Morto Maurizio Scaparro, pilastro del nostro teatro
di Rodolfo di Giammarco , di Rodolfo di GiammarcoHa dato luogo a un abbandono della scena, della vita e dell’amore per l’arte e per gli artisti, la dolorosa scomparsa di un regista, ideatore, responsabile culturale e sperimentatore di fenomeni collettivi come Maurizio Scaparro, vero instancabile maestro di spettacoli e di modelli scenici del Novecento che s’è spento ieri a 90 anni nella sua casa nel centro storico di Roma. Abbiamo di colpo perso un collezionista di utopie, un praticante della sensibilità, un pioniere di orizzonti multimediali, un amante delle risorse poetiche di attrici e attori, uno specialista in armonie frugali dello spazio, un sostenitore di ogni altro-da-sé delle drammaturgie e dei generi, uno specializzato nei linguaggi della festa, dei repertori popolari, dei classici umanizzati.
Ma non è solo questo, che ci viene a mancare. In tanti ne abbiamo conosciuto la incrollabile passione per la celia, l’alternanza di spinte intellettuali e l’irresistibile hum…
Ha dato luogo a un abbandono della scena, della vita e dell’amore per l’arte e per gli artisti, la dolorosa scomparsa di un regista, ideatore, responsabile culturale e sperimentatore di fenomeni collettivi come Maurizio Scaparro, vero instancabile maestro di spettacoli e di modelli scenici del Novecento che s’è spento ieri a 90 anni nella sua casa nel centro storico di Roma. Abbiamo di colpo perso un collezionista di utopie, un praticante della sensibilità, un pioniere di orizzonti multimediali, un amante delle risorse poetiche di attrici e attori, uno specialista in armonie frugali dello spazio, un sostenitore di ogni altro-da-sé delle drammaturgie e dei generi, uno specializzato nei linguaggi della festa, dei repertori popolari, dei classici umanizzati.
Ma non è solo questo, che ci viene a mancare. In tanti ne abbiamo conosciuto la incrollabile passione per la celia, l’alternanza di spinte intellettuali e l’irresistibile humour, come pure il devoto rispetto per le persone, per qualunque addetto ai lavori, si trattasse indifferentemente di aiutanti o di autori e interpreti di rango. E avendo diffuso per decenni un irripetibile patrimonio di sorrisi, di emozioni, di fascini, di dignità e di etiche ansie, è naturale che un anno fa una istituzione che due volte lo ebbe come direttore della sezione Teatro, la Biennale di Venezia ora presieduta da Roberto Ciccutto, gli abbia dedicato una bellissima mostra biografica intitolata “Il Carnevale squarcia la nebbia”.
Ma Maurizio Scaparro, regista approfonditore di drammi e drammaturgie che riflettono l’animo della gente, visionario organizzatore di compagnie, teatri (tra l’altro direttore del Teatro di Roma dal 1983 al 1990), istituzioni e enti internazionali, e artefice di trasposizioni cinematografiche e televisive dei propri lavori scenici, va raccontato in sintesi con la stessa modularità di un’esposizione.
Romano, classe 1932, a spingerlo fatalmente nell’ambiente teatrale è la sua attività di critico prestata, poco più che ventenne, per l’Avanti!. Responsabile stampa dello Stabile di Bologna, nel 1963 conosce in extremis la messinscena d’un testo per Gianni Santuccio. La sua prima regia è dell’anno dopo, a Reggio Emilia, per Festa grande di aprile, e lì inizia la sua duratura collaborazione col coreografo Roberto Francia. Ancora più ufficiale è il suo debutto registico al Festival dei Due Mondi di Spoleto del 1965 con La Venexiana, Laura Adani protagonista. Poi ci sarà a Palermo un Pirandello con Baseggio, Maranzana e, si pensi un po’, Paolo Poli. Va in Turchia per dirigere ad Ankara un Enrico IV, e da noi dirigerà nel 1969-71 lo Stabile di Bolzano, varando un Chicchignola di Petrolini con Mario Scaccia. Il suo lungo sodalizio artistico con Pino Micol inizia nel 1972 con Amleto. Fonderà successivamente la compagnia del Teatro Popolare di Roma, realizzando Riccardo II, poi Lunga notte di Medea di Corrado Alvaro con la grande Irene Papas, cui segue l’importante Cirano di Bergerac con Micol.
Ed eccoci alla sua prima, clamorosa direzione della Biennale Teatro, periodo 1979-82, col lancio del fantastico Carnevale del Teatro invadendo calli e campielli, sul tema ‘confusione dei linguaggi’, con artisti italiani e stranieri di grido, e col battesimo del natante Teatro del Mondo di Aldo Rossi in rotta fino a Dubrovnick. I temi del Carnevale saranno via via ‘Settecento e la Ragione’, e ‘Napoli a Venezia’, con ospiti Martone, De Simone, Barra e Moscato. Scaparro viene quindi nominato directeur adjoint del Théâtre de l’Europe al fianco di Giorgio Strehler, e sempre nel 1982 debutta nella regia lirica alla Scala con la Vera storia di Berio-Calvino.
E’ di spessore la nomina alla direzione del Teatro di Roma dal 1983, con gli allestimenti di Caligola di Camus con Pino Micol, poi del Don Chisciotte ancora con Micol (con versione film-tv). A Roma Scaparro mette in campo una Pasqua del Teatro con lavori da tutto il mondo, e di nuovo La Venexiana stavolta con Valeria Moriconi. C’è anche un Varietà con Massimo Ranieri e un cast rivistaiolo, e un pirandelliano Fu Mattia Pascal, e farà notizia un Pulcinella di Santanelli con Ranieri, che avrà vita anche all’estero. Poi, dopo Fatto di cronaca di Viviani, entrano in cartellone Vita di Galileo di Brecht, con Micol, e finalmente un’eccezionale impresa, Memorie di Adriano da Marguerite Yourcenar, con un memorabile Giorgio Albertazzi nel ruolo del titolo, capace di un monologo commovente in memoria di Antinoo.
Dopo aver affrontato per lo Stabile di Palermo un Liolà con Ranieri, Scaparro diventa nel 1992 consigliere teatrale per l’Expo di Siviglia. L’anno successivo all’Olimpico di Vicenza dirige Moriconi e Micol ne Il teatro comico di Goldoni, e nel 1994-95 è nominato commissario straordinario dell’Ente Teatrale Italiano. Poi si divide tra un Lorenzaccio di Musset al Teatro Olimpico con Scarpati e Le mille e una notte con Ranieri a Palermo.
Lo attendono ancora ruoli di responsabilità: nel 1997-2001 dirige il Teatro Eliseo, realizzando un Enrico IV e Il gabbiano con attori come Moriconi e Pani, Amerika di Kafka con Max Malatesta, Sei personaggi con Carlo Giuffrè e Micol. A Parigi programma la compagnia Théâtre des Italiens e invita Claudia Cardinale a un’altra Venexiana. Nel 2001 nasce il suo progetto sul mito mediterraneo, con Don Giovanni raccontato e cantato dai Comici dell’Arte cui segue un Don Giovanni di Mozart.
Legato all’autobiografia di Goldoni, nel 2004 mette in scena Mémoires su scrittura di Kezich, con Mario Scaccia. Poi viene di nuovo chiamato per dirigere la Biennale Teatro dal 2006: verrà presentato tra l’altro Polvere di Baghdad con Ranieri-Abbagnato. Tempo dopo, nel 2011, a Spoleto vede la luce una sua regia per Anna Maria Guarnieri, Eleonora, ultima notte a Pittsburgh. Degli ultimi dieci anni ricordiamo sue regie per una Coscienza di Zeno, La pianista perfetta di Manfridi, e un Aspettando Godot.
Restano le edizioni filmate del suo teatro, il prezioso libro L’illusione teatrale a cura di Gregori-Aluigi, le tracce del suo amore per le scenografie con una mostra che nel 1985 s’insediò al Teatro Flaiano e viaggiò per Los Angeles e San Francisco. E tanti, tanti ricordi che ha seminato con la sua curiosità, e la sua infinita socievolezza.
La sua casa romana, il Teatro di Roma, annuncia che domenica è allestita all’Argentina una camera ardente dalle ore 9 alle ore 14, per chi vorrà salutare un maestro di poesia e di affetti.