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‘Trilogia della città di K.’, il ritratto doloroso di Ágota Kristóf

(c)Masiar Pasquali 
L’intera opera, tratta dal grande successo editoriale degli anni Novanta, in scena al Piccolo di Milano fino al 21 dicembre
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Il teatro ruba spesso alla letteratura, talvolta con effetti mortali. Invece per i Fanny e Alexander, sigla nota e amata della scena contemporanea italiana, è un lavoro serio, fatale, fin dai tempi del giovanile Alice da Lewis Carroll, a Ada, cronaca familiare da Nabokov, o al progetto su Il mago di Oz.

(c)Masiar Pasquali 

Ora, spinti dalla volontà e determinazione di una brava attrice come Federica Fracassi e grazie al Piccolo di Milano che ne ha colto la potenzialità, hanno affrontato una avventura interessante e complessa, per di più su un best seller che raccoglie schiere di inossidabili fan, con la prima messa in scena italiana della intera Trilogia della città di K. di Ágota Kristóf, grande successo editoriale degli anni Novanta: tre romanzi sulle vicende di due gemelli, Lucas e Claus, la loro nonna atroce, la miseria, la guerra, l’avvilimento... tutto lungo traiettorie divergenti che ne fanno insieme un racconto di formazione, un thriller visionario, un’autobiografia, una storia del Novecento.…

Masiar Pasquali 

E infatti lo spettacolo dei Fanny - Luigi De Angelis alla regia, Chiara Lagani all’adattamento, perfetto, del testo – costruisce, nello spazio a pianta centrale del Teatro Studio dove ogni sera è accolto da applausi convinti e dove resterà fino al 21, una macchina scenica volutamente ambigua, un eterogeneo mosaico di teatro, cinema, dialoghi e voci interiori, molto congeniale alle presenze e assenze, ai viaggi reali e mentali del diabolico romanzo.

(c)Masiar Pasquali 

Si parte dal primo libro, con una trentina di schermi che salgono e scendono dall’alto, e compongono con suggestione quel labirinto di luoghi e persone (e c’è un cast solo per lo schermo: Anna Coppola, Fausto Cabra, Renato Sarti, Giovanni Franzoni per citarne alcuni…..) che è il primo capitolo della trilogia, in parte narrato dalla stessa Ágota Kristóf, cioè Federica Fracassi mimetizzata nella scrittrice ungherese mentre crea la storia davanti al pubblico.

Masiar Pasquali 

Più teatrale, antinaturalista è la rappresentazione del secondo libro dedicato alla vita di Lucas e ai suoi itinerari mentali (e qui lo spettacolo con evidenza cita Dogville di Lars von Trier), per chiudere nell’ultima parte, con il ritorno di Claus, quella dove più la storia resta sospesa tra realtà e irrealtà, e lo spettacolo tra cinema e teatro. Gli attori, sono tenuti lontani da verità psicologiche; azioni, gesti, vocalità paiono parte di una geometria prefissata, e sono perfetti così.

(c)Masiar Pasquali 

Federica Fracassi, Andrea Argentieri, Consuelo Battiston, Alessandro Berti, Lorenzo Gleijeses fanno un lavoro teso, pulito e restituiscono il ritratto doloroso, estremo della condizione umana che vibra nell’universo Ágota Kristóf.

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