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Massimo Popolizio: "Cultura e teatro, quanta incertezza con questa politica"

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L'attore protagonista in teatro di 'Uno sguardo dal ponte' di Arthur Miller
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"Mi calo nei panni e nelle vicende di uno che è crepato, e se non ci fosse stato sei anni prima Morte di un commesso viaggiatore, questo dramma di Arthur Miller del 1955 poteva evocare la morte di uno scaricatore portuale - dice d'impulso Massimo Popolizio - anche se qui in Uno sguardo dal ponte la colpa che uccide, come dice lo stesso Miller, ha un solo nome: passione. Un male che distrugge quelli delle latitudini a sud del mondo" .


Popolizio dice che non ci sono più gli stereotipi degli immigrati italiani in America, né una presunta pedofilia del suo Eddie Carbone avvinto dalla nipote diciassettenne Caterina, né un contenzioso sociale, nella sua regia e nel suo ruolo protagonista di Uno sguardo dal ponte, a Modena fino al 5, all'Argentina di Roma dal 14, e poi in tour, una produzione Compagnia Orsini, Teatro di Roma e Ert. Se la parola-chiave è "passione"…

"Mi calo nei panni e nelle vicende di uno che è crepato, e se non ci fosse stato sei anni prima Morte di un commesso viaggiatore, questo dramma di Arthur Miller del 1955 poteva evocare la morte di uno scaricatore portuale - dice d'impulso Massimo Popolizio - anche se qui in Uno sguardo dal ponte la colpa che uccide, come dice lo stesso Miller, ha un solo nome: passione. Un male che distrugge quelli delle latitudini a sud del mondo" .


Popolizio dice che non ci sono più gli stereotipi degli immigrati italiani in America, né una presunta pedofilia del suo Eddie Carbone avvinto dalla nipote diciassettenne Caterina, né un contenzioso sociale, nella sua regia e nel suo ruolo protagonista di Uno sguardo dal ponte, a Modena fino al 5, all'Argentina di Roma dal 14, e poi in tour, una produzione Compagnia Orsini, Teatro di Roma e Ert. Se la parola-chiave è "passione", andrebbe anche ricordato che al battesimo newyorkese assistette Marilyn Monroe già intima di Miller all'epoca ancora sposato, e che alla versione ampliata diretta da Peter Brook l'anno dopo a Londra, a divorzio avvenuto del drammaturgo, la neo-moglie Marilyn si presentò con un abito mozzafiato.


Popolizio, lei cosa concede di siciliano al suo Eddie Carbone?
"In uno spettacolo senza più i luoghi comuni meridionali cui indulgeva Miller io ho solo mantenuto l'umore di mia madre che era di Acireale, e indosso la camicia bianca e i pantaloni scuri tipici di mio nonno isolano che riparava le balestre dei camion con una grande cura dell'aspetto. Anche se a volte parlo un dialetto siciliano antico, e adotto un misto di irrazionalità e razionalità, perdo il senso della realtà quando m'innamoro di mia nipote e senza toccarla vorrei controllarne la vita, diventando geloso del suo rapporto con Rodolfo, il giovane cugino di mia moglie, non trovando di meglio che accusarlo d'essere gay perché è biondo e sa cantare. E mostro patologie della mia terra quando mi autodistruggo tradendo lui e l'altro ospite, entrambi clandestini a casa mia, denunciandoli, andando incontro a un duello in cui sarò ucciso. Mi gioca uno scherzo fatale, la sicilitudine".

Massimo Popolizio e Gaja Masciale 

Dopo aver portato in scena Ragazzi di vita, Un nemico del popolo e M il figlio del secolo, come mette in campo questo Sguardo dal ponte, che è nato oltreoceano, con i simboli della tragedia greca?
"Questo è un lavoro con un tavolo e quattro sedie, e un telefono da marciapiede che scende dalla graticcia. Il montaggio è fondato sulla recitazione, sui sentimenti di pancia, sui primi piani. Se qualcosa è restato del teatro greco, è il ruolo di coro/narratore dell'avvocato Alfieri, che introduce fatti già successi. E tutto è un enorme flashback. Per la famiglia Carbone ho pensato a mobili-fantasma sotto un cavalcavia, col rumore della metropolitana, costruendo un film di movimenti in bianco e nero visto a teatro, con motivi made in Usa anni 50 e echi di bande del sud. Niente di vecchio e datato".

Con la sua comunità lei conosce le ribalte. E la società, la politica d'adesso?
"Con i ministri della destra al governo, noi non sappiamo quale sarà l'indirizzo che in questo nuovo momento storico verrà preso nei riguardi della cultura e del teatro. I governi passano, il teatro esiste a prescindere".

Massimo Popolizio e Valentina Sperlì 

Torniamo alla passione per una parente ragazzina. Una piaga domestica che non scompare.
"Non si tratta dell'attrazione per una minorenne: a teatro m'è già capitato con Lolita da Nabokov con Ronconi, e con Blackbird di Harrower. Nel testo di Miller l'avvocato mi raccomanda di smetterla, con mia nipote, e invece l'accanimento non conosce freni. Sono un eroe malato e tragico, pronto a baciare in bocca il partner di Caterina per dimostrarle che è omosessuale, e purtroppo mia nipote, un'adolescente un po' gatta morta a piedi nudi, ha comprensione e quasi ammirazione per me, mi chiede il permesso di fare le cose, e al suo Rodolfo dice 'Abbracciami forte, fammi dimenticare quello che provo per Eddie'".

Quale sente essere la sua responsabilità di attore?
"A differenza di ciò che i media fanno, amplificando le cose per venderle, noi ci dobbiamo guardare dalla retorica, e la nostra forza è in quello che succede nel lavoro dal vivo in sala. Col cellulare posso mandare falsi applausi su Instagram, ma la verità è nei valori che io trasmetto al pubblico davanti a me".

In cinema l'abbiamo visto in Siccità di Virzì, Leonora addio di Taviani, War: La guerra desiderata di Zanasi. A teatro collaborerà ancora con Orsini. Essere trasversali rende?
"Io metterò in scena con slancio per Umberto e per Franco Branciaroli I ragazzi irresistibili di Neil Simon, un teatro nel teatro in America, ancora New York. Fra palco e schermo c'è complementarietà. Facendo il cinema capisco di più il teatro, ed è falso che chi recita dal vivo non passi bene nello spettacolo da vedersi. Servillo, Favino e Zingaretti vengono dal teatro".