Giovani in scena: il teatro è nostro
di Anna Bandettini , di Anna BandettiniIl pensiero, chiacchierato nel foyer e in platea, è chiaro: se i cinema soffrono e il pubblico manca, il teatro sta bene. Le sale sono affollate e i titoli proposti tanti. E già questa è una notizia, segno che gli artisti e gli organizzatori sono stati più capaci di affrontare la fase post-Covid e la voragine del 2020, quando i teatri erano stati chiusi per mesi e poi riaperti con il pubblico contingentato, con un calo di presenze del 82,62% dal 2019 al 2021. Anche il trend del 2022 infonde ottimismo: non ancora raggiunti i dati pre-Covid, ma decisamente in ripresa. E se è normale che gli spettatori vadano a vedere un "nome" come Umberto Orsini in Le memorie di Ivan Karamazov - oltre 5mila persone in dodici giorni al Piccolo Teatro di Milano - l'altra notizia è che a riempire le sale sono gli artisti della nuova generazione teatrale, trentenni o giù di lì, non ancora famosi che però fanno il pieno e con un pu…
Il pensiero, chiacchierato nel foyer e in platea, è chiaro: se i cinema soffrono e il pubblico manca, il teatro sta bene. Le sale sono affollate e i titoli proposti tanti. E già questa è una notizia, segno che gli artisti e gli organizzatori sono stati più capaci di affrontare la fase post-Covid e la voragine del 2020, quando i teatri erano stati chiusi per mesi e poi riaperti con il pubblico contingentato, con un calo di presenze del 82,62% dal 2019 al 2021. Anche il trend del 2022 infonde ottimismo: non ancora raggiunti i dati pre-Covid, ma decisamente in ripresa. E se è normale che gli spettatori vadano a vedere un "nome" come Umberto Orsini in Le memorie di Ivan Karamazov - oltre 5mila persone in dodici giorni al Piccolo Teatro di Milano - l'altra notizia è che a riempire le sale sono gli artisti della nuova generazione teatrale, trentenni o giù di lì, non ancora famosi che però fanno il pieno e con un pubblico giovane ed entusiasta.
È uno dei fenomeni nascosti del teatro italiano: rivelazioni dell'ultima leva, di cui si parla poco nella comunicazione mainstream, che il pubblico, anche dei teatri maggiori, esplora con curiosità, cercando proprio chi rompe i limiti estetici e imbroglia un po' le carte. A Milano al Piccolo Teatro Studio non si vedeva da tempo una sala così piena e di un'età media 25-30 anni, come nelle scorse settimane per il Cirano deve morire di Leonardo Manzan, classe 1992. Romano, diplomato alla Paolo Grassi di Milano, il regista si era rivelato alla Biennale Teatro 2019 diretta Antonio Latella, proprio con questo lavoro forte, rabbioso, poetico che rilegge Rostand con rime rap per raccontare il bisogno d'amore di una generazione. Lo hanno applaudito trecento spettatori osannanti a sera per cinque sere (dal 22 novembre è al Vascello di Roma e poi in tournée).
Qualcosa del genere è accaduto all'Arena del Sole di Bologna: Fabio Condemi, 34 enne, altra rivelazione della Biennale di Latella, ha totalizzato duemila persone in cinque recite per uno spettacolo bello e difficile come il Calderón di Pasolini. "Gli spettatori più giovani apprezzano la contaminazione tra i linguaggi espressivi che è propria della cosiddetta creazione contemporanea, ed è un fenomeno ormai generale", dicono Sergio Ariotti e Isabella Lagattolla, fondatori e direttori del Festival delle Colline Torinesi concluso da poco con numeri entusiastici, oltre 4.054 spettatori e 165mila utenti raggiunti su Facebook. Ma non sono gli unici esempi: Teatro Sotterraneo, il collettivo toscano nato nel 2004, a Milano con L'angelo della storia in sole due serate è stato applaudito da 530 spettatori; Marco D'Agostin e Marta Ciappina, coreografo e danzatrice del delicato Gli anni, con Emilia Romagna Teatro, ha riempito due sere la sala da 180 posti a Bologna, dove i Kepler 452 , altro collettivo under 35 con Nicola Borghesi e Enrico Baradi, e di cui fa parte anche Lodo Guenzi, che porta in scena anche due operai "veri" licenziati in Il Capitale, ha fatto il sold out con 720 presenze in 4 recite. E a Milano, al Franco Parenti, hanno fatto il sold out ben due regie di Rafael Tobia Vogel, regista 35enne, Costellazioni e La strada, e in questi giorni si applaude un'originale versione di Lancillotto e Ginevra del regista Giovanni Ortoleva nato nel 1991 che firma anche la bella drammaturgia con Riccardo Favaro.
Sì, perché a differenza che nel cinema dove, come dice Nanni Moretti, i nuovi film sono brutti, qui si parla di spettacoli belli, così padroni e consapevoli dei propri mezzi da sperimentare nuovi orizzonti: in Cirano deve morire, per esempio, l'uso del rap non scimmiotta una moda, ma è il ritmo interiore, sincopato per raccontare l'irrequietezza dei giovani di oggi. Insomma, parliamo di una generazione teatrale che non bada troppo a "sporcare" i propri segni, o a stimolare nuove forme di scrittura scenica, segno che il teatro vecchio di millenni continua ad avere una vitalità progressista. E nei prossimi mesi non mancheranno altre occasioni: a Milano è in arrivo al Piccolo il 31enne Pier Lorenzo Pisano con Carbonio a febbraio, e ancora gireranno l'Italia Leonardo Lidi con Il gabbiano, attrici come Federica Rosellini, Matilde Vigna, Giuliana Vigogna, Roberta Lidia De Stefano.... Promettono tutti un teatro in cui rispecchiarsi, col rischio di sorprenderci.