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Un'Arena piena di stelle: la magia di 'Turandot' negli occhi di Zeffirelli

A Verona l'opera con l'allestimento del regista. Con la divina Anna Netrebko e gli effetti speciali si chiude il calendario dedicato al regista
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Ultimo titolo di stagione, Turandot di Puccini debutta questa sera in Arena, completando il palinsesto 2022 dedicato alle produzioni di Franco Zeffirelli. Un festival nel festival.

Non poteva mancare la spettacolare messinscena dell’ultimo capolavoro pucciniano. Ideata nel 2010 — subentrando all’allestimento “cinese” di Giuliano Montando e Luciano Ricceri che ha fatto il giro del mondo — già ripresa con favore più volte. Fedele alla sua disposizione architettonica preferita (riproposta in diverse variazioni, alla Scala come al Metropolitan di New York) Zeffirelli dispose il movimento su tre gradoni su cui si affaccia la porta della Reggia di Pechino il cui profilo, tramato a segno sottile e dettagliato, accoglie l’azione. Di lì, dopo la fugace apparizione nel I atto, per tre sere si affaccerà la diva delle dive: Anna Netrebko torna sul più grande palcoscenico operistico del mondo, dopo il successo di qualche…

Ultimo titolo di stagione, Turandot di Puccini debutta questa sera in Arena, completando il palinsesto 2022 dedicato alle produzioni di Franco Zeffirelli. Un festival nel festival.

Non poteva mancare la spettacolare messinscena dell’ultimo capolavoro pucciniano. Ideata nel 2010 — subentrando all’allestimento “cinese” di Giuliano Montando e Luciano Ricceri che ha fatto il giro del mondo — già ripresa con favore più volte. Fedele alla sua disposizione architettonica preferita (riproposta in diverse variazioni, alla Scala come al Metropolitan di New York) Zeffirelli dispose il movimento su tre gradoni su cui si affaccia la porta della Reggia di Pechino il cui profilo, tramato a segno sottile e dettagliato, accoglie l’azione. Di lì, dopo la fugace apparizione nel I atto, per tre sere si affaccerà la diva delle dive: Anna Netrebko torna sul più grande palcoscenico operistico del mondo, dopo il successo di qualche settimana fa in Aida che debuttava da protagonista.

Accantonata qualsiasi remora, dopo gli indugi che hanno preceduto la presa di distanza pubblica dell’attacco russo contro l’Ucraina, il soprano s’è ripresa in poche esibizioni il suo pubblico. Così sarà con questa Turandot, caratterizzata dalla presenza in locandina di numerose star non solo del canto: la recita del 26 agosto sarà diretta da Plácido Domingo, già superprotagonista la sera prima, con tre ruoli baritonali verdiani (Macbeth, Posa e Amonasro), di un Gala scenico-operistico a tre anni dal “Plácido Domingo 50 — Arena Anniversary Night”.

Ma di suo Turandot è titolo di presa garantita sul pubblico. Non a caso della storia areniana è il quarto per numero di presenze (dopo Aida, Carmen e Nabucco); anche perché offre occasioni di applausi a scena aperta sia ai solisti sia al coro preparato da Ulisse Trabacchin, impegnatissimo fin dalla convulsa scena di popolo che la apre, sia al corpo di ballo (coreografie firmate da Maria Grazia Garofoli). Accanto a Netrebko, come in Aida, il marito Yusif Eyvazov: oramai di casa dopo il debutto di due anni fa in Trovatore, nel 2020 in The Stars of Opera e nel 2021 ancora in Turandot. «Io stessa li accompagnai nel 2018 sul palcoscenico dell’Arena proprio mentre era montata la scenografia di Turandot» ricorda Cecilia Gasdìa, sovrintendente e direttore artistico: «In quell’occasione li ho convinti a venire insieme a cantare, facendo nascere questo felice sodalizio».

Nella tre recite “russe” (4,7 e 10) sul podio ci sarà Marco Armiliato, che dal 13 agosto cederà la bacchetta a Francesco Ivan Ciampa. Completano la locandina delle prime Maria Teresa Leva e Ruth Iniesta nella parte di Liù, Ferruccio Furlanetto e Riccardi Fassi (Timur), Gëzim Myshketa (Ping), Matteo Mezzaro (Pong), Riccardo Rados (Pang), Youngjun Park (Mandarino) e Carlo Bosi come Imperatore. Grande attesa per le voci e la musica, ma smartphone pronti a fotografare la produzione zeffirelliana fiabesca e superaccessoriata nei colori, nei draghi volteggianti e nelle luci (lighting design è Paolo Mazzon) che si avvale degli sgargianti costumi disegnati dalla giapponese Emi Wada, premio Oscar nel 1986 per il film Ran.