Sonia Bergamasco: "A ringiovanire il teatro è la lezione dei maestri"
di Anna Bandettini , di Anna BandettiniIl pubblico è tornato a teatro e soprattutto non sono affollate solo le sale con gli attori più conosciuti, ma gli spettatori crescono anche per gli artisti più giovani. Da testimone, oltre che da protagonista, Sonia Bergamasco si dice felice del fenomeno che la stagione teatrale sta manifestando come un dato di fatto. «Sono appena stata a presentare a Sarzana, al Teatro degli Impavidi, Resurrexit Cassandra lo spettacolo diretto da Jan Fabre e ho avuto io stessa la conferma di come i giovani, sia artisti che operatori, stiano portando, e con successo di pubblico, una vitalità fresca», dice. Attrice tra le più popolari della scena italiana, impegnata da regista nel progetto di un documentario sul lavoro dell’attore, e da gennaio a grande richiesta nuovamente protagonista del bellissimo Chi ha paura di Virginia Woolf? diretto da Antonio Latella, Sonia Bergamasco è anche sempre stata una attenta osservatrice delle nuove frontier…
Il pubblico è tornato a teatro e soprattutto non sono affollate solo le sale con gli attori più conosciuti, ma gli spettatori crescono anche per gli artisti più giovani. Da testimone, oltre che da protagonista, Sonia Bergamasco si dice felice del fenomeno che la stagione teatrale sta manifestando come un dato di fatto. «Sono appena stata a presentare a Sarzana, al Teatro degli Impavidi, Resurrexit Cassandra lo spettacolo diretto da Jan Fabre e ho avuto io stessa la conferma di come i giovani, sia artisti che operatori, stiano portando, e con successo di pubblico, una vitalità fresca», dice. Attrice tra le più popolari della scena italiana, impegnata da regista nel progetto di un documentario sul lavoro dell’attore, e da gennaio a grande richiesta nuovamente protagonista del bellissimo Chi ha paura di Virginia Woolf? diretto da Antonio Latella, Sonia Bergamasco è anche sempre stata una attenta osservatrice delle nuove frontiere del teatro senza tralasciare la lezione dei “maestri” come Strehler o Carmelo Bene.
«Ho trovato un teatrino bellissimo gestito da un collettivo di trentenni, l’Associazione degli Scarti, capitanato da Andrea Cerri che dà vita anche a uno spazio a La Spezia, oltre che a Sarzana. Resurrexit Cassandra non è uno spettacolo propriamente convenzionale, io temevo che fosse rischioso presentarlo in un piccolo centro. Invece è andata benissimo. Ho trovato luoghi vivi, con tanto pubblico, interessato. Le nuove generazioni stanno accelerando la loro affermazione anche nell’organizzazione ed è positivo proprio come per il lavoro di scena che a me piace molto».
«Leonardo Manzan, Giovanni Ortoleva, vorrei aggiungere Claudia Caldarano, danzatrice, attrice e regista, o Giulia Odetto che, insieme a tanti altri trentenni di questi anni, ha avuto Antonio Latella come pedagogo. Perché nel teatro la trasmissione c’è stata a differenza forse che in altri settori e parlo della condivisione, della continua comunicazione tra le generazioni che è assolutamente necessaria. Io l’ho misurata su di me quanto sia essenziale».
Le servì per aprirsi una strada?
«Dopo un percorso con le compagnie sotto la guida e il lavoro dei ‘maestri’, da Strehler a Massimo Castri, io sentivo la necessità di rischiare e poter identificare il mio lavoro in autonomia, anche senza mai cancellare le esperienze fatte prima. E devo ringraziare Andrèe Ruth Shammah che mi ha aperto le porte quando ho fatto le prime sperimentazioni intorno al 2009. Accolse quello che ancora oggi considero un lavoro spericolato, Esse di Salomè, e sono estremamente grata a lei, a Natalia Di Iorio, organizzatrice illuminata, che proprio al Franco Parenti di Milano in questi giorni sta portando una rassegna dedicata alla Nuova Scena per dare spazio alle voci giovani. È importante quando sei giovane trovare chi ti da fiducia, ma trovare un respiro comune tra le generazioni è rigenerante per tutti».