Prima cosa: non pensare al peggio davanti a quel titolo, Anatomia di un suicidio, perché questo dramma ben congegnato di Alice Birch (sue due serie di successo come Succession e Normal People) non parla di morte, ma di vivissima memoria emotiva. Seconda cosa: vale la pena lasciarsi emozionare da questo spettacolo corale che non è la solita storia di famiglie dissestate, ma semmai di inossidabili, freudiani, magari sinistri, ma trasversali legami famigliari, a partire da quello madre-figlia.
Al Piccolo Teatro Grassi, fino al 19 marzo, Anatomia di un suicidio, diretto abilmente e con lucida semplicità da Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, coporoduzione Piccolo e Casadargilla, mette contemporaneamente sul palco tre generazioni di personaggi femminili, madri e loro figlie, in epoche diverse, ma stesso spazio domestico, e legami affettivi che ognuna adatta alle proprie intenzioni, commozioni, pulsioni di morte personali: Carol, la solitaria fumatrice; la figlia Anna che si porta dietro il trauma materno in storie di droga e irrequietezza; Bonnie, la figlia di Anna, che sceglie la sterilità per chiudere “ai domiciliari” quella linea femminile di dolore.
Il lavoro corale fatto sugli attori è buono, specie le protagoniste, Tania Garribba, Petra Valentini (finalmente in scena con una sua verità fisica, vocale e emotiva) e Federica Rosellini, ma anche gli altri Caterina Carpio, Marco Cavalcoli, Lorenzo Frediani, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Alice Palazzi, Camilla Semino Favro, Francesco Villano, Anita Leon Franceschi. Tutti si muovono, nella raffinata scena di Marco Rossi, con precisione dentro il serrato ingranaggio drammaturgico inventato dalla Birch (il testo, tradotto da Margherita Mauro, è pubblicato dal Saggiatore): dialoghi e controdialoghi scanditi come un metronomo, secondo un andamento preciso (e in alcun momenti poteva essere anche più veloce) dall’una all’altra epoca, dall’una all’altra protagonista, in una simultaneità spaziale e temporale simile a quella della coscienza profonda.
E a questo punto c’è anche una terza cosa: Anatomia di un suicidio è un buon segnale nell’attività artistica, finora parsa alquanto disorientata, del Piccolo Teatro di Milano, un esempio non conformista di attenzione alla nuove drammaturgie e l’occasione per ricomporre una nuova generazioni di attori pronti a prove più impegnative. Che è anche più urgente .