Irina Brook: “Non ho seguito la strada di papà”
di Anna Bandettini , di Anna BandettiniLo scorso 2 luglio, la notizia della morte del padre, l'immenso regista Peter Brook, l'aveva raggiunta proprio qui, alla Scala, dove provava con gli allievi dell'Accademia, la scuola di perfezionamento del teatro milanese che dal 2000 specializza nei mestieri dello spettacolo, dal canto alla fotografia. "Ci vorrò un tempo lungo di elaborazione ma quella morte che ha scosso tutti nel mondo, non è stata uno shock per me. Da almeno tre anni si stava spegnendo e quando vedi un uomo attivo e brillante che invecchia e che il suo corpo risponde sempre meno, non è bello. La morte può essere quasi un sollievo", dice Irina Brook, nuovamente al lavoro alla Scala per la sua regia di Il matrimonio segreto di Cimarosa, vivacissima commedia degli equivoci che si vedrà dal 5 al 19 settembre con l'orchestra e i solisti dell'Accademia diretti da Ottavio Dantone, uno specialista di musica settecentesca. Bionda, sessantenne, solare, una gra…
Lo scorso 2 luglio, la notizia della morte del padre, l'immenso regista Peter Brook, l'aveva raggiunta proprio qui, alla Scala, dove provava con gli allievi dell'Accademia, la scuola di perfezionamento del teatro milanese che dal 2000 specializza nei mestieri dello spettacolo, dal canto alla fotografia. "Ci vorrò un tempo lungo di elaborazione ma quella morte che ha scosso tutti nel mondo, non è stata uno shock per me. Da almeno tre anni si stava spegnendo e quando vedi un uomo attivo e brillante che invecchia e che il suo corpo risponde sempre meno, non è bello. La morte può essere quasi un sollievo", dice Irina Brook, nuovamente al lavoro alla Scala per la sua regia di Il matrimonio segreto di Cimarosa, vivacissima commedia degli equivoci che si vedrà dal 5 al 19 settembre con l'orchestra e i solisti dell'Accademia diretti da Ottavio Dantone, uno specialista di musica settecentesca. Bionda, sessantenne, solare, una grande somiglianza con la madre, la grande attrice Natasha Parry morta nel 2015, la regista Irina dice che "Cimarosa è un po' Woody Allen".
In che senso?
"Il matrimonio segreto è un dramma giocoso che racconta le persone come sono con leggerezza e profondità, proprio come un film di Allen. Ed è scritta benissimo per essere recitata: se decidi che i personaggi non sono caricature ma hanno una psicologia, è già tutto lì, pronto".
Pronto per cosa?
"Per una storia dove scorre la vita. Non a caso, nessun personaggio è solo una cosa: Carolina, la protagonista innamorata di Paolino ma desiderata dal conte, non è la modesta ragazza che appare e qui ho la fortuna che le cantanti del doppio cast hanno un bel temperamento dandole nuove sfumature. Così come Elisetta non è solo la sorella stizzosa, ma è quasi un'eroina. Immagini cosa sia per una teenager desiderare di sposare un conte e scoprire che lui non la guarda nemmeno".
È una regia femminista?
"Femminista non so, ma è una lettura dalla parte delle donne. Una commedia su una casa di pazze donne single da raccontare nella loro verità, umanità, alla Woody Allen o alla Almodovar".
La scena è una serie di gigantesche copertine del libretto e una gran quantità di oggetti marini, coralli, sagome di pesci... Perché?
"Non c'è un significato profondo. Volevo un set neutrale, per una storia naturalistica che però non è cinema. Sono andata di fantasia, anche nei costumi".
Sente un'eredita paterna nel suo lavoro?
"Mio padre era il primo a volere che io trovassi la mia strada e, nonostante il peso sulle spalle, sento di averla trovata e molto differente dalla sua. Riprodurre gli spettacoli di Peter Brook sarebbe la cosa più terribile del mondo".
Come tener viva la memoria di Brook?
"Non è un mio compito. Ci sono molte persone, gli attori che hanno ascoltato i suoi consigli, Marie-Hélène Estienne che ha lavorato con lui per 40anni, Nina Soufy, mia zia, e altri colleghi che possono trasmettere la sua esperienza teatrale. Io non ho spazio per diventare la guardiana del museo".
Ha tanti progetti ?
"Sì, specie in Italia mi fa molto piacere. A gennaio al Biondo di Palermo farò Seagull Dream il cui nucleo centrale è Il gabbiano di Cechov, ma prima dal 28 novembre con lo Stabile di Venezia, proseguirò il lavoro di The House of us, un progetto enorme, un work in progress in tre capitoli, La Madre, La Figlia, Il Figlio, cui forse seguirà Il Padre, che è la mia storia famigliare ma che si allarga alla vita di tutti noi. A Venezia si vedrà la nuova versione con giovani interpreti e l'attore Geoffrey Carey, del capitolo su La Madre, un percorso nei miei pensieri più intimi, nella solitudine, ma anche nella necessità di condivisione con l'altro, in una installazione immersiva visuale, fotografica, performativa. Sì perché a lungo mi sono sentita come una bottiglia col tappo, ora che è saltato, la mia creatività si è liberata, come se fossi uscita dall'ombra. Ci ho impiegato tanto, forse ero spaventata. Ma ora esorto i giovani, con cui adoro lavorare, ad avere coraggio. Se non hai paura, puoi fare qualunque cosa".