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'L'altro', un 'opera per don Pino Puglisi: anche dal dramma può nascere la bellezza

Dal 22 giugno al Teatro Massimo di Palermo il lavoro realizzato da Gery Palazzotto
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Facile andare in scena con Traviata o Tosca. Il Teatro Massimo lo fa da un buon secolo abbondante. Come tutti gli altri enti lirici, del resto. Ma se un teatro è vivo, e non è una bacheca nel cuore di un centro storico, allora pulsa con la sua città. Ne cattura i pregi, la bellezza, ma anche tutto il brutto e il male che lo circonda. Magari per metabolizzarlo. E trasformarlo, talvolta, in bellezza, in arte. Perfino il dramma della mafia e del malaffare può diventare altro. Perché questo, anche questo, fa il teatro lirico più grande d’Italia, il terzo d’Europa, da qualche anno a questa parte. È stata la vera, grande innovazione del Massimo di Palermo, sotto le sovrintendenze di Francesco Giambrone, prima, del maestro Marco Betta, oggi.

Raccontare, in parole e musica, anche “liricamente”, la tragedia che un tempo era marchio indelebile di quella terra martoriata e gloriosa, fatta di vittime, carnefici ma anche di …

Facile andare in scena con Traviata o Tosca. Il Teatro Massimo lo fa da un buon secolo abbondante. Come tutti gli altri enti lirici, del resto. Ma se un teatro è vivo, e non è una bacheca nel cuore di un centro storico, allora pulsa con la sua città. Ne cattura i pregi, la bellezza, ma anche tutto il brutto e il male che lo circonda. Magari per metabolizzarlo. E trasformarlo, talvolta, in bellezza, in arte. Perfino il dramma della mafia e del malaffare può diventare altro. Perché questo, anche questo, fa il teatro lirico più grande d’Italia, il terzo d’Europa, da qualche anno a questa parte. È stata la vera, grande innovazione del Massimo di Palermo, sotto le sovrintendenze di Francesco Giambrone, prima, del maestro Marco Betta, oggi.

Raccontare, in parole e musica, anche “liricamente”, la tragedia che un tempo era marchio indelebile di quella terra martoriata e gloriosa, fatta di vittime, carnefici ma anche di eroi antimafia. Vittima eccellente certamente è stato don Pino Puglisi, del quale a settembre ricorrono i trent’anni dalla morte, per mano dei sicari dei fratelli Graviano nel quartiere di Brancaccio occupato militarmente da Cosa nostra. Tre mesi dopo la storica scomunica di Giovanni Paolo II all’indirizzo dei mafiosi: “Convertitevi”. Era il 9 maggio 1993, nella Valle dei Templi. Il sacerdote viene assassinato il 15 giugno 1993, nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno. Sacrificio non vano, alla luce di quel che è successo negli anni a seguire, ma certamente meno commemorato rispetto ad altri. In sua memoria si è mobilitata la Chiesa, Puglisi viene beatificato il 25 maggio del 2013.

Si intitola L’altro e andrà in scena il 22 giugno, sul palco del Teatro Massimo, l’opera inedita scritta da Gery Palazzotto che racconta una città e una Sicilia, come sempre, “sciascianamente” paradigmatica dei nostri tempi. La dimostrazione che una nuova forma di opera moderna è possibile. Laddove la parola, la musica, la danza si mescolano con le animazioni digitali per raccontare la memoria che si cela nell’attualità e al contempo la realtà che tende a oscurare il ricordo. E di realtà da osservare e raccontare il Teatro Massimo se ne intende: negli anni scorsi aveva dedicato altre due opere agli eccidi di Capaci e Via D’Amelio, a firma dello stesso giornalista e scrittore Palazzotto.

L’altro segna il completamento della trilogia, ulteriore passo verso una nuova concezione di opera che guarda al “qui e adesso”. E che ruota attorno al multimediale: un sistema tecnologico proietta ologrammi in cui i protagonisti si sdoppiano. Del resto, è in un teatro che ha fatto della multimedialità (a partire dall’era Covid) il suo brend. Ottanta giovani orchestrali, trenta coriste (il più “anziano” ha 26 anni, la più giovane 16) diretti da Michele De Luca. Una narrazione che catturerà lo spettatore. Sul palcoscenico s’intrecciano i fili di tutti i linguaggi dell’opera: la musica originale composta da Fabio Lannino e Mauro Visconti (nuovo direttore del Conservatorio di Palermo), la recitazione di Gigi Borruso, le coreografie di Gaetano La Mantia per i danzatori del corpo di ballo Alessandro Cascioli e Yuriko Nishihara, un vero set cinematografico allestito nel retropalco.

La scommessa del Teatro Massimo è quella di fare un’opera simbolicamente cruciale in Sicilia, in cui i giovani sono il valore aggiunto. Il ministro Sangiuliano ha più volte parlato dell’importanza dei giovani nel mondo della cultura. Potrebbe segnarsi luogo e data. Palermo, 22 giugno.