resto a questa Biennale non si corre il pericolo di assembramenti di spettacoli. E, a parte il Leone d'oro a Christiane Jatahy che ha portato la sua "odissea dei migranti" con The Lingering Now, o il banalissimo Broke House di Big Art Group di Caden Manson molto avanguardia americana anni Settanta, è stata proprio la regista lettone-americana Yana Ross a attirare le curiosità con Brief Interviews with Hideous Men - 22 Types of Loneliness dalla raccolta di racconti di D. F. Wallace, descrizione del nostro orrore quotidiano, tra cappelli di cowboy, maschi orrendi, solitudini profonde e riflessioni sull'Olocausto.
Lo spettacolo di Yana Ross sceglie il linguaggio del realismo, anche sessuale, per farne la leva che scardina le convenzioni morali. Dunque all'inizio, mentre il pubblico entra in sala attraverso la bella scena, due attori fanno davvero l'amore. Poi si vedrà chi lecca (ma stavolta è una finzione, anche se molto realistica) escrementi da una mutandina, chi si masturba, chi salta addosso a un altro, chi consuma incesti... tutto dicendo le cose agghiaccianti sulla violenza, le relazioni umane che Dfw ha enucleato. Pornografico, ci dice in sostanza Yana Ross, non è solo il sesso esibito ma il modo di vivere di quei personaggi allucinati (ed è bella la scena finale quando ricompaiono invecchiati, incapaci di trattenere le loro flatulenze e escrementi, ma sempre laidi e volgari) che non è solo dell'America, ma è anche il nostro mondo. Ed è un tema forte. Arrivarci però con tanta concretezza come fa lo spettacolo, toglie forza espressiva invece di aggiungerla, anche perché "la realtà" a teatro è sempre finta, inevitabilmente di maniera e dunque infondata.