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Pippo Delbono, torna con “Di notte” spettacolo per pochi. “È tempo di ricominciare da dove non c’è certezza”

L’artista sarà martedì 25 a Piana Crixia con un’anteprima per soli 45 spettatori. E racconta: “Ora lavare i piatti, stirare, pulire mi dà felicità”
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Pippo Delbono, artista gentile, genio di compagnie erranti, affabulatore della ricerca, nome di richiamo nei teatri di tutto il mondo, ne ha sempre una per stupirci. Martedì 25, nel silenzio e nel buio sotto il cielo stellato, in un giardino con abeti, noccioli e querce del B&B Langhe di Liguria a Piana Crixia in provincia di Savona, avrà in serbo per 40-45 persone amiche la prova aperta di Di notte, anteprima d’una possibile vicenda scenica basata su sue poesie. Capienza già esaurita. Organizzazione (e spinta) del titolare della struttura, Guido, concittadino del protagonista, nato a Varazze come lui.


Pippo Delbono, questo imminente Di notte sembra un po’ rifarsi a un’altra sua impresa solitaria di anni fa, Racconti di giugno, ora quale sarà la materia prima?
“Ho accumulato una serie di mie poesie inedite, scritte nell’arco degli ultimi tre-quattro mesi. Sono pagine differenti da quelle emerse qua e là nel mio repertorio. Non so se ne farò uno spettacolo compiuto. Forse ne verrà fuori un libro. Nella scrittura mi rispecchio molto. Sono circa una sessantina di pezzi. Brevi a volte come un haiku, o composti di due frasi, di tre, quando non spunta la lunghezza d’un racconto. C’è dentro l’amore, la solitudine, l’ironia e, sì, anche un’autobiografia ma resa in modo trasversale, senza echi di gioie e dolori ricorrenti. Scatta pure un aspetto surreale, perché parlo di animali, di colori”.


Qual è il suo colore preferito?
“Io amo il blu, sono nato davanti al mare, e il blu me lo porto nella carne”.
 

Una delle sue poesie brevi?
“Sono rapito dal verde e giallo di Roma, e dal nero della notte”
 

Gli assenti all’appuntamento di martedì a base di versi e musiche si potranno rifare con una pubblicazione, come avvenuto per Racconti di giugno?
“Credo proprio di sì. L’altro giorno ho risfogliato ancora il libro di Racconti di giugno, e mi sono sorpreso ed emozionato del viaggio nei generi e nei linguaggi che facevo, con cui sono stato un globe trotter sulle scene d’ogni continente, dalla Terra del Fuoco al Giappone, alla Russia, all’Oltremanica, in certi casi con l’interprete simultaneo”.
 

Ma lei è abituato a fare tournée internazionali anche coi suoi spettacoli più gremiti, no?
“Sì, a giugno, reduce da Shangai dove La gioia è stato premiato come il miglior spettacolo degli ultimi 14 anni, ho fatto tappa a Timisoara in Romania, e con Amore nella slovena Maribor, e a Sofia. In futuro m’aspetta la Danimarca, la Francia, i giri italiani. Poi nel 2024 metterò a segno qui da noi il mio nuovo lavoro”.
 

Lei aveva fatto cenno all’ipotesi d’aver trovato un successore di Bobò, purtroppo scomparso, suo attore di straordinario riferimento…
“Avevo parlato troppo presto. Bobò era un immenso talento irripetibile, non c’è nessuno che lo possa riprodurre. Io farò un film su di lui, forse intitolato Bobò l’angelo che mi ha salvato la vita, con registrazioni bellissime dei suoi spettacoli con me, un repertorio che ho ripassato tutto. Anche durante le prove era perfetto, al mio fianco o da solo. Io mi sentivo un eletto, vicino a lui, mi ha insegnato tantissime cose: nella rivisitazione di Aspettando Godot ci dovevamo togliere le scarpe, ma lui non se le tolse, e aveva ragione… era un analfabeta che sapeva. A coprodurre il film su di lui dovrebbero partecipare la Rai, Cinecittà, e teatri francesi e svizzeri".

A giugno lei ha compiuto 64 tonici anni. Che rapporto ha col tempo?
"Non me ne accorgo. Ho avuto anni di enormi sofferenze, anni di Covid, ma penso che in definitiva tutto scorra, e che si cammini come pellegrini fino a un risveglio”.

Cos’è la spiritualità per lei?
"Il Buddismo m’ha insegnato a non avere paura da tanti anni, mi chiede sempre una verità anche difficile, non esistono i miracoli ma le lotte dure, che porteranno a dei benefici”.

Sua madre, che non c’è più, è stata un grosso motivo d’amore. Ora che memoria, che pensiero ne conserva?
"I morti te li porti con te. E’ un tema pieno d’angoscia. Per affetto, io mi contengo, mi proteggo”.


Cosa le resta d’importante, delle sue esperienze artistiche d’attore per gli altri, nel cinema?
"Ho all’attivo, credo, una trentina di film. Hanno contato Amore di Luca Guadagnino con Tilda Swinton, il cinema di Greenaway, di Amos Gitai, però do importanza anche a film con registi sconosciuti ma speciali, come La corsa de L’Ora di Antonio Bellia sul giornale di Palermo”

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Tornando a Di notte, a questo incontro di martedì 25 con un ristretto pubblico, che c’è ora nella sua vita e nella sua professione?
“Ho avuto 2000 persone a sera, e volevo fare una cosa piccola. Ora mi riservo gesti più concentrati, più frugali. Ho soddisfazione a lavare i piatti, a stirare i vestiti, a pulire: ne ricavo felicità. L’altro giorno ho fatto una pasta all’olio che m’è sembrata eccezionale. Che momento è? Forse è il momento di ricominciare da dove non c’è certezza, avrebbe detto Pasolini”.


 

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