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Nell'Otello tutto al femminile Federica Fracassi è Iago: "Noi donne puliamo gli occhi degli spettatori"

Il testo shakesperiano con 8 attrici messo in scena da Andrea Baracco debutta il 20 ottobre al Tetro Cucinelli di Solomeo (Pg)
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In più teatri italiani è atteso un Otello con 8-attrici-8, uno spettacolo dello Stabile dell’Umbria con regia di Andrea Baracco e con traduzione e drammaturgia di Letizia Russo che debutterà il 20 ottobre al Teatro Cucinelli di Solomeo, con una prima tournée (Milano, Bologna, Spoleto, Perugia, Genova, Napoli..) fino a dicembre, per poi tornare in scena la stagione prossima. Fa pensare a due imprese con cast tutto esclusivamente femminile di Luca Ronconi, La tragedia del vendicatore di Middleton del 1970 con 18 attrici, e Ignorabimus di Holz del 1986 con 4 attrici, quest’odierna proposta d’un capolavoro di/da Shakespeare che vede all’opera Federica Fracassi (Iago), Ilaria Genatiempo (Otello), Cristiana Tramparulo (Desdemona), Verdiana Costanzo (Cassio), Francesca Farcomeni (Brabanzio / Emilia), Valentina Acca (Roderigo), Viola Marietti (Clown) e Federica Fresco (Doge / Ludovico / Bianca).

Il regista sostiene che questa scelta all-fem…

In più teatri italiani è atteso un Otello con 8-attrici-8, uno spettacolo dello Stabile dell’Umbria con regia di Andrea Baracco e con traduzione e drammaturgia di Letizia Russo che debutterà il 20 ottobre al Teatro Cucinelli di Solomeo, con una prima tournée (Milano, Bologna, Spoleto, Perugia, Genova, Napoli..) fino a dicembre, per poi tornare in scena la stagione prossima. Fa pensare a due imprese con cast tutto esclusivamente femminile di Luca Ronconi, La tragedia del vendicatore di Middleton del 1970 con 18 attrici, e Ignorabimus di Holz del 1986 con 4 attrici, quest’odierna proposta d’un capolavoro di/da Shakespeare che vede all’opera Federica Fracassi (Iago), Ilaria Genatiempo (Otello), Cristiana Tramparulo (Desdemona), Verdiana Costanzo (Cassio), Francesca Farcomeni (Brabanzio / Emilia), Valentina Acca (Roderigo), Viola Marietti (Clown) e Federica Fresco (Doge / Ludovico / Bianca).

Il regista sostiene che questa scelta all-female non ha a che fare con razzismi contro il Moro, con femminicidi come quello ai danni di Desdemona o con nuove estetiche, e si spiega piuttosto con un ribaltamento dei canoni nella nostra epoca. Fa intendere, Andrea Baracco, che la natura imprendibile di Shakespeare riversata nell’identità-cardine d’uno Iago che smaschera tutti e se stesso, e che qui conversa col pubblico con apposite battute aggiunte, favorisce proprio un’indifferenza di genere, o un’esplicita connotazione di donna, pratica estesa agli altri personaggi. Magari per ribaltare i trascorsi del teatro elisabettiano con in scena solo uomini.

Federica Fracassi, lei è impegnata nei panni dell’accentratore Iago, con un ruolo-ponte nei riguardi della platea: che percorso ha fatto questa squadra d’attrici?

"Da subito il regista e la drammaturga hanno chiarito che una compagnia di sole donne non aveva alcun significato sessuale. Una formazione femminile era destinata in modo inedito a pulire gli occhi agli spettatori. Puntando a ottenere più attenzione per le parole. Ne fa cenno fin dall’inizio il mio Iago, un persuasore occulto che è molto padrone del linguaggio e dell’immaginazione, finché a un certo punto perderà il controllo di questi meccanismi del male, diventando lui stesso vittima del suo progetto. Tutte assieme, noi interpreti, è come se dicessimo: preoccupatevi, perché a ognuno di voi può capitare di infliggere ingiustizie, o di subirne, e potreste non essere in grado di raccontarlo".

Che modi di dire contemporanei si trova a gestire, oltre alle battute della tragedia di Shakespeare?

"Qui Iago, per come lo devo affrontare, ha più livelli di azione e di rappresentazione. Gli interventi frontali scritti da Letizia Russo fanno sì che lui domandi agli spettatori se hanno capito quanto ciò che succede li riguarda. Scavo nelle coscienze di ognuno, tendo trappole. Ci sono abissi verbali su cui si sono soffermati Agostino Lombardo, e anche, con Otello/Davoli e Iago/Totò in Che cosa sono le nuvole?, Pier Paolo Pasolini. Al mio Iago tocca portare alle estreme conseguenze cose piuttosto intuibili: Otello è un guerriero abituato a agire d’istinto, Desdemona era stufa della vita di figlia reclusa e a suo rischio scopre una natura intima avventurosa, Cassio sembra un damerino e se si ubriaca forse è un trombatore. Ognuno supera una soglia, e Iago ne fa una trama, con una brutta fine anche per sé. Io metto in guardia uno a uno quelli del pubblico".

È la prima volta che ha lavorato con una formazione di sole attrici?

"Ho fatto un’esperienza simile sei anni fa con Motus per Raffiche dedicato a Splendid’s di Genet, con cast integralmente di donne e rielaborazione di personaggi nati maschi, mi trovo bene, a condividere uno spettacolo con sole colleghe. Il rapporto che si crea è divertente, ed è magari un po’ faticoso entrare e uscire da ogni andata in scena in panni di uomini. La regia di Baracco qui permette molte libertà di ricerca, e di trasformazione. Viene raccomandato solo un rigoroso ascolto fra noi, mentre è naturale una generosità comune nella nostra logica di gruppo".

Quali pregi, quali sollecitazioni offre quest’impresa?

"Bellissimo è il testo odierno e fedele, con appendici, di Letizia. Ora anziché una Desdemona vittima, distrutta, svenevole e pallida lì solo ad aspettare d’essere strangolata, c’è una parte che è forte, vitale, un po’ rock. Mi piace il rapporto tra il mio Iago e Roderigo. La regia di Andrea mi aiuta a sottrarre, e gli sono riconoscente per il less-is-more, poi però ridiamo anche spesso. Sono fortunata per varie direzioni che ho avuto, per il lavoro sulla voce, sul nucleo, sulla pulizia e sulla ricchezza dell’anima che devo nel tempo a Walter Malosti, a Renzo Martinelli, a Veronica Cruciani, e a Valerio Binasco per il recente Sedie di Ionesco. Se guardo indietro al passato degli Otello, l’interpretazione più affascinante e frugale di Iago era quella, documentata, di Salvo Randone: che bravura moderna".

Quante Federiche Fracassi sono esistite, fino a oggi? 

"Sulle prime ho impersonato una Federica ribelle, una ragazzina anche timida che aveva bisogno di buttare fuori la fisicità. Poi c’è la Federica che sui 30 anni ha scoperto la prosa del dire della donna cresciuta. Dopo è venuta la Federica un po’ borghese per Ibsen o Balzac (a cui corrispondevo poco: io lotto, col teatro classico). Adesso c’è la Federica che esplora il femminile e il neutro: un tramite. Ah, sono orgogliosa della Federica che da 18 anni ha sostenuto con Martinelli e Francesca Garolla il Teatro i di Milano che purtroppo ora a dicembre, per un contesto inaffrontabile, chiude".

Una battuta di Iago? 

"Chi direbbe mai che in questa storia il cattivo sono io?".

Che effetto le fa avere la maggiore esperienza teatrale, e l’età più consapevole, nel cast di 'Otello'?

"Gli anni di professione e di vita servono, sono oggetto di scambio. Il corpo sente la differenza, loro la mattina sono subito belle, io talvolta un po’ devastata, però avverto interiormente una grande energia giovane, e lo capisco da come ci intendiamo, io e le ragazze che hanno 20 anni meno di me. Ciò detto, il mio fisico mi innervosisce, se non segue le mie idee, i miei addominali, i miei esercizi. Ma lo guardo con simpatia e amore".