Il teatro odierno sottoposto a un quadro di pressioni sociali e mondiali ripensa in più modi all'estremismo del 900, ai fenomeni tragici del nazismo e del fascismo. Uno spettacolo e un'installazione scenica per il lancio di un disco esprimono in modo diverso ma analogo un allarme civile, un monito contro la disattenzione politica che può favorire corsi pericolosi della nostra storia. Remo Girone ha da poco battezzato il monologo Il cacciatore di nazisti con drammaturgia e regia di Giorgio Gallione, affrontando un biopic su Simon Wiesenthal al Campania Teatro Festival diretto da Ruggero Cappuccio, con varie repliche in stagione. E per l'uscita del loro vinile Il Terzo Reich, Romeo Castellucci e il compositore elettroacustico Scott Gibbons hanno approntato un evento live di immagine e suono, un rave & record launch in programma l'8 settembre sotto le Torri di Kenzo in piazza Renzo Imbeni a Bologna.
Il Wiesenthal di Remo Girone padroneggia per due ore …
Il teatro odierno sottoposto a un quadro di pressioni sociali e mondiali ripensa in più modi all'estremismo del 900, ai fenomeni tragici del nazismo e del fascismo. Uno spettacolo e un'installazione scenica per il lancio di un disco esprimono in modo diverso ma analogo un allarme civile, un monito contro la disattenzione politica che può favorire corsi pericolosi della nostra storia. Remo Girone ha da poco battezzato il monologo Il cacciatore di nazisti con drammaturgia e regia di Giorgio Gallione, affrontando un biopic su Simon Wiesenthal al Campania Teatro Festival diretto da Ruggero Cappuccio, con varie repliche in stagione. E per l'uscita del loro vinile Il Terzo Reich, Romeo Castellucci e il compositore elettroacustico Scott Gibbons hanno approntato un evento live di immagine e suono, un rave & record launch in programma l'8 settembre sotto le Torri di Kenzo in piazza Renzo Imbeni a Bologna.
Il Wiesenthal di Remo Girone padroneggia per due ore una wunderkammer, un'immaginaria stanza del suo Centro di documentazione ebraica di Vienna, e tra faldoni e schedari con 22.500 nomi di SS e di alti responsabili dell'Olocausto, in uno spazio anche foderato di piccoli primi piani oculari di tante vittime della Shoah, questa specie di oratore ripercorre la parabola degli orrori che lo spinse nel dopoguerra, da superstite dei lager (dove s'era salvato da architetto e disegnatore costretto a ritrarre sagome propagandistiche di Hitler), a crearsi una coscienza di detective mondiale di ex nazisti. Munito di un certo stile inglese, Girone documenta le micidiali pratiche dei campi di concentramento, con successive vicende da investigatore. "La cosa importante - confida il protagonista - è il richiamo della memoria ai luoghi di sterminio di ebrei, zingari omosessuali. Il mio Wiesenthal afferma che chi è sopravvissuto ha il dovere di non trascurare i sintomi che possono ricondurre a inferni di questo tipo, a conati di fascismo, razzismo e antisemitismo" .
Nell'installazione Il Terzo Reich di Castelluci e Gibbons, (circolante in più declinazioni dal 2020) invece, il flusso comunicativo si basa su una serialità di quattordicimila termini: in occasione del prossimo 8 settembre (il disco esce già l'1) viene lanciato il vinile con le musiche di Gibbons che aiutano a riflettere ancora più a fondo sull'uso aggressivo della parola. "La velocità di sequenza dei nomi - precisa Castellucci - è commisurata alla capacità retinica di trattenere una parola che appare nel baleno di un ventesimo di secondo. Il frenetico susseguirsi dei lemmi fa sì che solo alcuni rimangano impressi nella corteccia visiva di ciascun spettatore, destinato a collezionare parole in proporzione alla quantità. Non il cosa, ma il quanto. Senza spazio al discernimento". Eccola, la dittatura degli autoritarismi, è l'avvertimento del teatro.