Checco Zalone si trasforma in Putin: al via il tour Amore+Iva, pubblico in delirio
dalla nostra inviata Silvia Fumarola , dalla nostra inviata Silvia FumarolaChecco è Checco, prendere o lasciare. E il pubblico del Pala Wanny a Firenze, dove ha inaugurato il tour Amore +Iva non vuole più lasciarlo andare. Zalone appare in un filmato, versione Vladimir Putin, biondo, si esalta per la canzone dei Ricchi e Poveri Sarà perché ti amo (“Altro che Ciaikovskij”), poi loda l’Italia “che ha un grande cuore” e che gli ha dedicato un paese, Putignano, indicato sulla cartina. E torna sul finale il suo Putin, con l’omaggio al Grande dittatore di Chaplin, il mappamondo è un grande pallone che vola, mentre spiega l’equivoco per cui è nata la guerra in Ucraina. Perché Vladimir Putin, secondo Checco Zalone, era complessato fin da bambino: “Non potete immaginare il dolore che mi porto, ho il pene piccolo. E da qui nasce la mia grande amicizia con il popolo cinese. Non avete idea la vergogna a calcetto, mai urinato in Autogrill. ‘Chi non urina in compagnia o …
Checco è Checco, prendere o lasciare. E il pubblico del Pala Wanny a Firenze, dove ha inaugurato il tour Amore +Iva non vuole più lasciarlo andare. Zalone appare in un filmato, versione Vladimir Putin, biondo, si esalta per la canzone dei Ricchi e Poveri Sarà perché ti amo (“Altro che Ciaikovskij”), poi loda l’Italia “che ha un grande cuore” e che gli ha dedicato un paese, Putignano, indicato sulla cartina. E torna sul finale il suo Putin, con l’omaggio al Grande dittatore di Chaplin, il mappamondo è un grande pallone che vola, mentre spiega l’equivoco per cui è nata la guerra in Ucraina. Perché Vladimir Putin, secondo Checco Zalone, era complessato fin da bambino: “Non potete immaginare il dolore che mi porto, ho il pene piccolo. E da qui nasce la mia grande amicizia con il popolo cinese. Non avete idea la vergogna a calcetto, mai urinato in Autogrill. ‘Chi non urina in compagnia o è un ladro o una spia’ mi hanno detto. Scopro che c’è un chirurgo in Ucraina che fa l’allungamento del pene, dico al generale: ‘C’è da fare un’operazione speciale’. Non ha capito”. E sogna un mondo in cui convivono tutti, bianchi e neri, omosessuali e transessuali, un mondo dove vince chi ce l’ha più grosso, l’amore.
Pubblico in delirio. La corsa dalla platea (ad applaudirlo Carlo Conti, Paola Perego, il manager di Mediaset Alessandro Salem) ed eccolo sul palco, Luca Medici in arte Checco Zalone, alla lavagna per spiegare l’Iva e i sentimenti. Parte la musica, non è il tempo delle mele ma “il tempo delle Meloni”. Le lezioni d’amore sono divise per capitoli. Ironizza sulle adozioni dei figli da parte delle coppie omosessuali. “Per il progressista la coppia gay resta gay e il bambino resta etero, non è contagioso”. La gag sull’adozione del piccolo Italo ospite nell’orfanotrofio di Predappio che sta in posa come Mussolini (“Sono un bambino, sono cristiano, voglio una famiglia tradizionale”), è irresistibile. E arriva la quindicesima famiglia tradizionale, perché Italo le scarta tutte: lui fa il contadino “lavora, va con le zoccole, la moglie sta casa”. La suora insiste perché veda anche una famiglia arcobaleno. “A me piace vivere nella mia villa di Los Angeles”, “Io preferisco Saint Moritz”, gli aspiranti genitori hanno opinioni diverse anche sulle vacanze sullo yacht. “Vero Dolce?”, “Sì Gabbana”, promettono super smartphone e Italo no ha dubbi su chi scegliere.
Satira di costume (“ora parliamo di amore integrazione, c’era l’accento sulla e, ma col governo nuovo l’ho tolto”), ironia sul maschilismo e due parodie che lasceranno il segno. Quella di Vasco Rossi, con analisi perfette, che controlla i valori dell’azotemia e grazie a Toffee che lo cura con le erbe è rinato. “Prendi la passiflora e il ginko biloba che ti fanno bene” gli dice amorevole. Poi: “Vasco, ti ricordi che belle canzoni mi scrivevi quando ti drogavi?”. “Fammi una striscia di guaranà” replica la rockstar che ha trovato nel deep web le analisi di Ligabue. E sono peggio delle sue. Poi la lettera di Blanco e Mahmood che gli spediscono a casa la bici di diamanti, e canta Brividi versione Vasco. Esilarante quando appare nei panni di Riccardo Muti (e chissà come la prenderà il maestro) con chioma fluente e frac, per il capitolo “Amori e grande musica”. “Detesto i superlativi, chiamatemi genio: va benissimo”; “Nei teatri italiani possono entrare anche donne sotto i 70 anni?. Mi aveva parlato di questo pubblico pop un mio amico pianista, Memo Remigi, molestia a parte”. Poi la favola di Pierino e il lupo? “No, è Pierino e la supplente di Alvaro Vitali. Chopin si ammazzava di pugnette. Visto l’andazzo che ha preso la serata, parlerei anche di un chitarrista, Segovia”. La partner con una voce straordinaria fa un acuto e il maestro sbotta: “Che c***o dicono queste invasate sul palco? Orietta Berti si capisce, Iva Zanicchi si capisce, Madame si capisce”. Doppisensi, le canzoni che il pubblico reclama a gran voce, da Angela a Uomini sessuali, il personaggio del rapper Ragady già proposto a Sanremo come la favola contro la transfobia. La satira sulla signora borghese decisa ad accogliere a casa una famiglia ucraina, e rifiuta quella siriana perché non si intona con il parquet, colpisce nel segno. E l’omaggio a Enzo Jannacci che cantava la struggente Vincenzina davanti alla fabbrica trasformata in Vincenzina davanti allo smartphone “storia di un’influencer senza busta paga”, fotografa la realtà. “Vincenzina si inquadra la natica/finalmente la prima notifica/ma non è certo una coccola, le scrivono zoccola”. Poi il finale: “Tornati a casa, date un abbraccio alle vostre figlie, ma prima bussate: magari stanno lavorando le ragazze”.
Comico, scorretto, senza freni. Scritto da Zalone con Sergio Rubino e Antonio Iammarino, Amore + Iva girerà per un anno tutta l’Italia. Il pubblico ha voglia di ridere. Si ride e si ride anche amaro, bentornato Checco.