'Broken Chord', la Storia in forma di danza per parlare di attualità
di Anna Bandettini
A TorinoDanza la vera storia dell'African Choir, ensamble sudafricano attivo a fine Ottocento dimenticato e emarginato
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La storia vera è quella dell’African Choir, l’ensemble musicale del Sudafrica che verso la fine del diciannovesimo secolo decise di fare una tournèe tra Gran Bretagna, Canada e Usa: nonostante il successo, fu presto dimenticato e emarginato, rivelando il razzismo deglialtri continenti. A raccontarcela, in uno spettacolo che è memoria, denuncia, dolore, ma senza rinunciare alla leggerezza, è un “quasi” musical, Broken Chord, un bel lavoro fatto di musica, danza, parola, azione: una forma di teatro-danza che restituisce una vasta gamma di atmosfere, dall’emozione del canto corale al fascino turbinoso della danza africana, dal rigore dello stile contemporaneo allo struggimento tristissimo di chi è espropriato dalla propria cultura.
Lo hanno ideato il musicista Thuthuka Sibisiha e il coreografo sudafricano Gregory Maqoma, anche in scena da protagonista, con quattro notevoli cantanti-performer e il coro Torino Vocalensemble e riflette sulla memoria ma anche su questioni urgenti come migrazione, confini, identità, confronti culturali, senza semplificazioni o piagnistei, ma anzi con slanci visionari, col piacere della danza (si vede che Maqoma ha studiato in Europa con Anne Teresa Dee Keersmaecker) e bella energia.
Broken Chord, che il 2 ottobre è da vedere in replica al Festival Aperto di Reggio Emilia, conferma la fortunata serie di lavori di TorinoDanza dove è stato ospite nei giorni scorsi. Il festival piemontese, diretto da Anna Cremonini e organizzato dallo Stabile in quelle fucine creative che sono le Fonderie Limone di Moncalieri – e lo raccontava una performance site specific della coreografa Ambra Senatore, qualche settimana fa, in apertura del programma - ha in serbo altre sorprese interessanti: dall’imminente arrivo del lavoro del francese Christian Rizzo con il breakdancer Nicolas Fayol ( 5 – 6 ottobre), alla coreana Eun-Me Ahn con Dragons il 7 – 8, Amala Dianor dal Senegal, cioè la nuova generazione della danza africana (13- 15) , la compagnia giovanile di Hofesh Shechter (21 –22) e soprattutto in chiusura il 25 e 26, l’attesissimo visionario norvegese Alan Lucien Øyen vicinissimo al teatrodanza, regista di parole, movimento con Story, Story, Die che brucia già dal tema: amore e bugie.