Anna Caterina Antonacci: "Porto in scena la suora austera e fragile che rinnegò Dio"
Anna Bandettini , Anna BandettiniChe le piaccia o no, una suora che in punto di morte rinnega Dio e ne dichiara l'assenza, suona come una bestemmia, una imprecazione dirompente. "Sì, è vero, ma a me questo personaggio piace, lo trovo umano e per niente negativo". Anna Caterina Antonacci è l'esuberante soprano che non si è mai seduta sulle Mimi o le Violette, in una carriera ultratrennnale versatile e di successo, da Monteverdi ai contemporanei, attraversata con evidenti doti recitative se, a 61 anni, qualche mese fa ha deciso di esordire da attrice nel cinema, con Il signore delle formiche di Gianni Amelio. Voce celebre, sicura, bella anche coi capelli bianchi che porta spavaldamente, volitiva, con la stessa grinta affronta ora per la prima volta uno dei personaggi più affascinanti della musica, "breve, ma potente", dice: Madame de Croissy, la madre superiora dei Dialogues des Carmélites di Francis Poulenc, dall'omonimo testo postumo di Georges…
Che le piaccia o no, una suora che in punto di morte rinnega Dio e ne dichiara l'assenza, suona come una bestemmia, una imprecazione dirompente. "Sì, è vero, ma a me questo personaggio piace, lo trovo umano e per niente negativo". Anna Caterina Antonacci è l'esuberante soprano che non si è mai seduta sulle Mimi o le Violette, in una carriera ultratrennnale versatile e di successo, da Monteverdi ai contemporanei, attraversata con evidenti doti recitative se, a 61 anni, qualche mese fa ha deciso di esordire da attrice nel cinema, con Il signore delle formiche di Gianni Amelio. Voce celebre, sicura, bella anche coi capelli bianchi che porta spavaldamente, volitiva, con la stessa grinta affronta ora per la prima volta uno dei personaggi più affascinanti della musica, "breve, ma potente", dice: Madame de Croissy, la madre superiora dei Dialogues des Carmélites di Francis Poulenc, dall'omonimo testo postumo di Georges Bernanos, ispirato alla storia vera di sedici suore che nel 1794, durante il Terrore, finirono sulla ghigliottina pur di non rinunciare ai voti. È l'atteso titolo che il 27 novembre (in differita su Rai5 e in diretta su Radio3) aprirà la stagione dell'Opera di Roma, preceduta dall'anteprima per i giovani il 25. Sul podio Michele Mariotti, alla prima inaugurazione da direttore musicale; Emma Dante alla regia di un materiale "femminile" vicino al suo teatro, e un cast di prime donne dove spiccano anche Corinne Winters, Ekaterina Gubanova, Ewa Vesin.
Signora Antonacci, lei canterà solo nel primo atto, ma in un ruolo chiave, che incarna in modo radicale i conflitti profondi dell'opera di Bernanos, forza della fede e fragilità umana.
"Sì, la priora, Madame de Croissy, è un personaggio di peso filosofico. Una donna di severa autorità, integra nella fede, che in punto di morte, terrorizzata, rinnega Dio".
Una bestemmia?
"No. L'urlo di una donna di umanissima fragilità, che in quell'attimo in cui sei nudo di fronte all'abisso, davanti a cui perfino Gesù aveva tremato, ha paura, si sente sola ad affrontarlo, e mostra la debolezza umana che a Dio, però, è gradita".
Lei è credente?
"Non sono atea. Mi affascina la visione della fede e la misura della nostra fragilità. All'inizio dell'opera, nel secondo quadro, la priora, cioè io, parla alla giovane Blanche che vuole entrare in convento: è severa ma dice un pensiero bellissimo: quello che Dio vuole non è provare la tua forza, ma la tua debolezza".
Non sono tutte un po' fanatiche, queste suore?
"Rovesci la questione: sono uccise per le loro convinzioni e dai rivoluzionari che dovrebbero cambiare il mondo... E vedrà, è bellissimo come Emma Dante ha scelto di rappresentarle".
Cioè?
"Come donne, prima che suore. Madame de Croissy, per esempio, la vede come elemento di rottura, e nel momento delle convulsioni davanti alla morte, è come una bomba nel convento. Ma tutto lo spettacolo ha la cifra forte di questo femminile. Non saremo vestite da suore, io morente non avrò nessun connotato monacale. Con Emma Dante io ho già lavorato due volte per la Voix humaine e Ifigenia in Tauride, e ci siamo trovate benissimo. Qui, seguendo Bernanos, il suo spettacolo entra nell'animo dei personaggi".
Musicalmente è difficile?
"È una musica fatta di melodie, cori, preghiere e Mariotti è uno che si impossessa del linguaggio espressivo. Lo ammiro, e per dirlo io che ho litigato più coi direttori che coi registi... Anche se poi mi pento di non essere simpatica. È che non ho pazienza. Ho poca capacità a controllarmi e a mediare".
Con Amelio al cinema è andata meglio?
"Ho avuto la fortuna di un ruolo bello che come pivella è raro, la madre del ragazzo che non riconosce l'omosessualità del figlio. Non è stato facile, ma Amelio mi ha aiutato. Il cinema è la mia passione, chissà che non saltino fuori altre occasioni. Andando avanti negli anni, l'aspetto interpretativo mi interessa sempre più, anche a scapito dell'emissione vocale. E per questo, un ruolo come Madame de Croissy, arriva al momento giusto: trent'anni fa, forse, avrei avuto meno da dire. All'opera si parla sempre di amori, gelosie, qui si sprofonda nel fondo dell'anima e un po' devi averlo attraversato".
Susciterà reazioni morali? Scandalo?
"Non saprei. Torno all'Opera di Roma dopo tanti anni, dalla fine degli anni Novanta con il Don Chisciotte. Scandalo, dice? Spero di no. O forse devo sperare di sì? Cosa è meglio?"