'La Maria Brasca' è tornata per i 50 anni del Teatro Parenti
di Anna Bandettini , di Anna BandettiniCon una storia fortemente segnata dalla vena testoriana, il Teatro Parenti di Milano festeggia la stagione dei 50 anni riproponendo, fino al 5 marzo, La Maria Brasca, scritto nel ‘59 con quella lingua pungente e bella che ormai è storia, e due punti di forza: la Milano popolare delle periferie anni 50, Niguarda, la Ghisolfa, il Mac Mahon, che Giovanni Testori amava e sapeva raccontare, e un personaggio centrale strepitoso e vitale come è raro vedere in palcoscenico.
Lo spettacolo del Parenti, diretto e adattato da Andrée Ruth Shammah, si apre sulle note di Quella cosa in Lombardia, la magica canzone di Fiorenzo Carpi e le parole di Franco Fortini con la voce di Adriana Asti, indimenticabile interprete nell’allestimento del ’92. Da quel successo di 31 anni fa, sempre firmato Shammah, torna anche un generale gusto d’antan e la scena di Gian Maurizio Fercioni, con le poltrone da cinema in disuso, il fabbricone dove Maria va a fare l’amo…
Con una storia fortemente segnata dalla vena testoriana, il Teatro Parenti di Milano festeggia la stagione dei 50 anni riproponendo, fino al 5 marzo, La Maria Brasca, scritto nel ‘59 con quella lingua pungente e bella che ormai è storia, e due punti di forza: la Milano popolare delle periferie anni 50, Niguarda, la Ghisolfa, il Mac Mahon, che Giovanni Testori amava e sapeva raccontare, e un personaggio centrale strepitoso e vitale come è raro vedere in palcoscenico.
Lo spettacolo del Parenti, diretto e adattato da Andrée Ruth Shammah, si apre sulle note di Quella cosa in Lombardia, la magica canzone di Fiorenzo Carpi e le parole di Franco Fortini con la voce di Adriana Asti, indimenticabile interprete nell’allestimento del ’92. Da quel successo di 31 anni fa, sempre firmato Shammah, torna anche un generale gusto d’antan e la scena di Gian Maurizio Fercioni, con le poltrone da cinema in disuso, il fabbricone dove Maria va a fare l’amore, e la cucina dove vive con la sorella e il petulante cognato.
Ma se risuonano la memoria emotiva e gli affetti del passato (a un certo punto c’è anche la voce di Franco Parenti), La Maria Brasca non è solo uno spettacolo alla prova del tempo. La vicenda di una donna coraggiosa e prefemminista, è una storia per niente immaginaria. E la simpatica calzettaia che reclama l’amore fisico e afferra la vita con l’ardore con cui acchiappa il suo Romeo, il Camisasca, sfuggente, traditore e fannullone ma giovane e bello in canottiera e bicicletta, ha una sincerità femminile che ancora commuove.
Il mondo testoriano della Milano operaia e popolare, cinica e virtuosa, imbrogliona e solidale, in scena appare calcato nel concreto e i personaggi caratterizzati: Enrica la sorella di Maria, che è Mariella Valentini, il cognato Angelo di Luca Sandri, lo stesso Romeo che è Filippo Lai, sembrato spaesato e acerbo nel ruolo, mentre la confidente Giuseppa, diventa una del pubblico, e caso ha voluto che la sera della ‘prima’ la prescelta fosse Ornella Vanoni che è stata bravissima. Per la Brasca che vanta, oltre alla Asti, la sua prima interprete in Franca Valeri nello spettacolo del 1960 al Piccolo, Shammah ha scelto Marina Rocco, alla sua prova più impegnativa. Si sente che insieme devono aver fatto un gran lavoro sull’interpretazione, e il risultato è premiato dall’entusiasmo che il pubblico che sta decretando allo spettacolo. Meno inquieta e vibrante di quel che ci si aspetterebbe, Marina Rocco ha una sua dolcezza, una generosa freschezza che allegerisce ma non guasta la brusca verità della Maria Brasca, e cioè che “nella vita le cose sono di chi mette sopra le mani per primo”. E non solo in amore.