Spettacoli

Teatro, ecco gli spettacoli da vedere nel 2023 (e il meglio del 2022)

Teatro, ecco gli spettacoli da vedere nel 2023 (e il meglio del 2022)
Classici e nuove sperimentazioni, da Virginia Wolf ad Arthur Miller. Le sale sono piene: soprattutto di giovani
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Ecco i cinque migliori spettacoli del 2022 che ancora si posono ancora vedere nei teatri italiani.

Chi ha paura di Virginia Woolf?

Per dare una misura del clima, bisogna dire subito che la coppia protagonista, tra amore altalenante e reciproco sospetto, è al primo stadio dell’alcolismo. Ma l’ubriacatura che conta è quella dell’anima. Così almeno ci dice il regista Antonio Latella spiegando la  malinconia e la disperazione del dramma di Edward Albee, da vedere per capire come si fa un grande spettacolo. Sonia Bergamasco che canta appoggiata al piano con la voce roca è un incanto, Vinicio Marchioni che indifferente legge il giornale è amabilmente struggente, Ludovico Fededegni, Paola Giannini, che girovagano intorno a loro, sperduti come tanti giovani.Dal 12 gennaio torna tournèe a partire dalle Muse di Ancona. Non perdetelo.

Non tre sorelle

Non è vero che il teatro non segua la vita. Dal 24 febbraio 2022 evocare ‘A Mosca, a Mosca” come fanno  Le tre sorelle cechoviane, suona tutta un’altra cosa, e lo spettacolo del giovane regista Enrico Baraldi ci spiega perché. Le storie “vere” di cinque bravissime attrici - Susanna Acchiardi, Alice Conti, e le ucraine Anfisa Lazebna, Yuliia Mykhalchuk, Nataliia Mykhalchuk -  si mescolano con Cechov e con il nostro tempo storico in un unico flusso di sogni infranti e speranza. Senza passare per filorussi,ma nemmeno buttare a mare Cechov, c’è l’orrore dell’invasione dell’Ucraina, c’è la tenerezza delle persone e la poesia di Cechov. Bella mossa. Dal 18 gennaio è a Monte San Savino.

Hybris

“Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori”, il problema è stabilire dove è il dentro e dove è il fuori. La controprova è lo spettacolo di rezza/mastrella: in scena solo una porta che viene spostata nello spazio scenico, dislocando così continuamente il centro di gravità intorno a cui si muovono vari personaggi, due fidanzanti, un figlio e una madre, un patito del gym ecc... La comicità filosofica di Antonio Rezza graffia, punge e si fa  beffa dell’idea di confine a cui, in altri contesti,  crediamo come un valore assoluto. E via via, tra una metafora e l’altra, si ride con raccapriccio. Fino al 22 gennaio al Vascello di Roma poi in tournée.

Cirano deve morire

Tutta da vedere questa versione del dramma di Rostand con djset, nebbie e tubi innocenti presa a emblema dei giovani che chiedono solo di amare. E Rossana, Cristiano e Cirano (sono Paola Giannini, Giusto Cucchiarini e Alessandro Bay Rossi), lo  fanno ognuno a modo loro con ardore. Diretto da Leonardo Manzan, regista under 35,  lo spettacolo intreccia il vero Rostand con  l’autocoscienza maniacale “del trentenne” che se la prende col mondo. Qui, in particolare, se la prende con il mondo del teatro, il ''teatro della noia'' e - peggio mi sento - dei critici con parole arrabbiate, appassionate, raffinate anche nei versi rap. In tournèe dal 23 marzo al Teatro Era di Pontedera.

Bros

Una trentina di poliziotti in scena fa il suo inquietante effetto. E non c’entra l’essere pro o contro le forze dell’ordine, ma la sottomissione all’autorità, l'obbedienza omologata che diventa fattore di destabilizzazione sociale e spersonalizzazione. Ci voleva il teatro antinarrativo di Romeo Castellucci per mostrarci che la minaccia cui allude la perturbante truppa armata, riguarda la possibilità o meno del libero arbitrio, la perdita del sacro e il problema più metafisico della dignità umana. Implacabile radiografia della massificazione, cioè dello spirito del nostro tempo. E nemmeno un innocente bambino che appare in finale può fare il miracolo. Dal 9 marzo al Teatro di Roma.

Ed ecco gli spettacoli che hanno segnato la scorsa stagione

Calderon

Il dramma barocco di Pasolini nello spettacolo del 34enne Fabio Condemi, un regista  che da subito (e ormai sono  quattro/cinque anni fa) ha fatto capire di saper lavorare sui testi e sugli attori con cura e mestiere, come si faceva una volta. E qui sta la prima peculiarità. La seconda  è l’intelligente messa in scena  di un testo che usa lo stratagemma del sogno, anzi di tre sogni, per parlare di noi. C’è il ‘68, la lotta di classe, la borghesia, l’utopia, le ragioni del tempo che scivola via e le sconfitte. Condemi scansa tutte le trappole ‘pasoliniane’ e il resto lo fa una compagnia coi fiocchi, a partire da Michele Di Mauro e Marco Cavalcoli. Si è visto solo all’Arena del Sole di Bologna che lo ha prodotto, ma è un lavoro di giovane artista che merita di essere promosso.

Il crogiuolo

Non si fa in tempo a scorrere un istante Twitter che subito si leggono gli hater. Nessuno ha scritto così bene le conseguenze che l’odio delle malelingue innesca sulle persone come Arthur Miller, indignato dalle denunce anonime durante il maccartismo. C’era il rischio del pistolotto moralistico, invece lo spettacolo di Filippo Dini è perfetto: scorrevole, limpido e padrone del linguaggio scenico. Le musiche si alternano a una recitazione finalmente professionale e senza microfoni. Impressiona una compagnia senza risparmio come che tutti i teatri pubblici dovrebbero fare, ma non fanno. Onore allo Stabile di Torino, che lo riprenderà la prossima stagione.

Edipo re

Una monumentale regia (di Robert Carsen) spoglia (anche letteralmente) Edipo di tutta la sua sacrale leggenda, umanizzandolo come uno di noi. Su una imponente scalinata  bianca  il bravissimo Giuseppe Sartori è solo un uomo che si arrende al destino e al disegno divino. Con Graziano Piazza un Tiresia dalla potenza oracolare e Maddalena Crippa una Giocasta donna emancipata, il regista canadese ha dimostrato che anche nel prestigioso ma difficile palco open air del Teatro Greco di Siracusa si possono fare capolavori.

Liebestod

Dettaglio importante: inizia con lei che si taglia le gambe con una lametta, senza protestare, senza un lamento, un po’ come succede al toro nella corrida o al torero Belmonte alla cui biografia lo spettacolo è dedicato. Lei è Angélica Liddell carismatica, sciamanica performer, regista, scrittrice  artista che usa  tanta concretezza per un vertiginoso lavoro di grande astrazione e sacralità, quasi un rituale spericolato, fatto di azioni, urla, animali, nenie per un bagaglio di emozioni sull’amore e la morte, la caduta e la redenzione, Tristano e Isotta, Cioran e Garcia Lorca. Un premio a Emilia Romagna Teatro che lo ha intercettato, perché in Italia poi non ha più girato.

Purgatorio, la notte lava la mente

Ha avuto un bellissimo successo questo Dante nella versione rispettosissima di Mario Luzi che ci dà una speranza di salvezza. E anche lo spettacolo firmato da Federico Tiezzi: così ben fatto, rigoroso, senza effetti clamorosi ma limpido e coerente. La cantica, che prepara l’approdo al Paradiso, è la più ispirata dalla bellezza dell’arte e della poesia come ordine che combatte il disordine della vita. Ed è la più umana della Divina Commedia, non per niente con personaggi che hanno profondità psicologica e arditamente guardano avanti. Da Sandro Lombardi in giù recitano attori che sanno pronunciare i versi con scioltezza e senza solennità. Scusate se è poco.