È così fluttuante, il mondo della 38ma edizione del Romaeuropa Festival 2023 in programma dal 6 settembre al 19 novembre con 90 spettacoli, 300 repliche e oltre 500 artisti provenienti da 34 paesi, che i contenuti illustrati dal direttore artistico Fabrizio Grifasi rispondono davvero a una cartografia del presente, a una mappatura delle arti, a un atlante delle discipline, a una geografia dei linguaggi e delle estetiche.Tutte le notizie sono state annunciate in un focus di orientamenti, nomi e titoli emerso a Roma nella Residenza dell'ospitante Ambasciata di Spagna. Ne è uscita fuori una cartografia internazionale ricca di confronti tra culture, sguardi ed energie, con costruttivi raffronti tra differenze di pensieri, corpi, strumenti e virtualità. E in pratica sono gli stessi appuntamenti a segnare un certo numero di rotte fra Occidente e Oriente, tra passato, presente e futuro, tra sinergie di artisti nomadi, e filoni di sapere connaturati in più popoli. Proprio all'insegna di visioni creativamente fluttuanti, con il Romaeuropa che diventa un hub cosmopolita, le anticipazioni del direttore Grifasi hanno il senso di un itinerario oltre ogni confine, oltre ogni moda corrente, oltre ogni deriva costituita.
La geopolitica del REF23 apre i battenti il 6-7 settembre nella Cavea dell'Auditorium (uno dei 13 spazi della capitale utilizzati dal Festival) con Ukiyo-e, prima coreografia firmata da Sidi Larbi Cherkaoui per il Ballet du Grand Théâtre de Genève di cui è attualmente direttore, ispirandosi al senso di impermanenza incarnato nell'omonimo movimento culturale giapponese sviluppatosi nel periodo Edo: il coreografo, tra i nomi del percorso dedicato alle Fiandre, interseca composizioni contemporanee con i suoni della tradizione interpretati da maestro Shogo Yoshii, raccontando, tra danza e musica, la capacità di cogliere la bellezza anche in momenti di crisi.
Subito dopo, sempre col sostegno di Van Cleef & Arpels come per l'inaugurazione, eccoci a Anne Teresa De Keersmaeker, icona della danza e di REF (a trent'anni dal suo primo avvento, nel 1993, al Festival), con la sua ultima produzione Creation 23. Seguirà la leggendaria musica techno di Detroit di Jeff Mills. Spostandoci all'Argentina, c'è accoglienza per la cultura e musica ucraina del quartetto DakhaBrakha originario di Kiev, e anche per la regista Susanne Kennedy insieme a Markus Selg che hanno in serbo lo schermo drammaturgico di Angela (a strange loop), riflesso su quotidianità, malattia, guarigione, invecchiamento e morte.
Una delle pioniere della danza hip hop in Francia, Bintou Dembélé, proporrà Rite de passage- Solo II, scavando nella memoria del corpo di Michel Meech Onomo. Il regista Ivo van Hove dirige Isabelle Huppert ne Lo zoo di vetro di Tennessee Williams. Si rende omaggio a Peter Brook, a un anno dalla sua scomparsa, rivisitando il suo allestimento shakespeariano concepito con Marie Hélène Estienne, Tempest Project. Altro riferimento alla cultura indiana, Jungle Book Reimaged, è l'impresa di danza della Akram Khan Company, da Kipling, destinato alla magia.
È un esperimento di danza cibernetica, Unbearable Darkness che con il Butoh realizza Choy Ka Fai, da questo genere dominante nel Giappone post-bellico. Al teatro musicale greco fa riferimento The Bacchae di Elli Papakonstantinou, lavoro performativo di ricerca. Ancora all'Argentina è prevista Antigone in Amazzonia di Milo Rau con NTGent: tragedia greca e performers dell'Amazzonia. Di nuovo NTGent, con Bangura e Isatu, per Great Apes of the West Coast, stavolta al Mattatoio. Per la danza ci saranno una foresta e una polifonia, Diana, Even di Kat Valastur e del gruppo greco femminile Pleaides. Sempre danza con Boris Charmatz, direttore del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, e col suo Somnole. Musica contemporane e voce con un'esecuzione teatrale di Massimo Popolizio e col PMCE Parco della Musica Ensemble, per L'imbalsamatore - Monodramma giocoso da camera di Tonino Battistella. Solo danza in C la vie e la tradizione africana con le commistioni di Serge Aimè Coulibaly. È teatro l'opera buffa Livietta e Tracollo di Pergolesi con Dario Bassolino. Ma per la musica c'è pure Caterina Barbieri in Spirit Exit, e per la danza c'è anche Lemi Ponifasio in Jerusalem.
Ci state sempre seguendo? L'elenco è da perdere la testa. Troviamo per la danza Francesca Pennini e il CollettivO CineticO con Abracadabra, VicoQuartoMazzini con La Ferocia, Forced Entertainment e Aldes in Tomorrow's parties, la danza di Igor & Moreno in Karrasekare, un omaggio a Nina Simone che è Nina ad opera di Muziektheater Transparent e Fanny & Alexander, e figura Fabiana Iacozzilli con la sua Trilogia del Vento col debutto de Il grande vuoto, e per la danza ecco Yarin di Andrés Marin & Jon Maya, e ancora per la danza Mellowing di Christos Papadopulos, e Ascanio Celestini con L'asino e il bue. Difficile avere ordine, nel mare di notizie. Nel Finale spuntano la danza nigeriana di Qudus Onikeku, la musica di Ballaké Sissoko, Lorenzo Bianchi Hoesch, e ancora il desert blues di Bombino, e la world music di Fatoumata Diawara.
Ovviamente ci sono le preziose sezioni: Line Up a cura di Giulia Di Giovanni e Matteo Antonaci, Digital Live a cura di Federica Patti, Anni Luce a cura di Maura Teofili, Dancing Days a cura di Francesca Manica, Kids a cura di Stefania Lo Giudice, e la nuova Ghost Track condotta da Gioia Salvatori.