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Vincenzo Salemme: "Da Eduardo ho imparato la nobiltà del capocomico"

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Dopo il successo della passata stagione (cento repliche, oltre 80 mila spettatori) il regista e attore torna in teatro con 'Napoletano? E famme 'na pizza', rassegna di cliché sulla sua città
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Da giovane a teatro Vincenzo Salemme è stato diretto da Eduardo De Filippo, i primi tre film li ha fatti con Nanni Moretti, poi al cinema l’hanno voluto anche Martone, Tornatore e Rubini, spesso Carlo Vanzina, e ha firmato dodici film, allestendo tante sue commedie. Dopo 100 repliche riprende il 14 ottobre (fino al 6 novembre) al Diana di Napoli un testo-decalogo di tutti i luoghi comuni sui partenopei (da un suo libro per Baldini+Castoldi) che senza mezzi termini s’intitola Napoletano? E famme ‘na pizza!, in replica ancora a Forlì (18-20 novembre), Bologna (25-16 novembre), Firenze (1-4 dicembre), Milano (13 dicembre - 8 gennaio) e Roma (12-19 gennaio). E ha in mente di realizzare in tv tre suoi testi.

Il suo Wikipedia elenca 47 film e 32 spettacoli. E’ più un artista di cinema che di teatro? 

Ma noo. I 32 lavori dal vivo sono del mio repertorio. Non considerando le recite con Eduardo e con Luca, e con Cecchi, con Mauri, e altr…

Da giovane a teatro Vincenzo Salemme è stato diretto da Eduardo De Filippo, i primi tre film li ha fatti con Nanni Moretti, poi al cinema l’hanno voluto anche Martone, Tornatore e Rubini, spesso Carlo Vanzina, e ha firmato dodici film, allestendo tante sue commedie. Dopo 100 repliche riprende il 14 ottobre (fino al 6 novembre) al Diana di Napoli un testo-decalogo di tutti i luoghi comuni sui partenopei (da un suo libro per Baldini+Castoldi) che senza mezzi termini s’intitola Napoletano? E famme ‘na pizza!, in replica ancora a Forlì (18-20 novembre), Bologna (25-16 novembre), Firenze (1-4 dicembre), Milano (13 dicembre - 8 gennaio) e Roma (12-19 gennaio). E ha in mente di realizzare in tv tre suoi testi.

Il suo Wikipedia elenca 47 film e 32 spettacoli. E’ più un artista di cinema che di teatro? 

Ma noo. I 32 lavori dal vivo sono del mio repertorio. Non considerando le recite con Eduardo e con Luca, e con Cecchi, con Mauri, e altri. E in passato un titolo di teatro durava 8-9 mesi, oggi la metà. Io vivo molto di più in scena.

Come è cominciata la sua vocazione?

Già al liceo organizzavamo commedie. Al Posillipo di Napoli per una Napoli milionaria cercavano il figlio, e io nel ‘76, a diciotto anni, venni accettato, passando presto a protagonista. Poi feci Nu bastone chiacchierone di Petito al San Carluccio in compagnia con Marisa Laurito e Linda Moretti. Dopo venne Ballata e morte di un capitano del popolo con Tato Russo. Mi notò Sergio Solli, attore di Eduardo, e mi segnalò al Maestro che cercava comparse per la tv, e che rispose: “No, facciamogli pronunciare qualche battuta a ‘sto ragazzo, così piglia la paga”. Piacqui a Pupella Maggio, che lo convinse a farmi l’audizione anche per Il cilindro con lei, Monica Vitti, Ferruccio De Ceresa, Luca. Eduardo mi chiese “Non avete paura d’un provino davanti a tutti?”, gradì la mia faccia tosta, e mi prese.

Segue l’ingresso in compagnia, col pubblico...

Sì. Festeggiando il compleanno al Teatro Tenda, Eduardo mi volle con Gassman, Vitti e Mastroianni, a cui feci da spalla ne L’arte della commedia. L’anno dopo recitavo nei suoi Gennareniello, Dolore sotto chiave e Sik Sik dove ero un orchestrale che rullava fuori tempo. Finivamo all’una di notte, e lui annunciava ancora poesie. Tra l’80 e l’81 passò il testimone a Luca, col quale feci al Valle La donna è mobile, e un Don Giovanni dove ero Sganarello, e altri testi. Finché nel ‘90, dopo aver lavorato con Gianfelice Imparato in Golpe e ne Il muro, fondai la compagnia "Chi è di scena" insieme a mia moglie Valeria.

Inizia il capocomicato tutto a base di suo repertorio, regie, e scritturati.

Un meccanismo cui non ho più rinunciato, che m’assicura il contatto diretto con la gente. Il primo botto è nel ‘93 per La gente vuole ridere con Buccirosso, Casagrande, Paolantoni, Paone, e poi venne E fuori nevica!….

Nell’81 lei inizia un percorso parallelo in cinema.

Sì, con tre film di Nanni Moretti. Mi scoprì per caso al Valle, e mi chiese d’entrare in Sogni d’oro. Dopo fu la volta di Bianca e di La messa è finita. Con Martone ci conoscevamo dalla scuola, e mi propose Morte di un matematico napoletano. Sono stato un fantasista di varietà in Baarìa di Tornatore. Ho partecipato a vari film di Carlo Vanzina, tra stima e amicizia. Rubini ha tenuto a me ne I fratelli De Filippo per la mia appartenenza.

E ha creato una sua cinematografia.

Non sono un regista nel senso tecnico della parola. Nel ‘98 m’è stato chiesto un film dalla mia commedia L’amico del cuore. Ora mi riesce naturale. La pratica teatrale si diversifica nelle repliche e nelle platee. Il cinema, dove non hai riscontri, dovrebbe recepire l’imprevisto come le Metamorfosi di Ovidio. Io in tv faccio un teatro in diretta, non registrato. Ora ho un altro progetto televisivo basato su tre mie commedie, dal vivo.

Quante volte è mutato il suo attuale spettacolo?

E’ rimasto un catalogo dei clichè sui napoletani. Come si può parlare con una risatina dei tanti percettori del reddito di cittadinanza? E si può continuare con la retorica de 'A livella di Totò, di canto, Vesuvio, San Gennaro, tifo per il Napoli, scaramanzia, imbroglioni?

Che c’è di immutabile nel Dna di Salemme dai suoi 18 ai suoi 65 anni attuali?

Io temo d’avere la stessa struttura dei pensieri: il mondo è una realtà variabile, ma io sono in un uovo trasparente, non reagisco bene, mi chiudo in me stesso, e solo grazie al dolore ho imparato che la vita ti può sorprendere. Anche la comicità è un clichè, non evolve, ridi sempre se qualcun altro scivola, e l’unica responsabilità è la condivisione col pubblico.