'Oriente Occidente', il festival che abbatte le frontiere
di Anna Bandettini , di Anna BandettiniNon c’è manifestazione teatrale che quest’anno non abbia mostrato attenzione al tema dei confini o delle migrazioni, spesso attenzioni sospette, dettate più dalla moda del momento che da reali interessi. A un festival 'storico' di danza come è quello di Rovereto, Oriente Occidente, però, non si si può rimproverare nulla, visto che da oltre 40 anni programmaticamente abbatte frontiere geografiche e artistiche, forte di gloriose edizioni quando ospitava i “maestri” di diverse tradizioni e culture teatrali del mondo.
Quest’anno, in corso fino al 10 settembre in vari luoghi di Rovereto, il programma, decisamente ridimensionato rispetto alle edizioni passate, è dedicato ai 'mediterranei', cioè ai paesi del 'mare nostrum' luoghi plurali, nelle identità, relazioni e nei generi artistici (“Plurale significa aprirsi, allargare i propri orizzonti a una molteplicità di voci”, spiega Lanfranco Cis, direttore artistico del festival), e infatti a inaugurarlo in una location particolare, il Giardino Bridi de Probizer, è stato non uno spettacolo ma un delicato concerto di Ballaké Sissoko, protagonista della musica del Mali, suonatore di kora, l’arpa-liuto dell’africa occidentale.
Ma è la danza il baricentro del festival e dunque ecco il coreografo siciliano Roberto Zappalà con Naufragio con spettatore che dall’Odissea raccontare le rotte dei migranti di oggi (il 6), la brasiliana Lia Rodrigues che riscopre gli 'Encantado'”, creature quasi magiche della cultura carioca il 7, la bailaora e coreografa Rafaela Carrasco che l’8 esplora il mito femminile di Arianna con il flamenco, la compagnia libanese/spagnola di Guy Nader e Maria Campos con Made of space (il 9) e via via fino al 10 con il coreografo di Singapore Kuik Swee Boon con Pán. Ospitalità molto diversificate che confermano più una coerenza culturale col tema del festival che il valore di un progetto, almeno a vedere gli spettacoli che hanno aperto il calendario: Mourad Merzouki, direttore del Centro coreografico nazionale di Créteil in Francia, artista hip hop, ha riletto con la compagnia Käfig in Zéphyr il mito di Ulisse, ma non bastano ad emozionare i dieci bravissimi danzatori hip hop, e così Lamenta di Koen Augustjnen e Rosalba Torres Guerrero ripetitiva danza rituale sui miroloi, i canti tradizionali di addio della Grecia rivisitati in chiave contemporanea.
Anche la scoperta di 'nuove rotte' della danza che da sempre è la vocazione di Oriente Occidente ha mostrato un panorama meno ricco dei nuovi linguaggi, quasi tutto italiano: Luca Brinchi, Karima DueG e Irene Russolillo in If there is no sun hanno montato le memorie di un viaggio di lavoro tra Italia e Senegal che parte con una suggestiva danza tra grovigli di immaginarie alghe ma poi perde un po’ l’obiettivo. Mentre Carlo Massari ha presentato con Larva uno piccolo studio che con Blatta e Sapiens, compone un lavoro sulle 'metamorphosis'; in collaborazione con Danza Urbana XL, Pablo Girolami ha firmato il site specific Manbuhsona, Pietro Marullo ha creato tre installazioni/performance multdisciplinari. Da vedere ancora, sempre tra i giovani, Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi con Aerea e Silver veiled (8 e 9). Ma la chiusura il 10 sarà tutta con l’energia ritmica e la pizzica tarantata del Canzoniere Grecanico Salentino coi brani dell’album Meridiana, dove a ballare, c’è da giurare, saranno gli spettatori.