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Claire Gibault, la direttrice d'orchestra a 'L'eredità delle donne': "Nel mio mestiere ancora troppe discriminazioni"

Claire Gibault, la direttrice d'orchestra a 'L'eredità delle donne': "Nel mio mestiere ancora troppe discriminazioni"
L'artista, fondatrice di un concorso per giovani direttrici d'orchestra, porta la sua testimonianza al festival sull'empowerment femminile: "I miei docenti non mi prendevano mai sul serio"
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Musica, Maestra: bello osservare l'eleganza di un gesto femminile sobrio e rigoroso lanciato dall'alto del podio verso una massa di orchestrali collocati in buca. Quel movimento carismatico genera un suono collettivo ben organizzato. La direttrice francese Claire Gibault è la Maestra di cui stiamo parlando. Affascinante, precisa, essenziale. Protagonista di una splendida carriera, Claire sarà al centro di un incontro pubblico il 23 ottobre (dalle 15 alle 15 e 30) presso la Manifattura Tabacchi di Firenze, nell'ambito della manifestazione "L'eredità delle donne", a cura di Serena Dandini. Non ci si stanca mai di ascoltarla quando descrive il suo particolare lavoro, che implica un ruolo fertile di interrogativi riguardo allo spazio raggiunto dalle donne nella gestione del potere. La figura di chi comanda musicalmente numerose persone, traducendole in un organismo unitario, è un emblema del dominio in ogni campo (il film Prova d'orchestra di Fellini insegna). Per questo, in una civiltà controllata dagli uomini, le donne sono state escluse dall'arte della direzione orchestrale. Censurate dai diktat maschili o maschilisti.

Ma da un po' di tempo le cose stanno cambiando. Leggermente. Non molto. Tuttavia è un inizio, di cui Claire è stata un tassello decisivo, governando per prima un'orchestra in Francia e guidando compagini superbe nel mondo. Quest'anno è uscita la sua autobiografia, Direttrice d'orchestra - La mia musica, la mia vita (add editore), che narra con tono schietto il suo intenso tragitto artistico e personale (ha adottato come madre single due bambini del Togo, è stata per cinque anni parlamentare a Bruxelles, si è convertita alla religione ortodossa vivendola con somma partecipazione).

"Mi capita spesso di rievocare i pregiudizi che hanno segnato tutto il mio percorso", racconta Gibault dalla Francia. "Sono figlia di un musicista che mi adorava e mi ha dato sempre fiducia, e ho capito fin da piccola che la musica sarebbe stata il mio destino. Ma quando ho intrapreso la via della direzione sono cominciate le difficoltà. I docenti potevano essere deliziosi con me, in quanto simpatica e non brutta. Però non mi prendevano mai sul serio. Percepivo arroganza e disdegno. Sembravano convinti che il mio fosse sotanto un gioco. Atteggiamento frustrante e umiliante per me".

Quale fu il suo primo incarico professionale?

"Divenni direttore di un gruppo di musica da camera francese e poi fui presa come assistente del maestro John Eliot Gardiner all'Opera di Lione, un teatro prestigioso dove mi scontrai con innumerevoli ostacoli. Una volta accadde che un direttore, di cui non voglio dire il nome, arrivasse a dire ai musicisti: se suonerete condotti da lei, io lascerò il teatro. Diressi lo stesso e lui naturalmente non se ne andò. In seguito ho avuto approdi che mi hanno resa sempre più solida, e per esempio ho diretto formazioni importanti come l'orchestra della Scala e i Berliner Philharmoniker. Sono stata a lungo assistente di Claudio Abbado, col quale ho stabilito un'intesa che mi ha incoraggiata e fortificata. Lui mi ascoltava, assisteva alle mie prove, chiedeva il mio parere su ogni cosa. Mi ha trasmesso la sua concezione della musica come profonda condivisione con tutti i musicisti".

Ha faticato a trovare il suo stile direttoriale, la sua impostazione?

"In principio non riuscivo a conquistare l'arte della comunicazione pacifica ed esprimevo un autoritarismo molto maschile. Mancavo di quella diplomazia e intelligenza umana che si acquisiscono con l'età. Per non sedurre nessuno diventavo dura. Non volevo essere amata per lo charme o l'aspetto fisico, perciò mi annullavo. Non sorridevo mai e indossavo abiti neri e larghi. Avevo una personalità priva di garbo. L'ho capito nel tempo e anche prendendo molte botte in testa. Pensavo solo a impormi. Ma se l'autoritarismo agli uomini è concesso, alle donne non viene perdonato. Via via ho imparato a relazionarmi. Oggi, con i musicisti dell'orchestra che ho formato, la Paris Mozart Orchestra, ho conquistato un rapporto armonioso e paritario da ogni punto di vista".

Nel 2020 lei ha fondato un concorso per direttrici d'orchestra, "La Maestra". Con un'iniziativa del genere non si rischia di mettere in atto una sorta di ghettizzazione?

"No. Sono convinta che ce ne fosse bisogno. Prima della nascita de "La Maestra", solo il quattro per cento dei direttori d'orchestra erano donne. Ora, dopo due anni di concorso, sono il dieci per cento. In questo mio mestiere circolano a tutt'oggi troppe discriminazioni. Nessun concorso di direzione nel mondo è presieduto da una donna e sono sempre pochissime le musiciste selezionate per le competizioni. Sono stata membro di giurie di concorsi in Messico e a Tokyo, e in tali occasioni ho sentito commenti di volgarità inammissibile sulle candidate. C'è ancora molto da fare".