Maurizio Scaparro e il Carnevale di piazza, l'invenzione di un'utopia nel nome del teatro
di Anna Bandettini , di Anna BandettiniResterà per sempre l’artefice di una delle più gioiose utopie teatrali, l’inventore all’inizio degli anni Ottanta del Carnevale di piazza veneziano, quel grande happening collettivo che aveva trasformato la ricorrenza rituale in una gigantesca e trasgressiva festa di strada nel nome del teatro, che ebbe un’eco mondiale con gli spettacoli nelle calli e gli spettatori e gli artisti tutti insieme protagonisti.
E proprio su quel confine tra tradizione e modernità, passato e innovazione si è mosso Maurizio Scaparro, regista teatrale di tante imprese a cominciare dal long seller Memorie di Adriano che Giorgio Albertazzi interpretò per oltre un decennio, ma anche direttore di teatri pubblici (Roma, Genova, Bolzano….), socialista convinto, gentiluomo vecchio stile. Scaparro è morto venerdì 17 febbraio serenamente nella sua casa del centro di Roma dove era nato e abitava e dove negli ultimi tempi viveva ritir…
Resterà per sempre l’artefice di una delle più gioiose utopie teatrali, l’inventore all’inizio degli anni Ottanta del Carnevale di piazza veneziano, quel grande happening collettivo che aveva trasformato la ricorrenza rituale in una gigantesca e trasgressiva festa di strada nel nome del teatro, che ebbe un’eco mondiale con gli spettacoli nelle calli e gli spettatori e gli artisti tutti insieme protagonisti.
E proprio su quel confine tra tradizione e modernità, passato e innovazione si è mosso Maurizio Scaparro, regista teatrale di tante imprese a cominciare dal long seller Memorie di Adriano che Giorgio Albertazzi interpretò per oltre un decennio, ma anche direttore di teatri pubblici (Roma, Genova, Bolzano….), socialista convinto, gentiluomo vecchio stile. Scaparro è morto venerdì 17 febbraio serenamente nella sua casa del centro di Roma dove era nato e abitava e dove negli ultimi tempi viveva ritirato, anche se il giorno del suo 90esimo compleanno, il 2 settembre del 2022, aveva risposto volentieri ai festeggiamenti che il mondo del teatro gli aveva tributato. La camera ardente, domenica 19 febbraio, dalle 9 alle 14 sarà al Teatro Argentina, da dove diresse il Teatro di Roma dal 1983 al 1990.
Scaparro appartiene alla irripetibile stagione del “grande teatro di regia italiano”, quella degli anni Sessanta-Settanta-Ottanta del Novecento, di Strehler, Squarzina, Missiroli, e poi in seguito Ronconi. Più giovane di loro, aveva attraversato quel periodo senza soggezione per i più vecchi ma con uno stile discreto e un linguaggio scenico asciutto, sobrio, incrociando da antesignano già a metà anni Ottanta le nuove tecnologie e le nuove frontiere del video .
Dopo un breve apprendistato da critico teatrale all’Avanti, il giornale del Partito socialista dove ha sempre militato, era diventato nel ‘63 direttore del Teatro di Bologna, passando nel ‘69 allo Stabile di Bolzano per approdare nell’83 al Teatro di Roma, poi nel ‘97 del Teatro Eliseo sempre a Roma e, dal 1999, al Théâtre des Italiens a Parigi. Già nel ‘64, però , aveva fatto il grande passo nella regia con Festa grande di aprile di F. Antonicelli, seguito nel ‘65 dalla più importante prova con La Venexiana di Anonimo cinquecentesco seguendo una sua idea di valorizzazione di testi poco conosciuti o non teatrali . Lo spettacolo debutta al Festival dei Due Mondi di Spoleto con Laura Adani e ha un grande successo al punto che a questo lavoro Scaparro rimase affezionato riprendendolo negli anni in altre successive edizioni con Valeria Moriconi nell’84 e l'ultima a Parigi con Claudia Cardinale nel 2001.
Ma il suo periodo più frenetico e creativo è alla fine degli anni Ottanta e l’incontro con l’attore Pino Micol con cui farà spettacoli rimasti nella memoria per l’essenzialità del linguaggio scenico, mai esagerato, mai barocco proprio come era lo stile di Scaparro e molto concentrati sull’attore: Amleto, e soprattutto il Cirano. Nell’84 insieme sempre lui e Micol realizzeranno anche un’opera ipermediale, il Don Chisciotte di Cervantes, spettacolo e ciclo televisivo in cinque episodi. “Fu una completa novità - raccontava Scaparro – che univa varie forme di spettacolo, non dividendole”. Di questo periodo sono anche da ricordare La lunga notte di Medea con Irene Papas, Caligola di Camus, Il fu Mattia Pascal da Pirandello, Vita di Galileo di Brecht e nell’89 la regia di un successone come Memorie di Adriano dal romanzo di Marguerite Yourcenar con Giorgio Albertazzi che andrà avanti per oltre un decennio. All’inizio degli anni Novanta incontra Massimo Ranieri e dal mondo della musica pop è lui a portarlo al teatro con Excelsior (1993), Le mille e una notte (1996).
L’impresa di una vita è l’approdo alla Biennale di Venezia dove, come direttore del festival di teatro dal 1979 al 1982, si inventa il “Carnevale del Teatro di Venezia”. L’idea era di fare teatro e cultura fuori dai luoghi deputati allo spettacolo, nei campi e campielli. Alla Biennale ci tornerà nel 2006 e fino al 2009 con il progetto “Mediterraneo” e firmando la regia di Polvere di Bagdad, con Massimo Ranieri con cui, nel 2008 farà il film L'ultimo Pulcinella dove partecipano anche Adriana Asti e Jean Sorel. Roberto Cicutto, presidente della Biennale lo ricorda così: “Agli inizi della mia carriera di produttore, ho seguito la realizzazione della versione televisiva e cinematografica del Don Chisciotte di Maurizio Scaparro. Un’esperienza che oltre ad essere anticipatrice della multimedialità, mi ha insegnato come il rispetto umano per i collaboratori e per gli artisti fosse per lui un elemento essenziale del processo creativo”.
Lasciata Venezia, la presidenza del Consiglio gli affida una parte delle celebrazioni dei 150 anni dall'Unità d'Italia, avventura che si somma alla direzione nel’98 del Théâtre des Italiens di Parigi, mostrando l’inossidabile spinta intellettuale per le grandi imprese. Ancora negli ultimi mesi diceva di sè: “Ho avuto la fortuna di lavorare molto: mi sono state date delle opportunità incredibili. Mi sento davvero privilegiato. Ho ancora diverse curiosità e mi piacerebbe fare altri spettacoli, non per me ma, in questo mondo sempre più tecnologico, per gli spettatori” .