Spettacoli

Ilaria Occhini, la grazia e il talento di un'attrice di razza

Ilaria Occhini, la grazia e il talento di un'attrice di razza

La carriera tra teatro, cinema e tv nel doc 'In scena' di Francesco D'Arma con regia di Monica Ghezzi, su RaiPlay

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Attrice di straordinario carattere, artista di nascosti fascini, teatrante dotata di più intelligenze della vita, e creatura del cinema portatrice di tante età e sensibilità, Ilaria Occhini è stata sia una donna sia un'icona del mondo dello spettacolo per un arco di almeno sessant'anni, artista raccontata in un'approfondita puntata della serie In scena, un documentario di Francesco D'Arma con regia di Monica Ghezzi prodotto da Rai Cultura e disponibile su RaiPlay. 

Ilaria Occhini, fiorentina classe 1934, nipote di Giovanni Papini (che la descrisse nel racconto breve La mia Ilaria), in possesso di una bellezza mozzafiato, si rivela attrice di razza e versatile con una predisposizione innata che le permette già diciannovenne di debuttare, con uno pseudonimo, nel film Terza liceo di Luciano Emmer, per poi diplomarsi all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica di Roma, ed essere intercettata dal padre degli sceneggiati televisivi Anton Giulio Majano che, colpito dalle sue doti, la impegna nel 1956 ne L'alfiere e clamorosamente le assegna il ruolo di protagonista della riduzione tv del romanzo Jane Eyre nel 1957, anno in cui nasce la passione degli italiani per l'attrice, ma scoppia anche la fulminea stima di Luchino Visconti che la fa esordire a teatro nel suo L'impresario delle Smirne di Goldoni, continuando a dirigerla in Uno sguardo dal ponte. Le quotazioni di Ilaria Occhini inducono Vittorio Gassman a volerla con lui in Un marziano a Roma di Flaiano. Amata da tutti, e dagli ex colleghi d'Accademia, affronta nel 1963 la regia di Luca Ronconi per La buona moglie di Goldoni. Poi è in scena con Mastroianni in Ciao Rudy per Garinei e Giovannini, per Missiroli ne Il pellicano di Strindberg, e per Squarzina in Misura per misura e ne Il ventaglio.

Rispettata e rispettosa, lei ricorda sempre gli insegnamenti e le regie di Orazio Costa. Importanti i sodalizi con i Pirandello di Giuseppe Patroni Griffi, il ritorno a Ronconi in Quer pasticciaccio brutto di via Merulana e in Alcesti di Samuele di Savinio, e l'incontro con Ugo Chiti e il suo Osceno vaudeville. E ancora da ricordare il suo Spettri di Ibsen con Massimo Castri. 

Il documentario esplora pazientemente e preziosamente un archivio anche lontano di sue interpretazioni per il video, per il cinema e per la scena, a cominciare da lei ne L'alfiere, in Jane Eyre, ne La fiera della vanità e ne Il guardiano di Moravia con regie di Majano, ne La bisbetica domata con D'Anza, passando al Gabbiano, a Filippo di Alfieri e a Le allegre comari di Windsor con Orazio Costa, a La fiaccola sotto il moggio con Giorgio De Lullo, a Ricorda con rabbia di Osborne con Mario Missiroli, a Quer pasticciaccio brutto de via Merulana con Ronconi (e regia televisiva di Giuseppe Bertolucci). Bellissima la sua introspezione della maturità che è testimoniata, in questo speciale di D'Arma-Ghezzi, dal brano in scaletta del film Mine vaganti di Ferzan Özpetek. Ma nel repertorio degli spezzoni hanno un accurato senso anche i pezzi ricavati da regie di Bolchi, di Morandi, e di Cottafavi, tra gli altri. 

E poi c'è l'Ilaria Occhini con la sua grazia e la sua cultura alle prese con almeno una decina di interviste che spaziano intensamente dal 1973 al 2016. E di lei artista e persona, che ci ha purtroppo lasciati nel 2019 a 85 anni, sempre unita al legatissimo Raffaele La Capria scomparso da poco, e madre dell'inseparabile Alexandra, questo speciale davvero speciale ha in serbo le testimonianze della scrittrice Elisabetta Rasy, del drammaturgo sceneggiatore Ugo Chiti, e del regista Ferzan Özpetek.