Lella Costa e l'amore senza età: l'attrice va in scena sul lettone di Haruf
In un momento dove sembra non si possa fare a meno di urlare, una storia delicata e intima è importante. Quella dei due ultrasettantenni, Addie Moore e Louis Waters, lo è: sono due vedovi vicini di casa e un giorno lei chiede a lui di passare le notte insieme, dando inizio a una amicizia, che forse è amore, affetto, serenità, un sentimento timido, schivo, perfino timoroso di espandersi, che i figli e “gli altri” non capiscono e non accettano.
“Le nostre anime di notte l’avevo letto tempo fa per un recital al Franco Parenti e me ne sono innamorata, ho cercato di avere i diritti e adesso eccoci qua a recitare questa magnifica storia”. Parla Lella Costa che è, con Elia Schilton, la protagonista della prima versione teatrale del bestseller postumo (pubblicato da NN editore) di Kent Haruf, lo scrittore americano morto nel 2014. Le nostre anime di notte andrà in scena al Teatro Carcano di Milano,…
In un momento dove sembra non si possa fare a meno di urlare, una storia delicata e intima è importante. Quella dei due ultrasettantenni, Addie Moore e Louis Waters, lo è: sono due vedovi vicini di casa e un giorno lei chiede a lui di passare le notte insieme, dando inizio a una amicizia, che forse è amore, affetto, serenità, un sentimento timido, schivo, perfino timoroso di espandersi, che i figli e “gli altri” non capiscono e non accettano.
“Le nostre anime di notte l’avevo letto tempo fa per un recital al Franco Parenti e me ne sono innamorata, ho cercato di avere i diritti e adesso eccoci qua a recitare questa magnifica storia”. Parla Lella Costa che è, con Elia Schilton, la protagonista della prima versione teatrale del bestseller postumo (pubblicato da NN editore) di Kent Haruf, lo scrittore americano morto nel 2014. Le nostre anime di notte andrà in scena al Teatro Carcano di Milano, che produce lo spettacolo, dal 17 al 27 novembre con una anteprima al Teatro La Bolla di Bollate il 3 novembre.
Lella Costa, si tratta di un adattamento scenico dal romanzo?
“Una versione teatrale di Emanuele Aldrovandi che però mantiene intatta la struttura narrativa. Non è cioè sceneggiato come il film del 2017 con Robert Redford e Jane Fonda. La regia di Serena Sinigaglia, che ci ha dato la sua entusiastica adesione, ha immaginato una scena molto bella, colorata e non proprio realistica”.
E che ne è della cittadina di Holt dove sono ambientati tutti i romanzi di Haruf?
“C’è, nelle parole degli altri abitanti che vengono riportate dai due protagonisti e in una atmosfera tra Hopper e la provincia americana che conosciamo da tanti romanzi e che è universale. Nella scena, l’elemento centrale è il letto, luogo magico, irreale, spazio delle 'anime di notte’ dove vive questa storia d’amore in terza età. Il letto simboleggia un luogo che è solo loro, fatto di leggerezze, di pezzi di vita, di ricordi, di dolori. Qui succederà qualcosa, che alla fine, spogliata di tutto la scena, lascerà posto solo a questa relazione di cui i due protagonisti ormai non riusciranno a fare a meno”.
Tra Addie e Louis, alla fine, cosa c’è? Amore, attrazione, sesso, solitudine?
“E’ un racconto profondo, che ci dice come anche le amarezze facciano parte dell’amore, e che anche i più bei sentimenti si scontrano con quelli bui. Nel caso di Addie è così per l’atteggiamento del figlio, del cui disagio sente la responsabilità e sa che è lei a doverne pagare il conto. Ma accanto a questo trovo così dolce quell’incontro tra due persone non più giovani che vivono l’imbarazzo, l’eccitazione di quando ti vedi la prima volta e senti che è tutto nuovo quello che succede”.
Identificata?
“Per questioni anagrafiche sicuro. Scherzo. Addie è una donna entusiasmante, è lei che decide di provare l’esperienza e chiamare Louis. E’ l’esempio di quel femminile che sa buttarsi, tentare. Se poi mi chiede se la vecchiaia mi piace, le dico che non l’ho presa bene. Forse giusto ora che sono anche nonna, grande risarcimento di tutti questi anni difficili, mi sembra accettabile. Tutti inneggiano al fatto che la vita s’allunga, ma nessuno ti dice come si fa”.
Lei però fa, e fa un mucchio di cose: recita, fa teatro ed è anche da un anno nella direzione artistica di uno dei teatri più grandi e storici di Milano, il Carcano.
“E’ un privilegio. Al Carcano ci sono tanti progetti e credo che abbiamo una delle più belle stagioni teatrali di Milano. Lavoriamo in gruppo, tra l’altro con molte donne, e proprio per spirito di gruppo parteciperò anche io il 2 e 3 dicembre al rifacimento del El nost Milan che sta preparando Serena Sinigaglia”.
A proposito di donne, le fa piacere avere una premier?
“Politicamente devo dire che ho la vecchia abitudine di ritenere la democrazia lo strumento migliore di convivenza che abbiamo, e se è stato scelto così, va bene anche se continuo a pensare che ha perso l’altra parte, abbiamo perso noi. Forse è arrivato il momento di lasciare la resistenza a chi è più giovane. Quanto alla premier, constato che, in quanto donna, non piaccia per prima ai suoi stessi alleati”.