Spettacoli

Muti, invettiva contro l'Italia: "La vergogna di un Paese senza orchestre e con pochi teatri"

Standing ovation al Ravello Festival per il maestro e la sua orchestra giovanile Cherubini con due musicisti ucraini. "Perché la musica unisce", ha detto. E in napoletano ha aggiunto: "Per chi 'o ccapisce"
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"L'Italia è una delle nazioni che ha meno orchestre al mondo. Inutile centuplicare i conservatori che continuano a sfornare dei diplomati che non trovano lavoro". Lo ha detto Riccardo Muti che, a Ravello, ieri sera ha diretto la "sua" orchestra giovanile Cherubini nell'ambito della 70esima edizione del Ravello Festival. "Le orchestre però vanno centuplicate unicamente per portare cultura alla popolazione, non per trovare lavoro - ha aggiunto - quella del musicista non è solamente una professione ma una missione".

"Una situazione imbarazzante"

"Ci sono molti luoghi in Italia senza orchestre e senza teatri e questa non è una cosa bella, è una vergogna - ha incalzato il maestro parlando con l'Agi - Molti Paesi all'estero sono increduli di fronte questa situazione che è veramente imbarazzante", ha sottolineato.

A Muti il biglietto per il Jova beach party

E quando gli è stato chiesto come mai avesse trovato sul leggìo durante le prove, un biglietto per un Jova beach party, Muti ha sorriso: "I ragazzi mi hanno fatto uno scherzo. Io avevo sottolineato che si fa poco per la musica classica e per la musica lirica e fin troppo per altro genere di musica. Va fatto, ma non deve prendere il sopravvento su quello che si fa per la musica classica, altrimenti le generazioni future saranno sempre più ignoranti".

Nell'orchesta due musicisti fuggiti dall'Ucraina

Da pochi mesi aggregati alla Cherubini ci sono un ragazzo e una ragazza in fuga dall'Ucraina, e per loro, come per tutta l'orchestra e il maestro Muti, ci sono stati applausi a scena aperta nel corso del un programma con pagine poco conosciute ma di grande impatto emotivo presentato all'auditorium Oscar Nyermaier, in Costiera Amalfitana, la Sinfonia in do maggiore op.37 Roma di Bizet, Il lago incantato, poema sinfonico op.62 di Ljadov e Les prèludes, S 97. Poema sinfonico n.3 da Alphonse de Lamartine di Liszt, con l'Intermezzo di Fedora di Umberto Giordano come bis richiesto da una platea entusiasta.

"Che Paese siamo?"

Prima di congedarsi il maestro ha parlato al pubblico di Ravello per ribadire, ancora una volta, la necessità di interventi seri per la musica, la cultura e soprattutto per i giovani: "Questi ragazzi sono il meglio dei nostri conservatori. Se si sono diplomati con il massimo dei voti, la loro aspirazione è trovare una sistemazione in questo mondo non solo per vivere ma anche per fare cultura e trasferirla a voi. Molti di loro però hanno avuto la disgrazia di nascere in posti, sicuramente belli, perché l'Italia è tutta meravigliosa, ma che non hanno orchestre, teatri, teatri di prosa e quindi non hanno un futuro. Il nostro Paese ha una storia artistica importantissima, non importante. Questi ragazzi sono una piccola espressione numerica della qualità che c'è in Italia e sono parte di quelle persone che possono diffondere la nostra cultura ma che non hanno molte possibilità. Dico queste cose con amarezza - aveva aggiunto - Siamo il Paese della musica o della storia della musica?".

Il maestro Muti e la battuta in napoletano

Nel finale Muti ha lasciato spazio per un applauso particolare ai due musicisti ucraini che fanno parte dell'orchestra: "La musica è importante per tutti, la musica rende migliori. Sono frasi che a furia di ripeterle sono diventate retoriche e vuote - ha insistito il maestro - Lo dimostrano proprio i due musicisti ucraini che suonavano con noi e sono in Italia per qualche mese. Si sono sposati musicalmente con i nostri giovani della Cherubini - ha spiegato ancora - pur non comunicando con la lingua tra loro, la musica li ha uniti".

"Perché la musica unisce", ha aggiunto, concludendo in napoletano: "Per chi 'o ccapisce", strappando un'ultima risata al pubblico.